09/09/05

Tesoro, mi s'è depresso il blog

Mentre scrivo queste righe, i blog - almeno quelli ospitati dal servizio Live Journal - sono un po' giù di corda. Una buona scusa per parlare di sentimenti.

ESAURITI. L'istituto di informatica dell'Università di Amsterdam ha messo in piedi un Moodgrapher. Si tratta di un filtro sui contenuti dei blog che, a regime, potrebbe essere in grado di stabilire l'umore dei blog e ragionare su alcuni comportamenti ad esso legati. Il che, se suona poco più che idiota in senso assoluto, è apprezzabile per due ragioni: la prima, secondaria, è che esaltà l'umanità di questa parte della Rete; la seconda, più concreta, è che tenta nuove vie di classificazione (dunque, in un secondo tempo, di ricerca) dei contenuti della Rete. Per il momento, il progetto è ancora embrionale e permette di stabilire ancora poche correlazioni: per esempio, la natura ciclica di determinati sentimenti, la ricorrenza nel tempo di alcuni comportamenti, nonché il riflesso sullo stile di espressione delle persone in caso di eventi di vasta portata (come gli attacchi terroristici degli ultimi mesi). La scelta di Live Journal non è casuale: questa piattaforma consente di corredare i post con un tag relativo all'umore, una possibilità che grazie agli stretti legami che si formano tra i membri e al peculiare senso di appartenenza a una comunità, è sfruttata nella gran parte dei siti ospitati (l'80% dei post, dicono ad Amsterdam). Studiando la relazione tra l'umore dichiarato dal blogger e il contenuto di un post, per esempio la ricorrenza di parole o di forme verbali, il lavoro dei ricercatori dovrebbe produrre modelli affidabili anche su piattaforme prive di tag umorali, tracciando l'evoluzione dei sentimenti sulla semplice base dei contenuti pubblicati. Per la cronaca, alle 9 di mattina (ora italiana) del 9 settembre 2005, l'umore medio dei 100.000 post quotidianamente ingeriti dal Moodgrapher era exhausted.

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SOPRAVVISSUTI. Sulle tracce di forme spontanee di giornalismo d'emergenza, Antonio Sofi s'è messo alla ricerca di testimonianze da New Orleans. Questa settimana, in una serie di post (1, 2, 3, 4, 5), ha cercato di tenere traccia di quanto è emerso dalla Louisiana travolta dall'uragano Katrina. L'impressione è quella di una crisi tutto sommato anomala, per quanto riguarda la copertura sui blog, con più fuffa del solito (notizie e sentimenti di seconda mano), molte commistioni con i grandi media (il debutto di Cnn nel citizen journalism) e pochi casi lampanti di testimonianze spontanee dal luogo del disastro. Con tutto che The Interdictor, il blog forse più attivo in questo momento a New Orleans, è un gran bel caso di giornalismo dal basso.

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FELICI. La felicità, qui, è un obiettivo più che uno stato d'animo. Sulle tracce dei risvolti economici della felicità, intesa come rifiuto dell'esasperazione del mercato del secolo scorso e come apertura su vasta scala alle nuove forme di collaborazione promosse dalle reti di comunicazione, si è messo da qualche tempo il giornalista Luca De Biase, che nel suo sito condivide le bozze ancora incomplete di un possibile futuro libro. Economia della liberazione è il titolo di lavoro. Al percorso di ricerca di De Biase dedica un bel post oggi Beppe Caravita, dal quale traggo un interessante post scriptum dedicato ai blog:

Luca mi chiede. Come mai la Francia oggi ha 3 milioni di blog e l'Italia solo 100mila?
Domanda difficile. Io provo qui la mia risposta.
La Francia è un paese che tuttora ama, socialmente, il suo Stato.
Perchè l'ha partorito lei, con il suo sangue.
Questo ha cementato un tasso di fiducia profonda, com è quello da Madre a figlio.
La Francia ha un tasso di fiducia più elevato dell'Italia.
Il blog libero e disinteressato è un atto di fiducia sociale.
L'Italia ha meno fiducia sociale. E' una società di furbi che non perdono tempo con i blog. E' una società in cui ci sono ancora troppi dipendenti*.
*questo termine non ha nulla a che vedere con i lavoratori dipendenti, altra cosa. La dipendenza italiana è dipendenza culturale da un sistema di supposta sopravvivenza, alias clientelare, alias sto zitto perchè è meglio e mi conviene...
I residui blog italiani, del resto, esprimono ovviamente una fortissima e urlante (sotto sotto) domanda di fiducia.
Sbertucciano i giornalisti (di potere o di cordata). Sbertucciano i politici. Amano i Beppe Grillo, di cui si può avere fiducia.
La fiducia è un fondamentale bene civico, un valore fondante delle società. Si fonda sulla verità.
E non sulla manipolazione della verità, gioco dei furbi.
Ma sulla Croce della verità. Che irradia valore.
Bene scarso in Italia. Di cui l'elite italiana (ovvero anche i blog) hanno intuitivamente coscienza. Aumentata dalla rete.

I blog italiani stanno cercando quindi spontaneamente di ricostruire questo valore, così come possono.
I blog sono parte del valore e della coscienza della rete.
Non è un valore per te che mi leggi, non è un decente progetto di vita?
La vuoi questa croce? Costa poco....
Pesa?
In Italia, quindi, siamo ancora troppo pochi.

[Networks Games, 9/9]

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PROPOSITIVI. Sull'esperimento di democrazia diretta di Beppe Grillo è stato già detto molto (ne abbiamo parlato pure in questa rubrica, una settimana fa). Pure troppo, visti i toni accesi che hanno caratterizzato molti dibattiti avvicendatisi sui blog italiani. Di nuovo si può dire - ora che Grillo ha dichiarato i numeri dell'iniziativa: 1.464 persone hanno raccolto spontaneamente 24.339,03 euro - che la mobilitazione è stata davvero eccezionale. Per contro, i risultati - in fatto di visibilità sulle testate tradizionali - sono stati contenuti e deludenti. A Grillo che con le migliori intenzioni urla che i vecchi media sono finiti, rispondono - questa volta in modo propositivo - alcuni blogger, stimolati da Massimo Moruzzi:

A Beppe Grillo chiedo: non è possibile che se la democrazia rappresentativa è passata attraverso la stampa e l'opinione pubblica, la democrazia diretta debba passare per le 4 P ? No, non sto parlando di prezzo, posizionamento, promozione e... quale era quell'altra pippa? Push-button Power Publishing for the People, il vecchio payoff di Blogger.com
Beppe, coraggio: quando fai un post dal titolo: Crea il tuo blog ? Noi lo facciamo adesso.


Crea il tuo blog

Invece di dare soldi ai vecchi media che stanno morendo (perchè tenerli in vita artificialmente?)
e che non parlano di temi scottanti e che ti stanno a cuore, fallo tu. Crea il tuo blog.

>Se hai un blog, copia e incolla sul tuo blog.

Crea il tuo blog con...

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- superEva

Non c'è solo Beppe Grillo. Siamo in tanti. Vuoi essere dei nostri ?

>Fai Girare. Grazie.

[dot-coma, 7/9]

Posted by Sergio Maistrello at 10:32 m. in Blogotipi | Permalink | Commenti (1) | TrackBack

02/09/05

Te la do io la democrazia diretta!

Se non è sempre obbligatorio fare gol, come scriveva su pochi giorni fa su questo stesso sito Giuseppe Granieri, questo è un novantesimo minuto sull'ultimo esperimento di mobilitazione telematica di Beppe Grillo.

La cronaca: Beppe Grillo e un numero (per ora) imprecisato di suoi sostenitori fanno una colletta e acquistano una pagina del giornale La Repubblica per pubblicare (è successo ieri) un invito al governatore della Banca d'Italia a farsi da parte. «È il primo evento di democrazia diretta in Italia», dice il comico dal suo popolarissimo sito (addirittura 80° nella classifica mondiale del motore di ricerca Technorati, ma - nonostante il patrimonio di oltre 2.500 link a proprio favore - solo al quinto gradino nella scala decimale del PageRank di Google).

I commenti a caldo negli spogliatoi. Beppe Grillo:

Siete straordinari! È straordinario che persone come voi siano uscite di casa, andate in banca, fatto un bonifico di 5 euro per pagarne 3 di commissioni, per finanziare la pubblicazione dell'appello sulla Repubblica. Abbiamo dato avvio al primo evento di democrazia diretta in Italia, ed è solo l'inizio. Tra qualche giorno pubblicherò l'elenco di tutte le persone che hanno contribuito con le loro iniziali e l'importo versato, oltre al saldo complessivo. Ancora grazie!
[Il Blog di Beppe Grillo, 1/9]

I tifosi sugli spalti:

Si, hai ragione caro Beppe, è straordinario... Per fare gli uomini grandi ci vuole un grande condottiero, mi sembra che questo ruolo ti calzi a pennello. Continua così facci diventare GRANDI!!!

L'effetto del paginone, con scritto a letterone FAZIO VATTENE, per me è stato bellissimo! Ho pensato che siamo grandi quando ci mettiamo d'impegno e chissà forse riusciremo a cacciarli una buona volta questi faccendieri e lombrichi di governo e sottogoverno...bisognerà avere tanta ma tanta costanza.

Un primo esempio di democrazia è stato avviato...ocorre un piano strategico più corposo...forse si può davvero cacciare la MERDA DALLE STANZE DEL PARLAMENTO....proviamoci ancora.. Si potrebbe promuovere una t-shirt con qualcosa su scritto di forte..ma nn offenzivo da denuncia... per sollecitare la gente ad aprire gli occhi..spegnere le TV...soprattutto chiudere i canali mediaset e sky...farli marcine nell'abbandono... forse si può davvero fare qualcosa.

Questa mattina quando ho visto la fatidica pagina su Repubblica mi è corso un brivido lungo la schiena... ho 33 anni e per la prima volta mi sento partecipe della vita pubblica del paese, una sensazione che non ho mai provato nella cabina elettorale.

LEADER significa: GUIDA (non GIUDA come avviene tra i Politici). Sei un Leader (altro che i girotondini del cazzo), anche se il risultato sarà negativo (Fazio non se ne andrà) avremo iniziato un processo interessante. Più siamo, meno spenderemo per altre azioni analoghe. Diffondiamo l'entusiasmo e non facciamo spegnere la fiamma.

Beppe, spesso siamo travolti da eventi più grossi di noi... facci ri-credere che siamo in democrazia !!

Si. Bravo. Grazie. Hai fatto bene. Sei eccezionale. ect ect. ora basta però !! vieni a dirlo in tv quello che hai da dire: ovvero Fazio VATTENE. Premetto, non sto commentando la leicità o meno del pensiero e dell'azione e non sto entrando nel merito della questione economico-politica, sto solo dicendo che è trooppo "comodo" lottare solo da qui. Da internet. Fallo nel mondo reale: quello di tutti i giorni. Quello nel quale anche la Signora Luisa ti può sentire. (non parlo dei tuoi spettacoli) Parlo dei media.

Grandi, grande Beppe....ci siamo, siamo tanti e determinati...sentiti forte Beppe perchè non sei solo!!!! mai più oscurato..questo è solo l'inizio..cosa ne diresti di parlare delle banche in generale e del signoraggio ??per la prima volta nella mia vita mi sento una persona completa padrona del proprio destino!!! Grazie Beppe e non mollare mai !!!

[minima selezione dai numerosi commenti al post precedente]

E infine il dibattito in studio. Giuseppe Granieri:

Magari "democrazia diretta" è un po' eccessivo, ma Beppe Grillo ce l'ha fatta a raccogliere online i soldi per una pagina su Repubblica, contro Fazio. Certo, a guardare l'immagine della pagina, uno penserebbe che è anche o soprattutto una pubblicità al suo blog. Io mi sarei presentato con le firme di tutti i sottoscrittori (o con qualcosa che le evocasse) e non con testata e indirizzo di Blog Notes. Quindi, per ora, no comment. In attesa di farmi un'idea precisa.
[Blog Notes, 1/9]

Ribatte Enrico Maria Milič (Morbin):

non sono d'accordo. quello che difendi tu è il punto di vista di un normale sottoscrittore dell'appello di grillo che però, scusa, non vede oltre il suo naso! : ) immedesimiamoci invece nel lettore del "repubblica" cartaceo: gente 'normale' della classe media ma anche tanta gente che ha ruoli da dirigente. credo che a tutti questi gli prenderà un bel colpo a vedere che dal nulla (cioè, per loro... da internet) è apparso un gruppo di persone che si organizza e dà fiato alle proprie opinioni. altro che gli scoop di macchianera sui documenti mal criptati americani: qua la blogosfera s'avvinghia all'opinione pubblica e non la molla più.
[nei commenti di Blog Notes, 1/9]

Alberto Mucignat allarga il punto di vista:

Grillo poteva comprare la pagina a suo nome, ma facendolo con i soldi di tutti i lettori del suo blog ha coinvolto migliaia di persone su internet (i sottoscritori, quelli che leggono il suo blog, quelli che lavorano nel web, ecc). Anch'io mi sento un po' parte di tutto questo, anche se non ho donato soldi.
E quel paginone arriva dritto ai milioni che utilizzano i media tradizionali per informarsi, arriva ai telegiornali, alla gente che non conosce internet.
[Alberto Mucignat, 1/9]

Marco Montemagno non fa sconti sull'interattività:

Ribadisco l'importanza di Beppe Grillo per Internet in Italia (primo caso di un italiano nella Technorati Top 100, per quanto la famosa lista sia ultimamente molto criticata). Sta facendo molto in termini di visibilità, alfabetizzazione dell'utenza e dimostrazione che è possibile realizzare anche in Italia un modello alla Dean (per quanto non sembra che Grillo intenda candidarsi). Ci sono ovviamente aspetti da migliorare - primo fra tutti dialogare con l'utenza e rispondere alle email, soprattutto se ti invitano su Pianeta Internet :) - e sui contenuti c'è chi lo apprezza e chi no.
[SkyTG24 Pianeta Internet, 1/9]

Massimo Mantellini riduce la portata del fenomeno:

Devo dire che ho anch'io - come Giuseppe - qualche perplessita' sull'iniziativa. Intanto la pagina sembra, di primo acchito (e anche di secondo), cio' che non avrebbe dovuto sembrare: una pubblicita' al blog di Beppe. Ma questo mi pare il male minore (e pochissimo mi interessa, ad essere sinceri, l'eccesso retorico di definire una simile iniziativa come il primo evento di democrazia diretta di questo paese...suvvia non scherziamo). Cio' che a me spiace e' che mi pare che tutte queste energie positive (diciamolo chiaramente, la colletta di Grillo, come il suo blog, sono stati un grandissimo e spesso meritato successo) i legittimi proprietari le potrebbero spendere anche meglio. L'aggregazione di consenso intorno ad un personaggio carismatico (o presunto tale) e' di per se' un fenomeno conosciuto e antico. Grillo percepisce l'immediatezza e l'efficacia dei blog e, in pochi mesi, coagula intorno ai suoi post centinaia e centinaia di lettori e commentatori. Non c'e' nessuna democrazia diretta da sottolineare, solo dinamiche conosciute che con la rete internet e la sua architettura hanno poca o pochissima parentela. Nientaltro che il successo di pubblico che Grillo sperimenta da anni in teatro, in mezzo ad ostracismi e cause in tribunale, che si ripresenta in altre forme. Mi si dira': meglio di niente. Vero, verissimo, meglio di niente, ma e' "solo" l'audience di Grillo che da segno di se'.
[Manteblog, 1/9]

Per Beppe Caravita, Grillo è un maestro di cultura liberal:

Sul contenuto dell'iniziativa, che forse è davvero la prima di questo tipo per numero di persone coinvolte (tutte in rete) dico che è fantastico. Il popolo della rete fa la sua prima uscita forte contro un monopolista, per chiedere pulizia e rispetto delle regole. Senza giustizialismi, ma in modo molto chiaro e serio. Non chiede vantaggi, sconti o privilegi. Chiede solo un po' di serietà. Ottimo. [..] Oggi l'arma del contropotere di controllo sociale è più raffinata e complessa. Si chiama blog. Che oggi, su quella pagina di Repubblica, esce dal novero (un po' logoro) delle blogstar e diventa invece perno di una voce collettiva pensante. Il blog di Beppe, piaccia o no, è un blog altamente informativo, leggerlo è utile. Ovvio: con una massa di commenti qual è quella che ha si generano fenomeni, ormai ben conosciuti, di inevitabile forumizzazione.  Ma non pochi commenti sono autentici, e non pochi aggiungono valore e informazione ai post. Per la qualità e quantità dell'informazione Beppe, con il suo staff, è oggi un benchmark anche per l'editoria ufficiale. E questo è un gran bene per la libertà di stampa in Italia. Per l'assoluta inutilità di ogni autocensura, ma anche per l'assoluta utilità (anche) di un serio controllo delle notizie, anche le meno gradite al Palazzo e al Potere. Beppe è un piccolo imprenditore che vive esclusivamente del suo lavoro. Che si alimenta proprio della sua libertà di parola.
Sul suo blog non c'è pubblicità di ogni genere, lo avevate notato?
[Network Games, 2/9]

Linea allo studio.

Posted by Sergio Maistrello at 09:04 m. in Blogotipi | Permalink | Commenti (2) | TrackBack

04/05/05

Chiudi la stalla, che son scappati i buoi!

Lo scoop delle pecette nere, la brutta figura dei giornali e quello che se ne può imparare - di qua e di là del recinto.

La vicenda è nota: nel pomeriggio del 30 aprile il rapporto ufficiale della commissionione d'inchiesta sulla morte a Baghdad dell'agente dei servizi segreti italiani Nicola Calipari è reso pubblico via Internet in formato Pdf. I brani di testo secretati sono evidenziati con lo stesso colore del testo, per renderli illeggibili. Non essendo stato applicato alcun vincolo al copia e incolla, però, è sufficiente trasferire il testo in un programma di videoscrittura per leggere l'intero testo senza limitazioni, omissis compresi.

Di quello che sembra un imbarazzante errore di procedura si accorgono nel giro di poche ore alcune persone pratiche di gestione digitale dei documenti e la notizia inizia a girare in Rete. Entro la mattina del 1° maggio il testo completo viene messo a disposizione di tutti da Gianluca Neri sul suo Macchianera. Nel giro di qualche ora, come se fosse piovuto dal cielo, e senza alcuna attribuzione evidente, lo scoop apre i siti dei maggiori giornali e le edizioni dei telegionali.

Delle valutazioni politiche poco importa, se ne parla già molto altrove. Qui è il caso di raccogliere un po' di spunti interessanti che riguardano i blog e l'informazione, perché siamo di fronte a uno dei primi casi italiani di notizia che trabocca prepotentemente dal fondo fino ad arrivare in prima pagina. Nota Marco Montemagno:

Ho l'impressione che i media tradizionali non abbiano compreso quello che è successo domenica. [..] Non siamo davanti a una curiosa bravata di un ragazzino; non si tratta di confinare l'accaduto al solito 4 occhi informatico che si è divertito a curiosare in un pdf. Siamo davanti a un cambiamento (o meglio, a una rivoluzione mediatica) di tali dimensioni, che è quasi difficile rendersene conto per quanto è grande.
[da Sky TG24 Pianeta Internet, 3/5]

Rincara Luca De Biase:

Assurdo non pubblicare le fonti della notizia. Chi ha scritto che si è trattata di una scoperta dei "lettori" ha dimostrato di pensare al pubblico indifferenziato dei media tradizionali e non al pubblico informato e attivo dei nuovi media. Ma chi pensa in questo modo è destinato a cambiare idea.
[da Braudel, 3/5]

Sull'attribuzione della paternità della notizia, per cui da alcune ore si disputano il trofeo di eroe del giorno Gianluca Neri, Yannis Parasyris, Salvatore Schifani e il network di Indymedia -

ma tra loro neanche un giornalista, nessun investigatore, nessun esperto del caso
[nota Luca Sofri su Il Foglio, 3/5 - via Wittgenstein]

- il dibattito resta aperto. Antonio Sofi propone una chiave di lettura:

Non è insomma, a mio parere, questione di primacy assoluta in termini di tempo, ma di primacy giornalistica: Neri, su Macchianera, ovvero uno dei blog italiani più letti e seguiti, non ha fatto altro che pubblicare un post su qualcosa che probabilmente molti avevano già scoperto privatamente, che altrettanti forse sapevano ma sul quale nessuno aveva scritto ancora una riga. [..] Per esempio, nei commenti a questo post, c'è chi afferma che la cosa fosse ampiamente nota fin dalla sera prima "negli ambienti giornalistici". A me pare che la rivelazione, se fosse vera, più che essere una diminutio per Neri, sia un segno di scarso istinto giornalistico di chi invece sapeva: che la scoperta fosse molto notiziabile lo dimostra il fatto che nella giornata di ieri il caso esplode e il documento senza pecette diventa la notizia del giorno.
[da Webgol, 2/5]

Sulla corsa delle redazioni a trovarsi una fonte credibile da presentare in pubblico (il giorno dopo, come approfondimento di colore), Mantellini ha pochi dubbi:

Scrivere su Repubblica o sul Corriere, "l'ho letto su Macchianera" e' una realta' inconfessabile per chiunque abbia una considerazione simbolica della propria attivita' professionale. Tutta roba legata al mondo che fu. La mail del lettore greco o messinese e' compatibile con la funzione di filtro informativo del giornalista (anche se ridotta alla odiosa formula "alcuni lettori ci informano.."). La lettura della notizia su un blog no. I blog, nell'immaginario ristretto di molta stampa rappresentano una sorta di concorrente sleale: non e' possibile citarli pena il rischio che qualcuno li associ, per capacita' di informazione ed analisi, alla informazione professionale. Ora la cosa divertente e' che questa e' a tutti gli effetti una paranoia. Una specie di ossessione cristallizzata di molta stampa che non riesce a comprendere che oggi l'informazione viaggia a velocita' molto superiori alla capacita' di controllo di chiunque. Sempre piu' spesso le notizie importanti usciranno da viottoli differenti delle solite 4 agenzie di stampa. [da Manteblog, 2/5]

Oppure, per dirla con uno dei cavalli di battaglia di Giuseppe Granieri:

Il giornalismo nostrano (ma succede anche oltreoceano) non ha ancora scoperto che citare la fonte aggiunge, non toglie, autorevolezza. E questo può impararlo dalle prassi di Rete.
[da Blog Notes, 3/5]

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Fin qui la paternale alle grandi testate. Ma ce n'è anche per gli stessi blog. Perché se in questa vicenda esiste un aspetto più fuorviante ancora dell'ostinazione a ignorare l'elemento di novità che si è affacciato nella macchina dell'informazione, elemento di cui i blog sono strumento più che causa, questo è l'eleggere lo scoop a fine ultimo e implicito di qualunque sito personale. Ancora Granieri:

Un individuo che si informa e che aggiunge opinioni ed expertise e poi ripubblica, non ha il suo asset nello scoop, quanto nella personalità e nella credibilità a lungo termine. Per definizione, un blogger non dovrebbe preoccuparsi dello scoop, dato che statisticamente (considerando gli strumenti a sua disposizione) non riuscirà mai a farne due nella stessa vita. Lo stesso Neri ci è arrivato un po' studiando Grand Hotel e un po' per la legge dei grandi numeri, tentando di sollevare il polverone un giorno sì e uno no, dalle liste massoniche alle polemiche con ogni individuo sotto gli ottant'anni (ma anche oltre se necessario).
[da Blog Notes, 3/5]

Posted by Sergio Maistrello at 10:02 m. in Blogotipi | Permalink | Commenti (0) | TrackBack

26/04/05

Morto un papa si fa un blog

L'eccezionale dieta informativa di questo aprile racconta di un sistema mediatico che abbonda del condimento della retorica, spesso ignora gli ingredienti di ciò che ingurgita e talvolta ricorre a un distillato di superficialità per digerire. Complici e a volte protagonisti gli stessi blog, nemesi telematica dei grandi network televisivi assiepati a ogni angolo di Piazza San Pietro. Andiamoci cauti con le interpretazioni, però.

Alla morte di Giovanni Paolo II, chiunque ha potuto raccontare nel proprio spazio digitale emozioni e punti di vista su un avvenimento tanto coinvolgente. Perfino del pellegrinaggio in omaggio alla salma del papa polacco è disponibile ogni sorta di inquadratura. Ma è con l'avvicinarsi del Conclave che la creatività ipertestuale ha dato il meglio di sé. Di fronte alla plateale partecipazione dei papa-boys wojtyliani al lutto vaticano, a qualcuno è venuto in mente che non solo il nuovo pontefice si sarebbe dovuto confrontare con tanta apostolica esuberanza, ma magari si sarebbe perfino portato in dote insospettati sostenitori.

Nel gioco dei media che, spesso con la complicità degli stessi porporati, trasforma il mistero della santa elezione in un gigantesco exit poll in diretta, arrivano così i fanatici sostenitori delle candidature più chiacchierate. Sono tutti boys: Tettamanzi-boys, Arinze-boys e soprattutto Ratzinger-boys. Ai navigatori più scafati sorgono dubbi: o siamo di fronte a una generazione di fanatici cattolici, oppure più di qualcuno si sta divertendo a giocare con la buona fede dei più pii tra gli utenti della Rete. Meno dubbi hanno - o fingono di avere - le redazioni di giornali, telegionali, siti Web e agenzie di stampa, a cui non sembra vero di avere materiale così a buon mercato per gli articoli di colore da affiancare a commenti, interpretazioni e analisi più impegnative.

Finta o non finta, oppure attirati proprio dal tarlo del dubbio, i visitatori prendono d'assalto nel giro di poche ore i siti degli improvvisati sostenitori. Statistiche da capogiro (almeno per un sito personale) fanno vacillare i titolari delle burle, tanto che spesso la determinazione viene meno e la tentazione di manifestarsi come protagonisti colpisce prepotente. Tutti tranne uno, che prosegue impassibile fino all'elezione del nuovo Papa. Nemmeno farlo apposta, è il sito che inneggia a Ratzinger Papa, il più esasperato ed estremista nei toni, quello dove mai è sembrata comparire la possibilità che il cardinale tedesco non giungesse infine al soglio pontificio.

Naturalmente anche Ratzinger Papa era una beffa. La più raffinata e studiata, quella che più ha saputo ingannare per l'eccezionale lavoro sui contenuti e sull'auto-promozione. Lo scherzo viene svelato poche ore dopo che Papa Ratzinger si è affacciato dalla loggia delle benedizioni, rimandando al sito da cui l'intera bufala aveva avuto origine. Si tratta di Blogdiscount.org, un blog che da mesi sfotte con arguzia l'inconfessabile aspirazione del blogger al successo e alla popolarità.

Quello che non avevo capito ma di cui mi sono accorto con stupore nei giorni e settimane successive, era il potenziale di un simile blog e l’attrazione che poteva esercitare. Da subito sono fioccati visitatori a centinaia, raggiungendo quote inaudite per un blog ignoto e appena nato. Dopo le migliaia di accessi, sono arrivate anche le segnalazioni giornalistiche, in rete, e su supporto cartaceo (pubblicheremo, su questo blog, una rassegna stampa). Ieri, all’annuncio dell’elezione di Ratzinger, il blog è stato visitato 60.000 volte con una punta di 25.000 accessi intorno alle ore 19.00 . Il blog ha ricevuto tante mail, dall’Italia e dall’estero, che riflettevano il tipo di frequentatori o visitatori del sito : fedeli ingenui o accecati dalle proprie convinzioni, sostenitori divertiti che avevano capito la burla e il suo paradosso, curiosi attratti dai link giornalistici.[da Blogdiscount.org, 20/4]

Il giorno successivo, tra i commenti piccati degli offesi e gli osanna dei sostenitori, l'esperimento viene sezionato con cura. Istruzioni per un fake memorabile:

È indispensabile cavalcare un avvenimento storico di portata mondiale (11 settembre, allunaggio, presunto omicidio di Lady D, morte del papa appunto) in cui entra in gioco un simbolo diventato mito (le torri gemelle, la luna, la principessa, il papa appunto). [..] Cercate di impersonare il prototipo del blogger medio-basso-bassissimo: ignorantello, sgrammaticato, sicuro di sé, ma allo stesso tempo cortese, ingenuo, ed entusiasta dei nuovi visitatori. L’unica caratteristica che lo distinguerà dalla massa dei suoi simili sarà il fanatismo estremo. Se possibile, prendete le parti di qualcuno avverso all’opinione comune, è meglio, per creare più occasioni di polemica e rendere vivaci e frequentati i commenti. Gli stessi commenti, poi, se trattati adeguatamente, possono diventare una miniera inesauribile di idee, da riciclare nei vostri post, che almeno in un primo tempo dovranno essere numerosissimi. Ricordate, ci vogliono coerenza e perseveranza. [..] Ai post informativi (una ristretta minoranza) dovrete alternare polemiche, articoli d’opinione, storici e quant’altro, deliri fanatici, e soprattutto iniziative collettive, alle quali non parteciperà nessuno (tutt’al più, uno sparuto gruppetto di psicotici), sia chiaro, ma che saranno indispensabili a fare di voi dei pazzi invasati agli occhi di tutto il web (v. nel caso di Ratzingerpapa, l’idea delle preghiere sincrone). Parallelamente, è indispensabile una forsennata attività di spam. [continua su Blogdiscount.org, 21/4]

-°-

Fin qui tutto bene. È un gioco, e ognuno può trarre le conclusioni in base alla propria sensibililtà. Di conclusione, però, gli autori della burla ne buttano là a caldo una mica da poco:

Ratzingerboy ha capito come l’unico uso intelligente del blog sia il blob, il gioco sull’identità, la satira, la messa alla berlina di tutto ciò che gli altri mezzi di comunicazione e in particolare la televisione prendono o fanno finta di prendere sul serio.[da Blogdiscount.org, 20/4]

Ribatte, a nome dei perplessi, Andrea Puliafito:

Insomma, potrebbe essere tutto condivisibile, tutto vero, ma allo stesso tempo già visto in mille modi differenti. Quanto all’inettitudine dei mezzi di comunicazione tradizionali, be’, ormai sembra essere cosa conclamata. Allora dov’è il problema? Che si mette alla berlina uno status quo ma senza rinunciare alla propria autoesaltazione. Quanto sarebbe stato bello rivelare la finzione senza attribuirne a alcuno i meriti. Quanto sarebbe stato fine e elegante. Sogno, eh? Invece occorreva, appunto, dimostrare. Abilità? Conoscenza della rete? Intelligenza? Superiorità? Non sta a me dirlo. Ma se dimostrare qualcosa diventa lo scopo di un blog, allora è vera un’altra cosa, che l’unico reale uso intelligente dei blog è quello che permette di affermare la propria identità, in qualche modo. Qualunque modo venga in mente. Be’, bravi. E’ stato divertente, lo dico senza ironia.
Divertente e pienamente in linea con il modo in cui vengono utilizzati i blog da un buon 99.9% dei blogger. Lo 0.1% è composto da blog ormai chiusi.
[da L'Indignato, 20/4]

Resta, anche in questa occasione, l'impressione che qualcosa dei blog sia sfuggito. Che il metro con cui si cerca di misurare il senso di questi sistemi di pubblicazione personale resti ancora la blogstar, il blog di (presunto) successo, e che il fine ultimo sia quello di entrare in competizione con il sistema tradizionale dell'informazione e dell'intrattenimento. In uno scambio di commenti a margine di una (mia) critica superficiale su Come si fa un blog, Antonio Bois (che di Blogdiscount.org è una delle menti) rilancia:

“tutto sommato”, mi puoi fare qualche esempio dell’utilità dei blog? (non rispondere che servono a informare, ché mi faccio due risate. da wittgenstein a macchianera, è tutta fuffa o informazione allo stadio morente, cioè mai fresca e inedita. io adoro la fuffa, ma non spacciamola per altro. ah sì, certo, servono anche a informare su che cosa dicono gli altri blog, certo).
[da Come si fa un blog, 21/4]

Io la mia risposta l'ho data. Ed è che servono a (re)imparare a esprimersi, a (ri)prendere coscienza che non si è solo destinatari di messaggi, a costruire idee in modo artigianale sui piccoli numeri, a fare esercizio di democrazia a un livello appena un po’ più alto e potenzialmente costruttivo rispetto alle chiacchiere da bar. E come inizio resto convinto che non sia affatto poco.

Fuoco alle polveri, avanti il prossimo che ha qualcosa da dire.

Posted by Sergio Maistrello at 01:21 p. in Blogotipi | Permalink | Commenti (0) | TrackBack

14/03/05

Il bello, l'entusiasta e il cattivo

Che cosa hanno in comune Wittgenstein, Beppe Grillo e Gianluca Nicoletti? Tre opinioni del mondo dei blog che non sono passate sotto silenzio.

Da qualche giorno Wittgenstein, il blog di Luca Sofri, s'è fatto la radio. Nel senso che per alcune ore al giorno, non tutti i giorni, trasmette musica via Internet. Ora, non vi sfugga l'ironia: Sofri è giornalista e lavora con testate che macinano migliaia, se non decine di migliaia di copie, a numero. Ha pure una trasmissione radiofonica quotidiana - una trasmissione vera, verrebbe da dire - su Radio Rai, 500.000 ascoltatori al giorno. Dice Sofri, dopo aver toccato la cifra di 36 ascoltatori contemporanei: «Devo confessare che è piuttosto emozionante». Lui è serio. E io gli credo.

Continua Sofri - e lo cito papale papale, perché butta lì una piccola verità che può capire bene chi viva lo sdoppiamento tra la pubblicazione in grandi numeri e il confronto più intimo favorito dai blog:

A pensarci, è un po’ lo stesso rapporto che c’è tra scrivere su un grande settimanale e scrivere sul blog. Sul settimanale ti leggono molte più persone, è un’opportunità fantastica: ma sul blog quelli che ti leggono li vedi, li conosci, sono venuti lì per leggere te. E quindi prima di arrivare al mezzo milione di ascoltatori di Condor, ce ne vuole: lo stesso, 36 che si fanno i fatti loro ascoltando la tua musica deliberatamente, e poi ti scrivono e ti chiamano, beh è piuttosto bello. [..] Poi cominci a intripparti - come ai primi tempi col blog - e vai a vedere quanti ascoltatori ci sono, e da quanto (uno da sei ore e 46), e poi ti chiedi se è meglio mandare musica bella e familiare o musica bella e meno nota. E insomma. Voi direte: datti una calmata, hai solo messo della musica e ti hanno sentito 36 persone nei momenti migliori. Che è vero, ma non bisogna risparmiarsi lo stupore per le cose che solo pochi anni fa ci sarebbero sembrate stupefacenti. [su Wittgenstein, il 7/3]

Le cose che solo pochi anni fa ci sarebbero sembrate stupefacenti. Appunto.

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Lo stupore diventa entusiasmo nelle parole di Beppe Grillo, un altro che non metterei in cima all'elenco degli individui con carenze nell'esposizione mediatica. Grillo ha fatto di blog la parola chiave del suo ultimo spettacolo e con blog cominciano i titoli di buona parte degli articoli che parlano di lui. Benché la mossa, soprattutto in una prima fase, sia sembrata a molti scaltra, c'è da dire che la dedizione del blogger Grillo e il rilancio delle potenzialità della Rete e dei siti personali da lui favorita sono, alla prova dei fatti, notevoli. Scrive Grillo su Internazionale del 3 marzo (via Blog Notes, Akille):

Loro hanno il loro sito, tu puoi avere il tuo, loro hanno il loro indirizzo email, tu puoi avere il tuo. [..] Sta avvenendo la più grande e più veloce rivoluzione nella storia della nostra specie. Per alfabetizzare metà degli umani ci abbiamo messo cinquemila anni. Per connettere potenzialmente tra loro in tempo reale un decimo degli umani ci abbiamo messo vent'anni. Fra altri venti probabilmente un terzo degli umani saranno collegati tra loro senza mediatori. [su Internazionale del 3/3]

E, tuttavia, aggiunge:

La rivoluzione di internet è entusiasmante, ma non dobbiamo montarci la testa. Non sarà facile. Tra alcuni anni la rete sarà più accessibile e più attraente di quanto sia oggi la tv. Ma per adesso è il contrario: l'accesso alla televisione è facile e apparentemente gratuito, quello alla rete è macchinoso e costoso, specialmente in Italia. La tv si usa dal divano, la rete dalla sedia; la televisione ti viene a cercare, la rete devi andare a cercarla. [..] Se fossimo davvero in una democrazia, invece di farci passare dai cinquanta ai cinquecento canali televisivi in prevalenza commerciali, le Nazioni Unite, la Banca mondiale e gli stati del mondo dovrebbero favorire la chiusura di almeno metà dei canali tv. Con le risorse di cervelli, energia elettrica, materiali e soldi così risparmiati, si potrebbero dotare entro dieci anni tutti gli scolari del globo e almeno metà dell'umanità adulta di un computer a basso prezzo e di una connessione gratuita alla rete. [su Internazionale del 3/3]

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Testimonial - all'incontrario, questa volta - dei blog è stato anche Gianluca Nicoletti sull'inserto Tuttolibri del quotidiano La Stampa di sabato 12 marzo (online, in pdf, l'intera pagina). Un articolo sgarbato e provocatorio come non se ne vedevano dai tempi delle prime e bislacche uscite in materia sul Foglio di Ferrara. Generico, indiscriminato e gratuito nell'aprire uno spaccato su una struttura di selezione dei contenuti che non funziona esattamente come i giornali e la tv, e forse per questo non è sempre intuitivo. Comunque da leggere:

La blogosfera italiana si è costruita come un universo piramidale non scalfibile ed elitario. Altro che libertà espressiva e letteratura spontanea. A dettar legge sono qualche decina di fighetti, alcuni ben supportati e vellicati da amici con addentellati old mediatici e quindi ogni loro ruttino diventa sublime espressione di novità, porto ad esempio il partorir neologismi del calibro di "intelluguale" che in un'agape "galattica" è stata sancita come civettuola definizione dell'intellettuale che operi in rete. [su Tuttolibri de La Stampa del 12/3 - in pdf]

Una carrellata con Technorati aiuta a farsi un'idea delle risposte che si è preso l'autore dell'articolo. Ma non sfugga anche in questo caso l'ironia: Nicoletti è una mente raffinata, uno che dentro la Rai sbertucciava come pochi i vizi dei mezzi di comunicazione di massa. Anche, massima provocazione, attraverso un blog: avere un blog in Rai era rivoluzionario - per dire, perfino il pacato Pino Scaccia ha dovuto traslocare su Splinder. Fuori dalla Rai, da cui Nicoletti è uscito alla fine dello scorso anno, forse certe peculiarità dello strumento devono essergli sembrate meno sovversive, a giudicare anche dagli appigli a studi dal respiro un po' corto.

A Nicoletti, ai critici dell'élite bloggante e a quanti cavalcano con gioia i limiti (a volte concreti, a volte marginali) dei blog, un suggerimento. Escano dal manipolo di blog fighetti che a quanto pare terrebbero in scacco il dibattito sulla pubblicazione personale in Italia e dedichino le proprie energie alla blogosfera profonda, quella di cui ai giornali (spesso altrettanto fighetti nel metodo) importa assai poco. Scoprirebbero tre cose che forse li riappacificherebbero con lo strumento.

Una: fuori dal giro delle presunte blogstar c'è uno zoccolo duro di ragazzi qualunque (sì, soprattutto adolescenti brufolosi che spesso si guardano semplicemente l'ombelico: ma, accidenti, si esprimono!), ai quali delle cosiddette blogstar non può importar di meno. Due: ci importasse mai di fare un confronto tra le statistiche di accesso di certi blog ritenuti fighetti e certi blog ritenuti di periferia, forse l'immagine mentale di una piramide la riserveremmo ad altri modelli di comunicazione. Tre: ma leggeteli, quei benedetti diari, meno immaturi, brufolosi e sgrammaticati di quanto a volte si pensi. Sono persone qualunque che condividono il loro punto di vista sul mondo: non riuscite proprio a vederlo il piccolo miracolo? Non tanto per il punto di vista, ma per la disponibilità mentale al racconto di sé, alla condivisione, al confronto: questa è democrazia che rientra in circolo! «Un dovere per ogni intelligenza», come dice bene SiFossiFoco.

E mi chiedo se possiamo permetterci di essere tanto tronfi da non rendercene conto, di questi tempi.

Posted by Sergio Maistrello at 01:46 p. in Blogotipi | Permalink | Commenti (1) | TrackBack

04/03/05

Tracce fresche fuori dal recinto

Piccola antologia di segnali interessanti che riguardano i blog, presi per il bavero dopo averli lasciati decantare per qualche giorno. Tre fatti e una sensazione.

Il primo fatto. I due maggiori quotidiani italiani hanno rinnovato in questi giorni il loro sito Web. Hanno introdotto qualche intuizione e una griglia pensata per le esigenze della pubblicità, ma poche novità concrete e soprattutto nessuna concessione ai processi profondi favoriti dalla Rete. Unico strappo alla resistenza old media sono i feed, ovvero la distribuizione dei contenuti in formato semplificato e leggibile da programi residenti sul Pc di chi legge. Repubblica.it e Corriere.it oggi hanno almeno un feed Rss, e per quegli arditi sperimentatori è un passo avanti epocale.

Ora non facciamoci illusioni: con ogni probabilità nelle redazioni dei due maggiori quotidiani italiani ci si è fatti mettere fretta ben più dalle grandi testate giornalistiche internazionali, che i feed nei loro siti Web li hanno adottati da tempo, piuttosto che dai blog. Resta il fatto che queste rappresentazioni semplificate dei contenuti hanno avuto nei blogger la principale cassa di risonanza, nonché un esercito di beta tester entusiasti. Provando a immaginare la Rete come un enorme esperimento di osmosi, questo è forse il primo elemento strutturale che fa il percorso inverso, dall'individuo alla fonte di informazione istituzionale.


Il secondo fatto.
Nelle settimane scorse si è svolta un'intensa discussione sulla letteratura popolare. Il soggetto importa fino a un certo punto, benché meriti una lettura di per sé. Qui ci interessa semmai il modo in cui il botta e risposta si è sviluppato in modo trasversale tra quotidiani, settimanali, webzine specializzate, radio e blog. Il tutto con sacrosanta indifferenza per il supporto utilizzato. Prendo a prestito una manciata di frasi da una ricostruzione che Giuseppe Caliceti ha fatto a fine gennaio su Liberazione:

Il dibattito culturale più interessante di questo inizio anno si interroga sulla cosiddetta "letteratura popolare" e ha come protagonista due donne: Carla Benedetti, scrittrice e acuta critica letteraria e Loredana Lipperini, giornalista cultura di Repubblica. Tutto inizia da un articolo di Carla il 7 gennaio su L’Espresso, poi in versione integrale su Nazione Indiana, Genocidio culturale, che mi mette in guardia di fronte ai pericoli di una mutazione genetica che avrebbe trasformato l’editoria italiana in una monocultura del best seller, prendendo a esempio Io, uccido di Giorgio Faletti. [..] Loredana risponde sul suo sito "Lipperatura" che Io, uccido le è piaciuto proprio perché "popolare". E spiega che il "popolare" non va demonizzato, e "le storie degli uomini possano essere raccontate in molte forme". A un estratto live di questo dibattito/polemica che in Rete si sta allargando a macchia d’olio, si è assistito mercoledì da Marino Sinibaldi all’interno di Fahrenait su RadioTre. [citato in Lipperatura, 29/1]

Nei giorni successivi la querelle occuperà cinque colonne sulla terza pagina del Corriere della Sera, per poi rimbalzare ancora tra Nazione Indiana (sabba telematico di scrittori), I Miserabili (altra popolare piazza letteraria in bit animata da Giuseppe Genna) e ancora Lipperatura, blog quest'ultimo che rivigorirà il dibattito anche con un polemico intervento di Beppe Sebaste:

[..] Infine, sui blog. Scusate la domanda: ma non è buffo che su una tribuna così minoritaria, diciamo in un circuito di amici, si fa l’apologia del “popolare”, e poi il Corriere (che popolare, in confronto, lo è eccome, con le sue 700.000 copie vendute) lo riprende in terza pagina, e si salda così il cerchio – quello  di un’elite di volontari che scambia le proprie chiacchiere con qualcosa di effettivamente popolare? Che popolare allora voglia soltanto dire “ciò che ha potere” (cioè visibilità), in un modo o nell’altro? Non è anche questo qualcosa su cui pensare? [Lipperatura, 3/2]

Vero è che tutti i protagonisti di questo confronto sono persone con un piede nel Web e l'altro nelle redazioni dei giornali, ma il cortocircuito mediatico resta comunque piuttosto interessante.


Il terzo fatto.
Inciampando sulla tavola appena imbandita (e la vicenda si può leggere su Manteblog, dot-coma, DElyMyth, Indignato, Caymag, Tluc, Giuseppe Mayer, 127.0.0.1, SkyTG24, Paolo Valdemarin, Wittgenstein, MassiTwoSteps, Brodo Primordiale, Principe, Gaspar Torriero, Pfaall, Haramlik), ma raccogliendo in fretta i cocci, il più visitato tra i portali generalisti italiani ha inaugurato un nuovo servizio a base di blog. Non un servizio per l'apertura di blog (che già aveva), non un motore di ricerca sui contenuti dei blog (di cui s'è dotato in questa occasione), ma una rubrica redazionale che ha il compito di cercare, selezionare e rilanciare i contenuti della blogosfera italiana. Benché una decina d'anni d'esperienza di portali generalisti remi contro, Liberoblog di Libero (sito di punta del gruppo Wind), è una novità rilevante perché istituzionalizza per la prima volta in Italia i blog come fonte di contenuti e, talvolta, di notizie.

Non è chiaro quanto lontano potrà andare un servizio di questo tipo: molto dipenderà dalla sensibilità nella raccolta, dalla lungimiranza nella selezione e dalla costanza nel rilancio. È tuttavia un segnale fragoroso, un precedente importante rivolto a quell'industria pesante (pesantissima) dell'informazione, che spesso ha proprio nei portali la loro più triste e anonima rappresentazione.


La sensazione, infine.
Ci sono tracce fresche fuori dal recinto ideale dentro cui ci si immagina che i blog restino (o debbano restare) chiusi a controllare a turno il proprio ombelico. Forse è giunto il momento di cominciare a seguirle...

Posted by Sergio Maistrello at 12:22 p. in Blogotipi | Permalink | Commenti (0) | TrackBack

04/02/05

Piccoli blog crescono (e vanno a Davos)

Non se ne è parlato molto, qui da noi. I blog sono stati a Davos. O meglio: i blog sono tornati a Davos, dove avevano fatto la comparsa l'anno scorso.

Davos è la località di villeggiatura svizzera dove ogni anno si incontrano i rappresentanti dei poteri forti del mondo per scambiarsi, tra un aperitivo e una cena di gala, le proprie impressioni sul destino del mondo. Si chiama World Economic Forum, per gli amici WEF, ed è - per dirla con una felice immagine del sociologo Enzo Rutigliano - un esclusivo cenacolo di potenti. Al WEF si contrappone il WSF, il World Social Forum, il colorato raduno no global che quest'anno si è tenuto a Porto Alegre, in Brasile.

Davos ha scoperto i blog l'anno scorso: in quell'occasione Jay Rosen aveva paragonato i blog all'equivalente dell'ultimo miglio dell'editoria; Joi Ito aveva proposto la metafora della catena alimentare per spiegare l'architettura della blogosfera e l'importanza di ciascun componente; Loïc Le Meur suggeriva un effetto Napster sull'informazione sui mezzi di comunicazione tradizionale; Hubert Burda intravedeva profitti, perché dove c'è audience un modello commerciale emerge sempre. «L'età dei mass media non è altro che questo: un'età. Non è detto che duri per sempre», concludeva Rosen.

Quest'anno hanno parlato soprattutto i numeri, a cominciare dalle ultime ricerche del Pew Internet & American Life Project: si calcola che il 7% dei cittadini adulti negli Stati Uniti, pari a 8 milioni di persone, abbia un blog, sebbene il 60% ancora non sappia di che cosa si tratta. Ma non è più tempo di metafore e di sogni, a Davos: quest'anno si trattava di capire quanto questi siti personali siano un affare piuttosto che un pericolo per i bilanci dell'industria dell'informazione.

Richard Sergay (senior producer alla ABC) lascia aperte alcune domande: può un giornalista essere essere lasciato libero di gestire un blog, se si accetta la definizione di blogging come la possibilità di dire esattamente quello che si pensa, a differenza del giornalismo? Questa libertà è una minaccia per la credibilità aziendale o un modo per stabilire legami più approfonditi con i propri lettori? Risposte indirette sono arrivate da Loïc Le Meur (vicepresidente di Six Apart), che ha raccontato la peculiare esperienza di blogging condiviso tra lettori e giornalisti adottata dal quotidiano Le Monde. E da Oh Yeon Ho (fondatore e amministratore delegato di Ohmynews), che ha spiegato come è nato il celebre canale informativo online a cui contribuiscono 36.000 reporter volontari sul territorio, a fronte di uno staff redazionale minimo.

Il blog è soprattutto promessa di affari, e ne sono testimoni i venture capital (remember new economy?). Eric Hippeau (Softbank Capital) sostiene che la scelta per i media tradizionali è quasi obbligata: o comprano le piattaforme esistenti oppure se le devono costruire in casa. Anche in virtù delle nuove forme di pubblicità che ben si adattano a questo genere di siti, non è proprio il caso di ignorare il fenomeno.

Infine le ricadute politiche. David M. Webb definisce i blog come una enorme minaccia per i regimi, «ma né i blog né Internet possono garantire la transizione verso la democrazia». Anche perché, ha aggiunto Rebecca MacKinnon, nonostante la crescita smisurata della blogosfera, la distribuzione è ancora sproporzionata: il blogger medio è bianco, uomo e appartenente al mondo sviluppato.

Questi gli atti della sessione Welcome to Blogopolis. Ma si possono leggere anche il blog ufficiale del WEF, la sintesi della blog dinner di Rebecca MacKinnon, le impressioni dietro le quinte colte da Loïc Le Meur. A Davos e Porto Alegre erano presenti, inoltre, due corrispondenti di Le Monde, che hanno raccontato le loro impressioni sui blog Croniques de Davos e Porto Alegre in situ. Una raccolta di indirizzi di siti che hanno coperto in prima mano i due Forum di gennaio si trova sul wiki di Loïc Le Meur.

- ° -

A margine di Davos: pochi giorni prima si era parlato di blog e giornalismo anche a Boston, durante la conferenza Blogging, Journalism & Credibility. Sul sito ufficiale sono raccolti molti interventi, alcuni brani audio, podcasting e documentazione di base. In merito, vale la pena leggere gli appunti che Jay Rosen ha tratto in tre puntate (una, due, tre) sul suo blog.

Posted by Sergio Maistrello at 04:12 p. in Blogotipi | Permalink | Commenti (0) | TrackBack

26/01/05

Nanopublishing e il sesso degli angeli

Esplode il nanopublishing anche in Italia? È presto per dirlo. Sta di fatto che dopo Blogo (che pubblica autoblog.it, ecoblog.it, gamesblog.it, mobileblog.it, softblog.it e da qualche giorno melablog.it) sono arrivati altri quattro nanoblog diretti da Luca Ajroldi (Blogs4biz, PoliticaBlog, MissTrendy, BlogYourMind).

L'affare, in soldoni, è questo: si sfrutta una piattaforma di pubblicazione semplice ed economica e si creano aggregazioni di contenuti verticali che massimizzino le entrate attraverso i sistemi di micropubblicità come Google AdWords Google AdSense e attirino potenziali investitori interessati a gruppi - contenuti, ma omogenei - di lettori. In cambio si offrono a chi legge alcune garanzie di base su aggiornamento, approfondimento e qualità dei contenuti che un blog personale non sempre è in grado di offrire.

Se sia un affare ancora non si sa: i dati sugli accessi non sono pubblici e anche i commenti dei lettori, per il momento, non si sprecano. Per non parlare di bilanci pubblicitari: troppo presto. Meglio nascondersi, per ora, dietro agli echi degli affaroni di Nick Denton e della prodigiosa Gawker Media, madre putativa delle nanoiniziative editoriali, che oggi è in grado di pagare i suoi autori almeno 2.000 dollari al mese (su Wired c'è un ritratto interessante, mentre sulle localizzazioni italiane Massimo Bernardi tempo fa aveva qualcosa da ridire).

Sta di fatto che la simpatia verso queste iniziative non è sempre istintiva. E nei giorni scorsi c'è stato un vivace dibattito sull'argomento.

Comincia Massimo Mantellini:

posso dire che mi sembrano orrendi? si dai posso: mi sembrano orrendi. Una cosa finta, ma finta finta. Tutto il contrario di quello che mi aspetto da un blog. [commento a un post di Paolo Valdemarin]

Risponde Luca Ajroldi:

Se ti aspetti un blog nell'accezione antica del termine, questi sono un'altra cosa. Che, ovviamente, può piacere o non piacere. Questa è nano editoria. Una nuova attività in cui il blog è la forma, lo strumento, il linguaggio, la rapidità della notizia dal basso o del commento ironico. Fatto da un mix di blogger e giornalisti. Dunque,un'altra cosa rispetto al blog. Che a Mantellini non piace? Me ne farò una ragione. [commento allo stesso post di Valdemarin]

Replica Mantellini:

Il fatto che mi piaccia o no e' certamente ininfluente. Cio' che intendevo dire e' che lo strumento blog in se', per quello che vedo io, non aggiunge molto ai contenuti espressi. Per capirci: un portale in forma di blog sempre un portale resta. Questo intendevo. Anzi un portale informa di blog e' una occasione sprecata in piu'. Al limite. La mia idea e' che il valore aggiunto (brutta parola ok) del blog e' proprio cio' che in questi esperimenti di nano publishing manca. Vale a dire l'umanita' di chi lo gestisce. Tu che ne pensi? [commento a Valdemarin]

Fabio Metitieri, nel frattempo, ha un deja vu:

Non si e' visto gia' tutto per le liste di discussione? Prima strumenti carichi di umanita', poi anche newsletter da editoria minimale o da marketing selvaggio. E gli Instant messenger? Luoghi per incontri appassionati, ma anche semplici strumenti che in azienda affiancano o sostituiscono una telefonata. E lo stesso per la email, per i social network... Per i blog dovrebbe forse essere diverso? [..] Il blog e' Cms. Ognuno lo usa come gli pare, qualcuno a caldo e qualcuno a freddo. C'e' chi fa il Talebano, chi ci lavora e chi ci si promuove. So what? In Rete siamo senza memoria storica, condannati a ridiscutere sempre le stesse cose, all'infinito? Io spero di no.... [commento a un post di Mantellini]

Riassume e rilancia Paolo Valdemarin:

Credo sia di nuovo un problema di termini. Basta che un sito sia gestito con un applicazione di blogging e di conseguenza abbia post, feed, permalink, commenti ecc. per essere un weblog? Anche secondo me la risposta è "no", è importante che da un weblog emerga la voce di una o più persone e che lo stile presupponga l'inizio di una conversazione. Un indicatore facile da individuare è la persona usata: dovrebbe essere la prima persona singolare. In alcuni casi di nano-publishing si usa la prima persona plurale, intendendo che i post sono firmati da una "redazione" che comunque afferma un punto di vista che è stato in qualche modo dichiarato esplicitamente (ad esempio si tratta di un gruppo di appassionati di gadget). Quando i post sono scritti in perfetto stile impersonale, che non ha niente di male ma che è tipico del giornalismo, allora stenterei a chiamare il sito che li contiene "weblog." [post]

Interviene Luca De Biase, che da giornalista ammette di avere remore a usare un tono troppo personale:

La discriminante del blog è la disponibilità a rischiare di dire davvero quello che si pensa o che si è visto, che deriva dal fatto che non si parla a un pubblico indistinto ma si conversa con altre persone in carne ossa e bit. Quello che è impersonale nel giornalismo è il concetto che i giornali hanno del pubblico non lo stile. Il o la blogger scrive pensando a due, tre o mille persone come lui o lei. Non a un target del mercato. E' questo che distingue la conversazione. E da questo deriva il calore, la generosità, l'umanità del blog. [post]

Riprende Mantellini:

Dal mio punto di vista la percezione dell'umanita' di chi lo scrive rende per me un blog interessante. Non ho mai pensato che un blog per essere "blog" debba essere per forza cosi'. Il passo successivo della discussione potrebbe essere quello di chiederci se simili condizioni di libera espressione (chiamatele conversazioni, umanita', o come volete) che hanno il pregio immediato di convincere (o negare ovviamente) agli occhi del lettore l'autorevolezza di chi scrive, confliggano o meno con i metodi consolidati utilizzati dai mezzi di informazione professionale. Se in altre parole sia ipotizzabile vedere pezzi di blogosfera come stumenti informativi. La mia idea e' che, fuori da ogni ipocrisia o bisticcio di quartiere, si dovrebbe (in certi selezionati casi) iniziare a considerarli come tali. [commento al post di De Biase]

L'umanità di chi scrive passa anche per un nome e un cognome. Perdendo di vista il valore aggiunto di una o più firme che si devono ritenere competenti, ancorché sconosciute, i nanoblog hanno la tendenza a glissare sul nome degli autori oppure a firmare i contenuti con un nome collettivo generico. L'editore è noto, e tanto basta. Per Ajroldi è una discussione sul sesso degli angeli:

[..] La prima domanda che pongo è : alla luce della crescita tumultuosa e dell'affermazione del blog come strumento di comunicazione polivalente ha ancora un senso questo diktat (firmare i post con nome e cognome, ndr)? Ancora. Nei blog di Communicagroup viene dichiarata la società e l'editore. Con nome e cognome. Qual'è dunque la necessità di firmare i post.? Badate che gli interrogativi non sono accademia. Li pongo per aprire, se interessa, una discussione sul futuro del blog. Sul suo passaggio da strumento personale a strumento per l'informazione. E poi tendo la mano. Prestissimo i blog saranno firmati. [post]

Rilanciamolo, questo benedetto dibattito: che idea vi siete fatti delle prime iniziative italiane di nanopublishing? Perché, a due mesi dalla nascita del fenomeno, stiamo ancora discutendo della forma del contenitore e poco o nulla dei contenuti? Dove si trova il punto in cui uno strumento di pubblicazione personale, amatoriale, disimpegnato si trasforma in strumento per l'informazione a tutti gli effetti?

Domande aperte. Come lo sono i commenti qui sotto.

Posted by Sergio Maistrello at 10:53 m. in Blogotipi | Permalink | Commenti (12) | TrackBack

18/01/05

Fenomenologia del lurker

Lurker, ovvero il lettore che si tiene defilato e si guarda bene dal dare segni della propria presenza. Come a dire: il classico consumatore di giornali e tv (basta che paghi); e, perché no, anche di portali Web (basta che generi traffico). È la norma dove il canale di comunicazione è passivo, ma è un comportamento che stride con la vitalità delle - come le definisce Giuseppe Granieri - zone abitate della Rete, dai siti personali ai gruppi pubblici di discussione. È come entrare in una biblioteca di paese e non rivolgere una parola all'impiegata del Comune: il che non impedisce affatto di consultare i libri, ma magari la bibliotecaria avrebbe gradito.

Così, all'inizio di gennaio, si è sparsa per la blogosfera l'idea di istituire un de-lurking day, una manciata di ore a disposizione dei lurker dei blog, i lettori silenziosi, per lasciare una traccia del proprio passaggio. In altre parole: non ti manifesti perché non trovi un contesto per esprimerti? Voilà, eccoti un contesto fatto su misura per te: questo è lo spazio in cui scrive chi non ha nulla di particolare da dire.

La proposta nasce il 5 gennaio, con tanto di icone da diffondere online, sul blog americano paper napkin:

I know you're out there. My stats tell me you're out there. And today you have a once in a lifetime chance to let your presence be known. Well, okay, technically you have that chance everyday, but today is De-Lurking Day! A special day celebrating lurkers, and exhorting you to muster the strength and bravery to click on that comment button and end the deafening silence. So say hi, or tell me your wish for 2005, or what you're having for lunch, or your diabolical plan for world domination-- whatever. I am one of the worst offenders, and may be popping by your site to say "Hello, I'm Sheryl, and I am a lurkaholic"

Come accade alle piccole idee confezionate bene, il successo è immediato (200 commenti in poche ore, prima della chiusura degli stessi: l'ideatore aveva promesso di donare un dollaro in beneficenza per ogni lurker uscito allo scoperto). L'iniziativa si diffonde e fa proseliti in tutto il mondo, generando peraltro una sottoletteratura da commento improvvisato e a tema libero tutta da scoprire.

Anche in Italia dove il primo de-lurking day - dimenticando la beneficenza, peccato - viene istituito spontaneamente tra l'11 e il 13 gennaio: lo adottano, con risultati variabili in funzione della popolarità del sito e dell'entusiasmo dimostrato, La vita istruzioni per l'uso (64 commentatori rivelati), Quattro Passi (24), Zitti al cinema (78), PensieriInEcCesso (24), Indignato (20), Daveblog (197), Manteblog (192)... e qui magari interrompiamo la lista, rimandando a una ricerca su Google il resto del lavoro.

Interessante è spulciare i commenti, dove emergono alcuni sottointesi del rapporto tra blogger e lettori. Senza attribuirne paternità e provenienza, che ci interessa poco in questo momento, ecco alcune perle:

- Io leggo, ma commento poco perchè mi intimorisci!

- Appunto lurko e basta per non scrivere stupidaggini.

- Confesso: la maggior parte delle volte lurko. Per discrezione? Mah, diciamo la verità: è più la pigrizia…

- Ma secondo me qui da te commentano pure i ciechi, non sei esattamente il tipico blogger che ha bisogno del De-Lurking Day per conoscere i propri lettori.

- sono un lurker e manco lo sapevo

- Devo dire che il nome "lurker" non mi piace... non c'è modo di trovare qualcos'altro? Il Silente?

- ma avete mai pensato che, semplicemente, a volte ci sono richieste, oltre alle passwords, una serie di specifiche che manco si capiscono? o anche questo (la conoscenza delle url, per esempio) è un filtro, per quanto involontario? (o volontario?)

- Ti leggo praticamente tutti i giorni, e sei uno dei miei preferiti, ma, al contrario della vita reale, la mia vita da lettrice di blog è silenziosa... Mi piace "ascoltare"!!

- L'hai voluta tu... ebbene sì, ti leggo quotidianamente. Ti invidio disperatamente. Mi inibisci ripetutamente. Per questo non commento mai. Sei troppo bravo.

- ma se uno legge solo che poi, beh, si vergogna?...(ciao)

- hai l'incredibile capacità di far sentire scemo qualcuno.

- Dopo tutto non siamo che segni... questa è la mia traccia.

- il silenzio è d'oro... ma star per un giorno è meglio! :-)

- Una volta al giorno di qua si passa. Oggi si macchia il foglio. Ciao.

- E' cosi' bello lurkare e ridere delle scempiaggini che dicono gli altri....

- Eh, il feed lo rende difficile, poi la pigrizia...un saluto rurale!

- Io pure commenterei, ma quel Metitieri... :-)

- Ho vinto qualche cosa?

- ° -

A proposito di beneficenza: i 200 euro devoluti da paper napkin sono andati a una delle associazioni impegnate nel Sud Est asiatico. A questo proposito, segnalo uno studio pubblicato di Marco Montemagno su come i blog abbiano affrontato la catastrofe in termini di racconti di prima mano e di mobilitazione in favore delle popolazioni colpite, pretesto per un'analisi del ruolo che i siti personali («I nuovi padroni di casa del Web») si sono ritagliati nel grande gioco dell'informazione.

Posted by Sergio Maistrello at 11:54 m. in Blogotipi | Permalink | Commenti (3) | TrackBack

13/12/04

Sei massa, evidenziatore o proconsole?

Da un mesetto a questa parte è capitato che si sia parlato parecchio di politica sui blog italiani. Non solo di politici: di approcci alla politica e delle ricadute sui blog. Proviamo a fare ordine (sullo sfondo ideale dei pinocchietti che da alcuni giorni aprono la pagina di Webgol).

La discussione è iniziata il 22 novembre su Blog Notes, dove si cerca di stilare un elenco dei blog vocatamente politici, ovvero dei siti personali che si occupano prevalentemente di temi politici. Seguono una prima lista e una seconda versione al netto di suggerimenti e incroci di dati con Technorati (il motore di ricerca che analizza la blogosfera). Questo è il quadro che ne esce, suddiviso per orientamento prevalente a destra, a sinistra o per schieramento non classificabile:

Destra

http://www.ilfoglio.it/camillo/ (159 links from 142 sources)
http://www.rolliblog.net/ (36 links from 22 sources)
http://www.instablog.org/ (35 links from 29 sources)
http://1972.splinder.com/ (27 links from 23 sources)
http://iloveamerica.splinder.com/ (19 links from 17 sources)
http://leguerrecivili.splinder.com/ (14 links from 12 sources)
http://harry.ilcannocchiale.it/ (10 links from 10 sources)
http://jimmomo.blogspot.com/ (8 links from 8 sources)
http://controcorrente.ilcannocchiale.it/ (8 links from 8 sources)
http://daw.ilcannocchiale.it/ (6 links from 5 source)
http://v.splinder.com/ (3 links from 3 sources)
http://ilcavouriano.ilcannocchiale.it/ (2 links from 2 sources)
http://junipers.blogspot.com/ (2 links from 2 sources)
http://antikomunista.splinder.com/ (1 link from 1 source)

Sinistra

http://www.wittgenstein.it/ (325 links from 259 sources)
http://leonardo.blogspot.com/ (272 links from 244 sources)
http://blogs.it/0100206/ (414 links from 88 sources)
http://www.sabellifioretti.com/ (94 links from 76 sources)
http://www.pfaall.com/ (245 links from 36 sources)
http://homepage.mac.com/paferro/iblog/paferrobyday/index.html (29 links from 27 sources)
http://blogs.it/0100523/ (9 links from 6 sources)
http://www.lebowsky.it/dblog/default.asp (4 links from 3 sources)
http://europa.ilcannocchiale.it/ (3 links from 3 sources)
http://ricordiamocene.ilcannocchiale.it/ (2 links from 2 sources)
http://ghirone.ilcannocchiale.it/ (1 link from 1 source)
http://www.aldocivico.com/blog (2 links from 2 sources)
http://misteriitalianienon.splinder.com/ (0 links from 0 sources)
http://www.ilpartitopossibile.splinder.com/ (0 links from 0 sources)

Non schierati/Da classificare

http://liberopensiero.ilcannocchiale.it/ (44 links from 37 sources)
http://laradice.iobloggo.com/ (12 links from 12 sources)
http://fratelliditalia.iobloggo.com/ (9 links from 9 sources)
http://sorvegliatospeciale.splinder.com/ (7 links from 7 sources)
http://iranwatch.ilcannocchiale.it/ (7 links from 7 sources)
http://windrosehotel.splinder.com/ (5 links from 5 sources)
http://www.lucacoscioni.it/ (7 links from 2 sources)
http://mondocane.splinder.com/ (1 link from 1 source)
http://www.demosfera.net/ (0 links from 0 sources)
http://controlapenadimorte.splinder.com/ (0 links from 0 sources)
http://referendumanchio.splinder.com/ (0 links from 0 sources)

Blog con categoria "politica"

http://brodoprimordiale.net/ (302 links from 241 sources)


Update: date anche un'occhiata a Facciamo qualcosa di sinistra.

[da Blog Notes, 25/11]

Oltre che nei commenti di Blog Notes, la discussione si è sviluppata a casa di Antonio Sofi (Webgol), dove si è parlato di marginalità dei blog italiani, timidezza politica e influenza in un contesto locale, e poi a casa di Leonardo, che si è prodotto in una serie memorabile di ritratti politici del blog: blog-massa («che fanno politica, ma più spesso vanno al bar»), blog-evidenziatori («che fanno rassegna stampa»), blog-proconsoli («in missione nel mondo per conto nostro»), blog-addentro («che spiano nei corridoi»), blog-persona («tutto questo è informazione, senza dubbio, ed è anche politica, ma soprattutto è teatro, e il Blog-persona ne è il protagonista») e ancora continua in questi giorni.

-°-

Un'altra classificazione sul tema arriva ancora da Webgol. Lo spunto in questo caso, però, è un altro: che cosa è rimasto del già povero panorama della comunicazione online a quasi due stagioni di distanza dalla tornata elettorale primaverile? Antonio Sofi mette mano ai suoi appunti e fa l'appello, con risultati desolanti. La prima di una serie di puntate suddivise per raggruppamento politico è stata pubblicata venerdì 10 dicembre:

Forse, penso, il criterio migliore sarebbe dividere i siti in base a cosa ne sia rimasto dopo il giorno delle elezioni. Provo una categorizzazione.

- Siti desaparecidos (cancellati o inesistenti)
- Siti ibernati (colpiti da malìa gorgonica, pietrificati il giorno stesso delle elezioni, in attesa di risveglio)
- Siti polverosi (poco aggiornati)
- Siti aggiornati (aggiornati con costanza)
- Siti blog-a-like (à là blog)

[da Webgol, 10/12]

-°-

Per concludere, una segnalazione da Manteblog, che suggerisce ai politici un po' di cautela nelle dichiarazioni o quanto meno una verifica della memoria profonda del Web prima di lanciarsi in incaute e definitive opinioni:

CHIEDI a GOOGLE

Interpellato dai giornalisti sulla sentenza SME Massimo D'Alema ha seccamente affermato: "Mai commentato sentenze, né prima né dopo".

link n°1
[..]
[da Manteblog, 10/12]

Posted by Sergio Maistrello at 11:28 m. in Blogotipi | Permalink | Commenti (1) | TrackBack