15/05/07

WiMax alla rincorsa per l'Italia

Si avvicina l'arrivo del WiMax, promessa di banda larga wireless realizzata ovunque in Europa fuorché in Italia. Il 19 maggio c'è stata infatti la delibera dell'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), con la quale sono state fissate le regole per l'asta WiMax (in estate). Si chiarisce inoltre il quadro delle frequenze disponibili, in Italia, per gli operatori che vogliono offrire WiMax (il range è 3,4-3,6 GHz, come da indicazioni europee).

È partita insomma la volata finale nella corsa che porterà i servizi WiMax al pubblico (nel 2008, se la tabella di marcia non avrà altri intoppi). Il rischio di inciampare a un passo dal traguardo c'è ed è ancora forte; soprattutto, ci sono dubbi sia sulla qualità finale del servizio, in Italia, sia sugli spazi di mercato che potrà avere questa tecnologia, visto che arriverà in forte ritardo da noi.

 

Per cominciare, ha suscitato le proteste di alcuni piccoli provider (ma l'applauso da parte del produttore Alvarion) il regolamento d'asta di Agcom. È stato deciso che le licenze saranno tre, per ciascuna area in cui il Ministero delle Comunicazioni dividerà l'Italia per il bando. Due lotti di licenze saranno relativi a macro-aree (da due a quattro regioni accorpate) e quindi saranno facile preda dei grandi operatori (dotati di un maggiore budget, adatto a offerte su un vasto territorio). Per i "nuovi entranti", però, come li definisce Agcom nella delibera, ha riservato il terzo lotto. Primo, perché sarà su aree regionali. Secondo, perché sono escluse dalle offerte per la terza licenza gli operatori già dotati di frequenze per servizi di banda larga wireless. Il che taglia fuori Telecom, Wind, Vodafone e 3, ma non Fastweb e BT, che pure sono grandi operatori; ma forse ulteriori dettagli della delibera, che saranno pubblicati a breve sul sito, chiariranno come il terzo lotto sia riservato davvero ai piccoli operatori. Si spera di coinvolgerli nelle aste WiMax, perché è da loro che potrebbe venire il maggiore impeto di rinnovamento nel panorama banda larga italiano e il maggiore impegno nelle aree del digital divide.

Agcom, del resto, è consapevole di un rischio: che i grandi operatori acquistino le licenze WiMax e poi non le utilizzino per servizi al pubblico; e che agiscano così solo per bloccare il mercato ed eliminare una potenziale tecnologia concorrente all'Adsl o all'Umts. Ecco perché Agcom ha fissato, nella delibera, l'obbligo per i licenziatari a coprire almeno il 30 per cento del territorio assegnato e a offrire il servizio entro 30 mesi. Pena, la revoca della licenza. Resta da vedere se sarà sufficiente a scoraggiare eventuali mire protezionistiche.

Il problema più grave viene in realtà da un altro fronte: le frequenze. Ogni licenza avrà 21 + 21 GHz (cioè 42 GHz divisi con tecnica Fdd, Frequency division duplex), che sono una buona quantità per sfruttare al massimo le capacità di banda del WiMax. Peccato che da noi circa metà di queste frequenze (come riconosciuto dal Ministero delle Comunicazioni) è sporco, cioè soggetto almeno in parte alle interferenze dei radar del Ministero della Difesa. Il passaggio delle frequenze dalla Difesa alle Comunicazioni, quindi, non è stato ancora ultimato ed è improbabile, ormai, che lo sia per il giorno dell'asta. Il tutto minaccia la qualità del WiMax, nelle regioni dove le frequenze sono sporche (Lazio e Lombardia, tra le altre). Interferenze significano infatti cattivo segnale, debole connessione; la speranza, però, è che il problema sia minimizzato dai software integrati negli apparati wireless. Le nuove versioni hanno rimedi ("workaround") sempre più sofisticati per tenere in piedi la connessione anche in presenza di canali sporchi da interferenze.

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15/02/07

Adsl, i provider affilano i listini

Sono settimane di rinnovo listini per i provider, che così cercano di riprendere il filo della concorrenza con i grandi operatori. Vira, Ngi e Woow hanno varato sconti, cambiato le velocità di picco. Stanno cercando di tornare aggressivi, dopo che il passaggio di massa dell'Adsl base verso i 2 Megabit aveva scombussolato lo scenario rendendo più difficile per gli operatori minori differenziarsi.

Vira ha eliminato i tagli a 640 Kbps e ha varato offerte fino a 12 Mbps (per le aziende). Tutte le precedenti sono state eliminate e ora le nuove sono divise in profili Light e Fast. Si distingue Adsl Fast 2 grazie ai 512 Kbps in upload. Costa 40,99 euro al mese e ha 2 Megabit al secondo, con 96 Kbps garantiti. Soffre il confronto, certo, con le offerte che Wind e Libero rivolgono agli utenti coperti da rete unbundling. Ma ancora solo la metà della popolazione ne è raggiunta.

Ngi ha ridotto i prezzi e tenuto alta la banda garantita, che è il suo modo migliore con cui si distingue dai grandi operatori. Per esempio, garantisce 200 Kbps nella 2/0,256 Kbps, che costa 33,60 euro al mese. Quasi il doppio rispetto ad Alice Flat, che ha pari velocità di picco ma nessuna banda garantita. I piccoli, inoltre, di solito si distinguono anche grazie a un call center di qualità, dotato di addetti molto esperti.

Wooow ha invece una strategia opposta: non teme la guerra dei prezzi. Forte dell'appartenere a uno dei principali gruppi telefonici italiani (Eutelia), ha scontato e rivisto le offerte dual play (Adsl + VoIP). Ora ci sono due profili, Libera Tutti no Limits e Libera Tutti Formula Zero. Entrambe a 2/0,256, ma la prima costa 27,80 euro al mese e la seconda 20,80. 29 euro di attivazione. La differenza è che nella prima ci sono illimitate chiamate gratuite a numeri fissi nazionali. Nella seconda si paga lo scatto alla risposta (15 cent), dopo il quale il resto della chiamata è gratis. Incluso nel canone, il comodato d'uso del router. 

La concorrenza potrebbe diventare più varia e sfornare offerte più interessanti per gli utenti, nei prossimi mesi: il 22 febbraio è prevista la delibera Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) con la quale sarà obbligata Teleco a rivedere i prezzi all'ingrosso dell'Adsl. Sarà fatto in accordo con quelle che Agcom individuerà come le best practice europee.

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24/01/07

Rivoluzione verso la nuova Skype

Skype sta cambiando, "va verso la maturità diventando una normale telco, ha messo da parte la temerarietà distruttiva, con cui mirava solo a conquistare più utenti possibili", spiega Lars Godell, analista di Forrester Research. Ne è la prova quanto è stato annunciato in questi giorni, chiari segni di una svolta: l'arrivo di una scatto alla risposta per SkypeOut e l'annuncio di SkypePro, la prima flat a cui anche gli utenti italiani possono abbonarsi. Skypebig1195ff31183a4bc3a5aef835dd06a1a1

Lo scatto alla risposta è di 4,5 cent e si applica su tutte le chiamate. Non cambia la tariffa global rate (quella verso i numeri fissi delle principali destinazioni mondiali e alcuni numeri mobili), restando a 1,95 cent (Iva inclusa). In sostanza, quindi, sommandosi lo scatto alla risposta, cresce il costo verso i principali Paesi. La brutta notizia è mitigata da due cose. Primo, l'entrata di altri Paesi nella global rate (verso i quali prima le chiamate costavano fino al 65 per cento in più), cioè Ungheria, Repubblica Ceca, Malaysia, Hawaai, Alaska, Israele. Secondo, l'annuncio di SkypePro, che arriverà "nelle prossime settimane" (dice l'ufficio stampa Skype) e sarà una flat che include, in 2 euro al mese (5 euro per i primi tre mesi) illimitate chiamate domestiche a zero cent (si paga solo lo scatto alla risposta). Il tutto vale all'interno di un numero limitato di Paesi: Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Corea del Sud, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Greia, HOng Kong, Irlanda, Italia, GIappone, Gran Bretagna, Lussemburgo, Olanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Slovenia, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera e Taiwan. In Europa è solo verso i numeri fissi nazionali; altrove è anche verso i numeri mobili. Si noti quindi che non sono incluse le chiamate tra Paese e Paese.

Gli utenti SKypePro avranno inoltre la segreteria gratis, uno sconto di 30 euro su Skypein (laddove è applicabile- non ci sono per esempio numeri Skype per l'Italia), due avatar e suonerie gratuite. In più, sconti non precisati sull'acquisto di hardware Skype.

SkypePro non ha offerte analoghe tra quelle accessibili all'utenza italiana, le quali sono tutte flat senza scatto e con canone molto più alto. Voipbuster, dell'azienda tedesca Betamax, ha però giurato guerra a Skype, rinfacciandole in una campagna sul sito i rincari e ha annunciato Voipbusterpro. Una tariffa che in un euro al mese includerà chiamate domestiche e non; ma arriverà a breve e ulteriori dettagli non sono stati comunicati. Di recente, inoltre, Voipbuster ha lanciato il servizio di Sms a 5 cent l'uno (battendo i 9 cent di Skype).

"Da parte di Skype è stata una mossa astuta", commenta Mark Main, dell'osservatorio inglese Ovum. Mossa inevitabile, del resto, perché "Skype non è riuscita finora a capitalizzare la propria grande base utenti: i registrati sono 135 milioni, ma a usare SkypeOut sono solo in 2,7 milioni. A fare solo chiamate gratis è di conseguenza una maggioranza troppo vasta, che tende ad allargarsi inevitabilmente man mano che cresce la base utenti. Ne risulta che, per mantenere in piedi il sistema e il modello di business (chiamate on-net gratis ed entrate derivanti quasi esclusivamente da SkypeOut) era necessario un ritocco delle tariffe. Anche per continuare ad avere risorse per proseguire lo sviluppo del software e l'aggiunta di altri servizi (di recente, la videochiamata). Al tutto si aggiunge che "la performance finanziaria di Skype è stata peggiore di quanto eBay, che l'ha acquistata, si aspettasse", continua Godell. Lo scatto alla risposta serve a fare quadrare i conti. Spiega Godell:  "Skype deve pagare un costo di set-up della chiamata ai propri forintori. Se finora non l'ha ribaltato ai clienti è solo in virtù di una strategia mirata alla crescita pura dei clienti. Ma ora è passata a una fase di maggiore maturità busienss e si deve comportare come le altre telco". Skypepro serve invece a convertire utenti in clienti paganti; c'è comunque anche in questo caso un occhio puntato sui conti: "l'uso di uno scatto alla risposta nella flat- dice Main- serve per accrescere la redditività, perché la maggior parte degli utenti non tiene conto del numero di chiamate fatte".   

È vero che adesso i prezzi al consumo Skype perdono competitività e che già ci sono inseguitori più economici (Jajah e, in Italia, Skypho, Messagenet e altri). Skype però, come detto sopra, ha meditato attentamente questa mossa. Resta competitiva perché può contare su quella stessa enorme base di utenti che l'ha costretta al rincaro delle tariffe (due facce della stessa medaglia). È un circolo virtuoso: la gente è invogliata a stare con Skype perché può telefonare gratis alla più vasta comunità VoIP al mondo; quindi può essere spinta a scegliere Skype anche per le chiamate a numeri a pagamento, per la comodità di usare una stessa applicazione per tutte le telefonate; e magari perché ormai ha una segreteria, un numero Skypein, credito prepagato e forse persino hardware Skype compatibile. Skype si può permettere i rincari senza rischiare troppo. Del resto, la differenza rispetto ai concorrenti è minima. Una chiamata di un'ora con Skype verso l'Australia costa appena 10 cent in più di quella fatta con il concorrente più economico. Il vero problema sono le chiamate ai cellulari italiani, carissime ancora con Skype (28,8 cent al minuto, e ora si è aggiunto pure lo scatto). Per quelle, può valere la pena di passare da un altro operatore VoIP italiano, quando non si ha convenienza a telefonare tramite una sim mobile.

La flat di Skype, inoltre, è meno conveniente di quella di operatori che non applicano lo scatto se l'utente fa davvero molte chiamate (più di 150 chiamate circa al mese).

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21/12/06

Coprire i buchi della banda larga: dal 2007 si fa sul serio

Due notizie di questi giorni ci dicono che dal 2007 il Governo darà battaglia sul serio per sconfiggere il digital divide e diffondere la banda larga ovunque. Prima notizia: è nato ieri, con decreto del Consiglio dei Ministri, il "Comitato per la diffusione della banda larga sul territorio nazionale". Obiettivo: copertura del 100 per cento della popolazione entro il 2011 (dall'attuale 87 per cento).

Seconda notizia: da questo mese, il Ministero della Difesa e quello delle Comunicazioni hanno cominciato a mettersi d'accordo per il passaggio delle frequenze deputate al WiMax. Ora sono vicini a un'intesa e il Ministero delle Comuincazioni conta di fare il bando per l'inizio dell'anno prossimo. Stima ottimistica- forse toccherà aspettare l'estate- però almeno adesso si ha la certezza (o quasi) che entro il 2007 il WiMax avrà luce anche in Italia. Con 3-4 anni di ritardo rispetto al resto d'Europa.

Le due notizie sono collegate perché il WiMax, nella versione che ha già avuto esordio commerciale nel resto d'Europa (la 802.16d), serve soprattutto per portare la banda larga nelle zone non raggiunte da Adsl. È così in Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna (per esempio), con offerte simmetriche fino a 4 Mbps e prezzi simil-Adsl (da 10 a 60 euro al mese), con flat VoIP in bundle.

È WiMax da postazione fissa, per accessi da casa o dall'ufficio; per questi scopi, vanno bene le frequenze designate, cioè 3,4-3,6 GHz, che in Italia sono ancora in mano al Ministero della Difesa. Il quale si sta ora mettendo d'accordo sull'ammontare del rimborso che gli spetta dal Ministero delle Comunicazioni. L'Autorità Garante delle Comunicazioni, però, già da novembre ha aperto la consultazione pubblica attraverso la quale deciderà i criteri per le aste WiMax, che assegneranno le licenze agli operatori. In Germania si è appena conclusa, questa settimana, l'ennesima asta di assegnazione; è la prima lì ad avere una rilevante copertura territoriale. In Francia, in Germania e in Gran Bretagna, infatti, si sta delineando la tendenza a offrire il WiMax anche là dove c'è l'Adsl; in concorrenza con i tradizionali operatori broadband. Il che è un bene per i consumatori, perché spinge i prezzi in basso e diversifica le offerte.

È chiaro che laddove l'Adsl manca, il WiMax giunge ancora più opportuno, per sanare le situazioni di digital divide di cui soffrono aziende, utenti, pubbliche amministrazioni. Per coprire il 100 per cento della popolazione, come da obiettivi del Governo, è inevitabile usare anche tecnologie wireless, dove non convenga posare la fibra o installare Dslam Adsl. Il WiFi, l'Hiperlan già sono usati a questo scopo; il WiMax però offre migliori garanzie di qualità ed è più congeniale per utenti esigenti e imprese.    

Il neo Comitato servirà a coordinare (come "cabina di regia") le varie iniziative e progetti con cui già le pubbliche amministrazioni, gli operatori e soggetti come Sviluppo Italia-Infratel stanno andando a colmare il digital divide. Il Comitato avrà quindi il duplice compito di intesificare i lavori e di fornire una regia che finora è mancata nella selva di iniziative disparate e indipendenti le une dalle altre, frutto della libera iniziativa di soggetti pubblici o privati. Il pericolo, nel caos dei progetti, è di sprecare risorse e di allontare l'obiettivo della copertura totale; per esempio, senza una regia, si rischia di  avere più progetti anti digital divide in una stezza zona, sovrapposti; e di lasciarne sguarnita un'altra. 

Il Comitato è formato dai ministri delle Comunicazioni, degli Affari regionali, delle Riforme e delle Innovazioni nella Pubblica amministrazione. Collaborerà un pool tecnico presieduto da Paola Manacorda, ex commissario dell'Autorità Garante delle Comunicazioni. Compito del pool è di ottimizzare gli interventi e le risorse pubbliche stanziabili a questo scopo, "pari a 1 miliardo e 100 milioni di euro, secondo un primo censimento, per oltre due terzi disponibili su scala locale", ha dichiarato Paolo Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni.   

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16/12/06

Gli operatori virtuali? Nel 2007

L'ha promesso la nostra Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom): il prossimo sarà l'anno in cui arriveranno i primi operatori mobili virtuali in Italia. Finalmente: siamo i soli in Europa a non averli. In realtà da quest'autunno c'è già una sorta di operatore virtuale: la Coop, che si è accordata a riguardo con Tim per vendere servizi mobili. Però non è un vero operatore virtuale (Mnvo, Mobile number virtual operator): è un rivenditore. A differenza dei veri Mnvo, non può vendere proprie Sim né decidere in libertà i prezzi. Anche 3 sembra prossima a stringere un accordo con una catena di grandi magazzini (il cui nome non è stato ancora ufficializzato); ma si resta sempre nell'ambito della rivendita. Secondo la stessa Agcom, non basta però la presenza dei rivenditori per dichiarare che sono arrivati i primi operatori virtuali in Italia. Solo questi ultimi, infatti, daranno una scossa al nostro mercato. Come? Altrove in Europa- dove mobili virtuali sono operatori fissi o aziende molto note in altri settori- sono serviti soprattutto per tagliare i prezzi al minuto e quelli degli Sms, svolgendo un ruolo simile a quello delle compagnie aeree low cost.

In Italia Agcom dubita che i virtuali svolgeranno questa funzione di ammazza prezzi. Forse limeranno un po' i prezzi degli Sms (all'estero sono in effetti meno cari), "ma non aspettiamoci grandi cose", spiega Enzo Saverese, consigliere Agcom. "Perché da noi- continua- già 3 Italia ha contribuito a fare una grossa concorrenza sui prezzi, con un ruolo inedito in Europa per un operatore reale". È proprio per questo motivo che Agcom ha definito abbastanza cocnorrenziale il mercato di telefonia fissa italiana (quando si trattava di valutarlo in vista della nuova regolamentazione richiesta dalla Commissione Europea). Un giudizio che finora ha chiuso le porte all'ingrosso dei virtuali: poiché il mercato è stato stimato abbastanza concorrenziale, Agcom ha deciso di non imporre agli operatori reali di accordarsi con i virtuali (come invece hanno fatto le Autorità in Francia e Spagna). I virtuali in Italia sarebbero potuti arrivare solo a fronte di liberi accordi commerciali...che però non ci sono stati. Alcuni operatori fissi (tra cui Tele2) hanno accusato Tim, Wind e Vodafone di fare cartello contro gli accordi, denunciandoli all'Antitrust, che si riserva di decidere a riguardo il 10 maggio 2007 (gli uffici dell'Antitrust, da una prima analisi, sono orientati a dare ragione ai fissi).

Adesso la situazione è diversa, però ed è per questo motivo che Agcom pensa che nel 2007 i virtuali arriveranno. "In Italia svolgerebbero infatti un ruolo particolare- aggiunge Saverese. Servono infatti per riequilibrare la situazione contorta della convergenza fisso-mobile". Operatori che hanno una rete mobile- Telecom Italia e Vodafone- stanno lanciando servizi convergenti: Unico e il numero fisso di Vodafone Casa. Entrambi vivono tra luce e ombra, adesso: Agcom ha permesso loro solo qualche mese di sperimentazione, che finirà a febbraio. Il problema è che questa convergenza non è replicabile da altri operatori di rete fissa privi di rete mobile. Lo sarà solo quando i fissi riusciranno a diventare virtuali e vendere così servizi convergenti: è lo scopo dichiarato di Tele2, Tiscali, Fastweb, Elitel, BT, tra gli altri.

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11/12/06

Il numero fisso Vodafone è sperimentale

Come previsto, il Ministero delle Comunicazioni la settimana scorsa ha dato un via libera sperimentale al servizio di numero fisso Vodafone. Potrà essere venduto per due mesi a un massimo di 15 mila utenti. Il Ministero e l'Autorità Garante delle Comunicazioni analizzeranno come si comporta servizio, nella fase sperimentale, per decidere poi il da farsi. Il punto è che è un servizio non previsto dalle norme, non regolamentato; il numero fisso Vodafone, frutto di una convergenza tecnologica e tariffaria con la rete mobile, nasce come pioniere in un terreno inesplorato.

La decisione del Ministero va quindi a sovrapporsi a quella del tribunale di Roma che a fine novembre ha dato ragione a Telecom Italia e ha bocciato l'offerta numero fisso di Vodafone. Il tribunale aveva detto che il servizio non era legittimo perché si muoveva in un terreno non regolamentato. E non poteva essere il tribunale a decidere seduta stante le nuove regole per il fisso-mobile. Adesso la decisione del Ministero fa chiarezza e dà un primo alone di legittimità al servizio Vodafone, che quindi potrà andare avanti, sebbene solo in via sperimentale. Il tutto non colpisce il servizio Vodafone Casa in generale (senza numero fisso), che potrà continuare a essere venduto normalmente.

È chiaro che è solo un assaggio di quello che verrà: il difficile sarà stabilire, prima o poi, le regole definitive per il fisso mobile. Per l'Agcom la sfida sarà regolamentare l'innovazione senza bloccarla e allo stesso tempo senza sbilanciare gli equilibri tra operatori fissi e mobili, che ormai combattono sempre più sullo stesso terreno.

UPDATE

Si apprende che la sperimentazione Vodafone non potrà riguardare la portabilità di numeri Telecom. Dovrà essere basata solo su numeri fissi Vodafone e non su quelli di altri operatori. È così perché continua a valere la decisione del tribunale secondo cui Telecom non è obbligata a dare la portabilità del numero da fisso a mobile. Sulla quale l'Autorità Garante delle Comunicazioni sta aprendo una consultazione di 60 giorni che coinvolgerà tutto gli operatori italiani, per poi fissare le regole eventuali. 

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04/12/06

VoIP su cellulare: la fretta e la prudenza

Quest'autunno ci sono stati due annunci che segnano passi di svolta nel rapporto tra telefonia mobile e VoIP. La prima guarda ora al secondo come un'opportunità e non solo più come una minaccia; ma ha in testa uno scopo: sfruttare la rivoluzione ingabbiandola, rendendola innocua.

I due esempi sono da una parte le mosse di Nokia, dichiarate a fine novembre nel Nokia World di Amsterdam. E, dall'altra, l'annuncio, a ottobre, delle X-Series di 3 Group.

Nokia ha lanciato per la prima volta un supporto ufficiale a servizi VoIP: quelli di Gizmo, che ora sono integrabili nel modello N80 Mobile Edition. Con Gizmo è possibile chiamare ovunque nel mondo a prezzi inferiori a quelli di Skype. Nelle X-Series, invece, sarà integrato Skype (in Italia da maggio). Si noti, quindi, per prima cosa che non è stato aggiunto un client VoIP universale, basato su Sip, che sarebbe stato possibile usare con tutti i provider VoIP standard. No: si è preferita una strada a binario chiuso. Inoltre, Gizmo è destinato a essere usato solo su WiFi, perché le normali tariffe Umts renderebbero troppo costoso lo scambio di pacchetti. A meno di non acquistare una flat, ma sono poche quelle a prezzi appetibili per il pubblico di massa. 3 rimedierà con le flat abbinabili a Skype, con due canoni da circa 1 euro al giorno o 20 euro al mese (i prezzi sono ancora da definire), che includono illimitate chiamate su Skype (si paga a parte SkypeOut, però). Anche qui c'è la logica del recinto, però, perché il VoIP sarà solo quello autorizzato da 3, cioè quello di Skype; e per ora le X-Series saranno solo su due modelli costosi, Sony Ericsson W950 e Nokia N73. CHe non hanno WiFi, quindi il VoIP possibile è solo via Umts. 3 ha dichiarato che intende creare un client java, per i servizi X-Series, adatto quindi a tutti i videofonini; ma comunque sarà supportato solo il VoIP di Skype e inoltre 3 non sembra intenzionata a presentare modelli WiFi.

Produttori e operatori hanno stretto quindi un'alleanza, pare, per spartirsi i vantaggi del VoIP con calma e impedendo alla rivoluzione di rompere le dighe del business. Prima lo facevano ostacolando l'arrivo di terminali WiFi in occidente; adesso questi ultimi sono tra noi, ma costano tanto e comunque nessuno ha un sistema operativo dotato di stack Sip decente. Non ce l'ha il symbian, né Windows mobile, né PalmOs. Solo Linux, che però è in modelli asiatici che da noi non arriveranno mai (o solo quando il VoIP sarà ormai ridotto perfettamente nei ranghi). Risultato: le poche soluzioni arrivate su cellulare sono ad oggi non basate su Sip e quindi chiuse, vincolate ai servizi di un solo provider (come Gizmo, appunto, o TruPhone).

Alcuni addetti ai lavori aggiungono che gli operatori hanno (o avevano) anche l'abitudine di ostacolare il VoIP su Umts introducendo ritardi artificiosi (come se non bastassero le care tariffe dati a scoraggiare gli utenti). In realtà, è un traffic shaping che adesso finisce anche sotto l'egida di Nokia, che a fine novembre ha lanciato una piattaforma "Peer to peer traffic control", rivolta agli operatori che vogliono sfruttare la potenza business dell'IP senza scottarsi. 

Da un altro punto di vista, va detto che quanto sta accadendo è sempre meglio della chiusura totale che produttori e operatori hanno riservato finora all'IP. Secondo l'osservatorio di ricerca inglese Analysys è inevitabile: l'industria si aprirà sempre più all'IP, in termini di infrastrutture e servizi; i prezzi delle chiamate scenderanno sempre più, a monte e a valle.

Così, le X-Series sono interessanti perché mostrano l'avanguardia di questo fenomeno. Nel canone onnicomprensivo, infatti, 3 intende inserire non solo Skype ma tanti servizi scelti dalla grande internet, con la partnership dei giganti del settore. Cioè: browsing completo, instant messaging di Msn e Yahoo!, servizi di Orb per l'accesso remoto al computer tramite cellulare, Tv in tempo reale di Sling Box. Per la quale bisogna acquistare uno scatolotto, collegarlo a router e Tv di casa e poi si possono trasmettere i canali via internet dalla televisione al cellulare.

È ovvio che la internet mobile resta sempre non neutrale, per via delle tariffe (che possono includere alcuni servizi e altri no) e delle scelte tecnologiche di produttori e operatori, come spiegato sopra. È un limite che difficilmente sarà superato nel medio periodo. Non c'è quella libertà d'uso di servizi che ha fatto la forza della grande Internet e ha permesso, in un clima di competizione corretta, la nascita di giganti come eBay, Google, Yahoo!. Quegli stessi giganti che ora si alleano con gli operatori e i produttori.

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04/11/06

La guerra del VoIP no Telecom

Tiscali ha potenziato le proprie offerte Adsl + VoIP con cui abbandonare Telecom Italia. Ha lanciato infatti Tiscali Tandem Free e migliorato la precedente Tiscali Tandem (che ora acquista il suffisso "senza limiti" nel nome). Entrambe sono rivolte ai soli utenti coperti da unbundling. Prod0061

Tandem Free costa 19,95 euro al mese e include un'Adsl 4 Mbps (256 Kbps in upload), più illimitate chiamate VoIP a numeri fissi al solo costo dello scatto alla risposta (15 cent). Lo si può considerare la risposta di Tiscali a Libero Absolute, di Wind (per gli utenti in unbundling), che in 24,95 euro al mese include una 4 Mbps e illimitate chiamate su rete fissa nazionale al solo scatto di 12 cent. Anche se lo scatto di Wind è meno caro, il canone Tiscali lo è molto di meno, quindi sulla carta vince la sfida. Bisogna però considerare che mentre la telefonia di Tiscali è su VoIP via Adsl, quella di Wind è su normale Pstn; inoltre ha un prezzo di attivazione di 49,95 euro (con possibilità di portabilità del vecchio numero, offerta anche da Wind). Si noti che Tiscali, a differenza di Wind, applica prezzi più alti se l'utente è già privo di linea voce al momento dell'abbonamento: Tandem Free passa a 28,95 euro al mese e l'attivazione a 69,12 euro.

Tiscali Tandem Senza Limiti è stata invece portata da 8 a 10 Mbps (ma sempre solo 256 Kbps in upload) e il canone è stato scontato a 34,95 euro al mese.

In generale, si assiste a questa tendenza: gli operatori fissi sempre più spesso propongono tariffe in bundle multi flat. Cioè, Adsl + voce flat totale o con il solo scatto alla risposta, su VoIP o su telefonia tradizionale (Pstn). Wind ha da tempo la doppia flat totale (Tutto Incluso) Fastweb ha le doppie flat voce e banda larga solo sul triple play (Fastweb Full). Gli alternativi sperano così di strappare clienti a Telecom.

Non sarà facile, però, perché tra le offerte multi flat più interessanti, ci sono le nuove di Telecom. Nel gioco è entrato in realtà anche un operatore di rete mobile: Vodafone. Vodafone Casa Fastweb permette in effetti una multi flat non tanto diversa da Tandem Free e Libero Absolute: 9,99 euro al mese per 1.500 minuti di chiamate via cellulare da casa sulle quali si paga il solo scatto alla risposta (15 centesimi); più 40 euro al mese per l'Adsl Fastweb a 6/1 Mbps (portabili a 20 Mbps con un costo una tantum di 80 euro). È lo stesso canone flat che Fastweb riserva ai piani Light (in shared access con linea voce Telecom). Da metà dicembre, in più, Vodafone, agli utenti Casa, offrirà anche il servizio numero unico: un numero con prefisso geografico abbinabile a una sim cellulare. Sullo stesso cellulare ci saranno quindi attivi contemporaneamente due numeri, quello mobile e quello fisso. L'utente riceve gratis chiamate da casa sul cellulare, al numero fisso. Se vuole usarlo anche fuori casa, paga invece le chiamate 10 cent al minuto più 15 cent alla risposta.

L'aspetto positivo è perlopiù che sarà possibile chiamare utenti Vodafone Casa (sebbene privi di rete fissa) al costo di una chiamata a un numero geografico. Sulla questione c'è però una querelle e non è detto che Vodafone riuscirà a lanciare il servizio. Può lanciare il numero fisso, infatti, solo grazie a un accordo con Telecom, che adesso ha sospeso però le trattative. Vodafone di conseguenza l'ha citata per concorrenza sleale al tribunale civile di Milano.

Il problema delle multi flat degli operatori alternativi è che le migliori (tutte quelle citate finora) sono destinati agli utenti coperti da unbundling, cioè circa metà della popolazione nazionale. Per gli altri? Potrebbe non essere prudente abbandonare Telecom a favore di operatori che non coprono l'utente con la propria rete: la stabilità del servizio Adsl è meno assicurata. Per questo motivo Tiscali rivolge agli utenti non raggiunti da unbundling solo offerte Adsl + telefonia tradizionale (in carrier preselection). Ci sono piani Fastweb Easy anche per gli utenti non in unbundling; ma il VoIP è in questo caso per forza a consumo (niente flat).

Ci sono comunque operatori che offrono banda larga + VoIP flat no Telecom a tutti gli utenti coperti da Adsl: è il caso di Adsl Live Home, di Wooow e di Elitel Futura.

Le alternative su Pstn (di Wind, Tiscali e Tele2) invece offrono doppie flat con possibilità di distacco da Telecom solo a chi è coperto da rete unbundling. È il caso di Tele2 Tutto Compreso (38,90 euro al mese, doppia flat voce e Adsl 4 Mbps), che funziona infatti su rete Telecom. E comunque costa 3,95 euro più di Tiscali Tandem Senza Limiti e ha un'Adsl più lenta (sulla carta).

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30/10/06

Tim potenzia l'Hsdpa

L'Hsdpa di Tim da novembre passerà a 3,6 Mbps, dagli attuali 1,8 Mbps. Un passaggio peraltro promesso (entro fine anno) anche da 3 Italia e da Vodafone. L'upload resta a 384 Mbps. Ecco quindi che la banda larga mobile raggiunge di fatto la tipica Adsl media italiana (a 4 Mbps in download e 256 Kbps in upload), almeno in termini di prestazioni teoriche. Tim ha annunciato anche i primi terminali che supportino la nuova velocità: sono i cellulari Motorola V3xx e il Brionbega N7100 (anche Dvb-h); più una Pc Card Onda M1 Hs. Si aggiungono ai tre prodotti che già supportano l'Hsdpa, ma a 1,8 Mbps.

Tim resta indietro invece sul fronte della copertura: quella Hsdpa a dicembre sarà pari al 48 per cento della popolazione, contro l'80 per cento di Vodafone e il 65 per cento di 3 Italia. Nell'occasione, Tim si dà da fare anche per riempire di servizi questo nuovo spazio banda larga mobile: lanciando Alice Messenger. È, in Italia, il primo esempio di instant messenger prodotto da un operatore di rete mobile. È installabile sia su computer sia su cellulare. Resta un dubbio: perché usare Alice Messenger invece di Msn (che Wind e Vodafone offrono) o Skype (che 3 avrà dai primi mesi 2007), programmi che permettono di accedere a un ben più ampio parco utenti al mondo? Un senso ci sarebbe se Tim lanciasse una flat sui messaggi instantanei, ma si guarda bene dal farlo: cannibalizzerebbe il proprio mercato Sms. 3 Italia, invece, che non è così dipendente dagli introiti Sms, ha promesso una flat per le future chiamate e messaggi Skype su cellulare. 

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10/10/06

Tiscali: Adsl senza linea Telecom

Tiscali oggi ha rilanciato le Adsl "nude", rivolte cioè a coloro che non hanno una linea voce Telecom. Sono due: a 4 Megabit (42,83 euro al mese) e a 640 Kbps (32,83 euro al mese), flat rate. Come si vede, è un prezzo di circa una volta e mezzo superiore rispetto ai canoni delle Adsl Tiscali (di pari caratteristiche) attivate in compagnia di linea Telecom. In più, c'è un costo di attivazione: 136 euro.

Tiscali aveva rinunciato a vendere Adsl nude negli anni scorsi (non le aveva comunque mai pubblicizzate), dopo che era iniziata una lunga polemica con Telecom Italia, che tuttora vuole applicare un canone aggiuntivo all'ingrosso su queste Adsl. Il dibattito non si è ancora chiarito (si attende la decisione finale dell'Autorità Garante delle Comunicazioni), ma Tiscali a quanto pare si è stancata di aspettare e quindi è ripartita con le offerte. È diventato così il solo grande operatore a vendere alle famiglie le Adsl nude (sul business c'è BT Italia, ex BT Albacom); è un mercato che negli ultimi anni era stato presidiato dai soli provider medio-piccoli. Il canone rincarato va a parare quindi il possibile aumento dei prezzi all'ingrosso. Una scelta che altri provider di Adsl nude hanno già attuato, anche se nel caso di Tiscali la maggiorazione è piuttosto rilevante e vanifica il risparmio di non avere una linea voce Telecom.

Il consiglio sarebbe quindi di curiosare tra le offerte degli altri provider di Adsl nude, per trovare prezzi migliori.

Più interessante l'Adsl nuda Tiscali per gli utenti coperti da unbundling: per loro non c'è rincaro del canone (ma c'è un costo extra di attivazione: (69,12 euro). Possono abbonarsi alla 4 Mega o a Tiscali Tandem (Adsl + VoIP). È una possibilità già offerta, su rete unbundling, da Wind e da Fastweb. Tiscali in precedenza, invece, permetteva di abbandonare Telecom solo in contemporanea con l'attivazione dell'Adsl Tandem. La novità è quindi che adesso è possibile avere l'Adsl di Tiscali anche in una casa già sprovvista di linea Telecom. Si può insomma attivare direttamente Tiscali (come già Wind e Fastweb) senza prima essere passati da Telecom.

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