15/05/07
WiMax alla rincorsa per l'Italia
Si avvicina l'arrivo del WiMax, promessa di banda larga wireless realizzata ovunque in Europa fuorché in Italia. Il 19 maggio c'è stata infatti la delibera dell'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), con la quale sono state fissate le regole per l'asta WiMax (in estate). Si chiarisce inoltre il quadro delle frequenze disponibili, in Italia, per gli operatori che vogliono offrire WiMax (il range è 3,4-3,6 GHz, come da indicazioni europee).
È partita insomma la volata finale nella corsa che porterà i servizi WiMax al pubblico (nel 2008, se la tabella di marcia non avrà altri intoppi). Il rischio di inciampare a un passo dal traguardo c'è ed è ancora forte; soprattutto, ci sono dubbi sia sulla qualità finale del servizio, in Italia, sia sugli spazi di mercato che potrà avere questa tecnologia, visto che arriverà in forte ritardo da noi.
Per cominciare, ha suscitato le proteste di alcuni piccoli provider (ma l'applauso da parte del produttore Alvarion) il regolamento d'asta di Agcom. È stato deciso che le licenze saranno tre, per ciascuna area in cui il Ministero delle Comunicazioni dividerà l'Italia per il bando. Due lotti di licenze saranno relativi a macro-aree (da due a quattro regioni accorpate) e quindi saranno facile preda dei grandi operatori (dotati di un maggiore budget, adatto a offerte su un vasto territorio). Per i "nuovi entranti", però, come li definisce Agcom nella delibera, ha riservato il terzo lotto. Primo, perché sarà su aree regionali. Secondo, perché sono escluse dalle offerte per la terza licenza gli operatori già dotati di frequenze per servizi di banda larga wireless. Il che taglia fuori Telecom, Wind, Vodafone e 3, ma non Fastweb e BT, che pure sono grandi operatori; ma forse ulteriori dettagli della delibera, che saranno pubblicati a breve sul sito, chiariranno come il terzo lotto sia riservato davvero ai piccoli operatori. Si spera di coinvolgerli nelle aste WiMax, perché è da loro che potrebbe venire il maggiore impeto di rinnovamento nel panorama banda larga italiano e il maggiore impegno nelle aree del digital divide.
Agcom, del resto, è consapevole di un rischio: che i grandi operatori acquistino le licenze WiMax e poi non le utilizzino per servizi al pubblico; e che agiscano così solo per bloccare il mercato ed eliminare una potenziale tecnologia concorrente all'Adsl o all'Umts. Ecco perché Agcom ha fissato, nella delibera, l'obbligo per i licenziatari a coprire almeno il 30 per cento del territorio assegnato e a offrire il servizio entro 30 mesi. Pena, la revoca della licenza. Resta da vedere se sarà sufficiente a scoraggiare eventuali mire protezionistiche.
Il problema più grave viene in realtà da un altro fronte: le frequenze. Ogni licenza avrà 21 + 21 GHz (cioè 42 GHz divisi con tecnica Fdd, Frequency division duplex), che sono una buona quantità per sfruttare al massimo le capacità di banda del WiMax. Peccato che da noi circa metà di queste frequenze (come riconosciuto dal Ministero delle Comunicazioni) è sporco, cioè soggetto almeno in parte alle interferenze dei radar del Ministero della Difesa. Il passaggio delle frequenze dalla Difesa alle Comunicazioni, quindi, non è stato ancora ultimato ed è improbabile, ormai, che lo sia per il giorno dell'asta. Il tutto minaccia la qualità del WiMax, nelle regioni dove le frequenze sono sporche (Lazio e Lombardia, tra le altre). Interferenze significano infatti cattivo segnale, debole connessione; la speranza, però, è che il problema sia minimizzato dai software integrati negli apparati wireless. Le nuove versioni hanno rimedi ("workaround") sempre più sofisticati per tenere in piedi la connessione anche in presenza di canali sporchi da interferenze.
Posted by Alessandro Longo at 03:00 m. in Connessioni | Permalink | Commenti (9) | TrackBack



