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25/08/06
La battaglia del dial-up: il quadro
I rinnovati sforzi di Telecom Italia nel mercato dial-up, con l'arrivo della prima e-mail gratuita firmata Alice, sono una buona occasione per dare un'occhiata a quali sono le offerte più interessenti per chi non può o non vuole avere l'Adsl e non naviga per tante ore alla settimana. O anche per chi, nella casa al mare, non sente il bisogno di Adsl e quindi vorrebbe un e-mail "traslocabile" da una postazione all'altra.
C'è una sorpresa: gli operatori non hanno abbandonato il mercato dial-up, non hanno appiattito l'offerta: si differenziano a colpi di prezzi più o meno bassi e di servizi aggiuntivi. È utile quindi fare un confronto, per scoprire vantaggi e svantaggi di ciascuna offerta. Alice 1 Cent ha un prezzo medio-basso (inferiore a quello della tariffa urbana a tempo) e, adesso con Alice Basic, anche un'e-mail e spazio Web capienti, con in più la possibilità di consultare la posta via cellulare. Forse la nuova strategia basata della convergenza fisso-mobile è proprio uno dei motivi che ha spinto Telecom a migliorare l'offerta dial-up. Telecom ha poi interesse a conquistare utenti dial-up, per poi portarli su Adsl e, comunque, per non lasciare questo mercato troppo nelle mani di Wind; Libero e le relative e-mail sono infatti la scelta più popolare tra gli utenti dial-up. Sorprende persino che Telecom abbia aspettato finora per rispondere agli attacchi, essendo passati già parecchi mesi dalla fusione con Tin, che aveva in precedenza un'offerta dial-up. Si difende molto bene, in effetti, Wind; soprattutto per gli utenti che hanno l'unbundling o la preselezione di Infostrada: pagano 0,95 cent al minuto, cioè meno che con Alice 1 Cent. Soprattutto, l'offerta di Wind è dotata di due servizi che la distingue dalla concorrenza: Web Accelerator, che con un sistema di compressione dati velocizza il browsing, e il supporto ai modem V92 Light. Già, la tecnologia 56K non si è fermata al V90 ma, nell'indifferenza generale, tra i tripudi dell'Adsl, è passata al V92, che dimezza i tempi di connessione (da 20 a 10 secondi), velocizza l'upload (lo porta a 48 Kbps, dai 33,6 Kbps del V90) e aggiunge l'avviso di chiamata (l'utente è avvisato quando, durante una connessione, riceve una telefonata). Quest'ultima funzione è utile soprattutto per gli utenti della dial-up flat di Libero (12 euro al mese), privi di Isdn. Anche Wind, inoltre, permette di leggere l'e-mail dal cellulare I-mode.
Tiscali si distingue per altri servizi aggiuntivi: il fax, il VoIP, la possibilità di consultare la posta via telefono di rete fissa.
Quanto a prezzi, però, nessuno batte Tele2 in fascia oraria ridotta: 70 centesimi al minuto, 6,19 cent di scatto. È un'offerta però solo per chi ha la preselezione o l'unbundling di Tele2. Per gli altri che vogliano risparmiare, c'è Superfree. Notevole anche l'offerta di Wooow, soprattutto per il bonus di 60 minuti gratis ogni 90 di navigazione a pagamento.
Segue tabella con le offerte di questi e altri provider dial-up.
Operatore |
Offerta |
Costi al minuto |
Servizi inclusi |
Libero (Wind) |
Internet gratis (utenti Telecom) |
Lun/Ven 8-18.30 e Sabato 8-13: 1,90 cent. Altri orari e festivi: 1,09 cent. 0,95 cent. Scatto 12 cent. |
E-mail da 250 MB con antivirus e antispam e accessibile anche da cellulari Wind I-mode, 150 MB di spazio Web, Web accelerator, supporto v92 |
Internet gratis (utenti Infostrada) |
0,95 cent. Scatto 12 cent. |
Come sopra | |
Super Free |
Free Internet |
Lun/Ven 8-18.30 e Sabato 8-13: 1,45 cent. Altri orari e festivi: 0,732 cent. Scatto: 6,19 cent |
32 Kbps garantiti. No e-mail (solo server Smtp) |
Tele2 |
Tele2.Internet |
Lun/Ven 8-18.30 e Sabato 8-13: 1,20 cent. Altri orari e festivi: 0,70 cent. Scatto: 6,19 cent |
5 e-mail da 30 MB, 10 MB di spazio Web. No Isdn |
Telecom Italia |
Alice 1 cent |
1 cent. Scatto: 12 cent |
e-mail da 300 MB protetta da antivirus e antispam e accessibile anche via cellulari Tim, 150 MB di spazio Web |
Tiscali |
Internet Free |
Lun/Ven 8-18.30 e Sabato 8-13: 1,90 cent. Altri orari e festivi: 1,09 cent. Scatto: 12 cent |
No Isdn. E-mail da 10 MB protetta da antispam, 20 MB di spazio Web servizio fax, Netphone, Mail by Phone |
Wooow |
Wooow Free Under Tat |
Lun/Ven 8-18.30 e Sabato 8-13: 1,56 cent. Altri orari e festivi: 0,96 |
E-mail da 10 MB con antispam |
Wooow Free Tat + bonus |
Ogni minuto fino a 15 min: Lun/Ven 8-18.30 e Sabato 8-13: 1,896 cent. Altri orari e festivi: 1,092. Ogni minuto oltre 15: Lun/Ven 8-18.30 e Sabato 8-13: 1,704 cent. Altri orari e festivi: 0,984 |
Come sopra. In più: bonus di 60 minuti gratis ogni 90 di navigazione a pagamento |
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23/08/06
WiMax fisso e mobile: i progetti
Sono stati appena annunciati due progetti, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, che riguardano il WiMax, la banda larga wireless di ultima generazione. Sono molto diversi tra loro, rappresentando le due facce del WiMax (fisso e mobile), ma sono entrambi altrettanto innovativi. Per l'Italia sono come una finestra aperta sul futuro della banda larga: se tutto va bene, i giochi del WiMax nel 2007 dovrebbero essere aperti anche da noi.
L'innovazione in casa britannica è il WiMax totale, che copre cioè come un lenzuolo una città intera. Per la prima volta sarà realizzato nella città di Milton Keynes, dal provider Pipex: è un paradosso di 220 mila abitanti, nel cuore della modernissima Gran Bretagna, privi di banda larga perché negli anni settanta la città è cresciuta in un lampo e per risparmiare la rete telefonica è stata fatta in alluminio invece che su rame. Un'anomalia che sarà sanata grazie al WiMax da postazione fissa (standard Ieee 802.16d, a 70 Mbps), entro il 2006. È soltanto il primo tassello di un piano: Pipex conta di coprrie con il WiMax otto città entro il 2008, tra cui Londra e Manchester. Il che potrebbe sorprendere: di solito il WiMax, alla stregua del WiFi, è messo nella categoria delle tecnologie utili a combattere il digital divide. Come dire: in assenza di Adsl, meglio questo che niente. Il che è senz'altro vero per il satellite e, in parte, per il WiFi; è invece un giudizio che non rende giustizia al WiMax: essendo su frequenze licenziate, protette, pare abbia prestazioni valide e garantite, a fronte di prezzi ridotti. Ecco perché già da marzo il provider Urban WiMax offre il servizio al centro di Londra, alle aziende, che certo hanno sia esigenze elevate sia molte alternative per la banda larga.
Negli Stati Uniti invece la novità è un progetto cui stanno lavorando grossi nomi dell'hi-tech mondiale: i provider Sprint e Nextel, in partership con Intel, Motorola e Samsung. È un network WiMax mobile (Ieee 802.16e), che costerà 3 miliardi di euro e coprirà 100 milioni di americani entro il 2008. Permetterà loro di connettersi in banda larga con portatili, palmari e (forse) cellulari, in mobilità, un po' com'è possibile adesso, in Italia, su Umts e Hsdpa. La velocità promessa non è molto lontana dal nostro Hsdpa: 2-4 Mbps. I costi potrebbero però essere inferiori. In ogni caso è sempre utile, per vivacizzare il mercato e buttare giù i prezzi, che ci sia un'alternativa alla banda larga degli operatori mobili.
In realtà, qui in Italia servirebbe soprattutto il WiMax da postazione fissa: sia per colmare il digital divide sia per dare un'alternativa alla rete fissa su Adsl, dove Telecom Italia, controllando il backbone nazionale, la fa da padrona. Scontiamo infatti l'assenza di una rete su cavo coassiale, presente invece in quasi tutti gli altri Paesi europei. Cosicché da noi banda larga è ancora sinonimo di Adsl. Una maggiore varietà tecnologica migliorerebbe lo stato della concorrenza e tutelerebbe gli interessi dei consumatori. Sul fronte della banda larga mobile, invece, l'Italia è all'avanguardia. Il WiMax 802.16e serve più negli Stati Uniti, per colmare le grandi distanze che mettono in difficoltà le coperture degli operatori mobili. Lì infatti l'Hsdpa è ancora in via di sviluppo.
È già tempo delle prime previsioni: secondo una stima estiva di Juniper Resarch, gli utenti di WiMax mobile saliranno a quota 21,3 milioni nel 2012, contro gli 1,7 milioni del 2007 (adesso, con il nome di WiBro, è una tecnoloiga presente solo in Estremo Oriente).
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17/08/06
Chi accederà alla rete banda larga innovativa?
C'è una polemica nel presente e soprattutto nel futuro della banda larga. Ne dipende il suo destino: è la polemica sul modo in debbano essere usate le rete di nuova generazione (next generation network), in fibra ottica, super veloci (a 80-100 Mbps), create dalle grosse telco (quelle che gli esperti chiamano incumbent: la nostra Telecom Italia, per esempio). Le telco, chi più chi meno, vorrebbero tenere queste nuove rete tutte per sé e non essere costrette a condividerle con gli operatori minori (come avviene invece sulle attuali reti in rame). I concorrenti invece vorrebbero accedervi, pagando da un listino all'ingrosso, e poi usarle per offrire banda larga ai propri utenti. Sostengono che solo gli incumbent hanno le risorse per creare reti in fibra di quel livello e che comunque non avrebbe senso posare infrastrutture duplicate, una per ogni operatore, nelle stesse zone territoriali. Gli incumbent, in Europa e negli Usa, ribattono invece che è le next gen network sono frutto di nuovi investimenti e quindi, perché non sia disincentivata e frenata l'innovazione, non è giusto l'obbligo a condividerle con i concorrenti.
La questione non si limita alla banda larga, in verità. Le nuove reti possono essere usate anche per offrire servizi voce di telefonia fissa, in VoIP e non solo; e Tv su IP ad alta definizione.
Negli Stati Uniti la polemica è attuale: questa settimana una corte d'appello federale ha ribadito che i grossi operatori (le cosiddette baby bell nazionali) non debbano essere obbligate a condividere le nuove reti e a permettervi l'unbundling (con cui i concorrenti possono noleggiare il doppino dell'utente e gestirlo in autonomia). Ha confermato così una posizione che già era stata espressa da Fcc (Federal communications commission). Gli operatori come AT&T e Verizon possono quindi continuare a costruire le proprie reti 100 Mbps, dove fare servizi triple play (voce, Adsl, tv). Protesta Earth Link, sostenendo che così è penalizzata la concorrenza.
Stesso quadro in Europa, dove anche le next gen network sono in costruzione. La polemica è già scoppiata in Germania. Deutsche Telekom si oppone alla condivisione del nuovo network in fibra; l'Autorità Tlc tedesca per un po' gli ha anche dato ragione e pure gli aveva promesso di defiscalizzare i tre miliardi di investimenti fatti nella nuova rete. Poi è però intervenuta la Commissione Europea, accusando l'Autorità e DT di minacciare la concorrenza. È notizia di questa settimana la retromarcia dell'Autorità: ha dichiarato che DT non è riuscita a dimostrare che la next gen network formerebbe un nuovo mercato di prodotti (la sola condizione che, in base alle norme europee, la esenterebbe dall'obbligo di condivisione). In realtà i prodotti sarebbero gli stessi- voce, tv- disponibili su rete già esistente, solo funzionerebbero meglio. Di conseguenza ora l'Autorità, in obbedienza alle richieste della Commissione, sta chiedendo ora di trovare un accordo con gli operatori minori. Il punto è che in Europa la concorrenza è più concentrata, rispetto agli Stati Uniti. Lì c'è una manciata di operatori più o meno ad armi pari; in molti Paesi europei è ancora rilevante la posizione dell'ex monopolista nazionale.
In Italia un primo accenno di polemica si è avuto per la condivisione della nuova rete Telecom Adsl 2 Plus su IP, quest'anno. Telecom ha cercato di evitarlo, temporeggiando, nonostante il parere contrario dell'Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni). Alla fine ha acconsentito ad aprire la nuova rete agli operatori, con un'offerta all'ingrosso tuttora in fare di costruzione (il Bitstream). La polemica è in realtà solo rimandata: nel 2008 sarà varato il network in fibra di Telecom, con Vdsl a 80 Mbps, nelle grandi città. Alcune centrali telefoniche diventeranno obsolete, perché l'utente sarà collegato alla fibra ottica a livello di edificio, per servizi triple play. Telecom già ha fatto sapere che non vorrebbe aprire la nuova rete ai concorrenti; si vedrà: al momento la Commissione Europea sembra orientata a dare torto agli incumbent su questo fronte, ma ci sarà da combattere da entrambe le parti.
Come scrive il giornalista Luca de Biase, difficile capire i torti e le ragioni, perché tutto cambia a seconda dei punti di vista: davvero l'obbligo a condividere disincentiva l'innovazione? Ma se l'assenza di obbligo spiazza la concorrenza non è comunque una minaccia all'innovazione, togliendo l'incentivo a ulteriori investimenti?
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16/08/06
Prezzi in picchiata per la banda larga
I prezzi della banda larga nel mondo sono calati moltissimo negli ultimi dodici mesi. Il confronto con gli altri Paesi ci può aiutare a capire sia come si posiziona l'Italia sia quale sarà il futuro delle nostre tariffe banda larga alla luce di quanto già avviene nei mercati più evoluti.
A parlarne è Broadband Prices and Bundles: International Trends, un nuovo rapporto di eMarketer, osservatorio di ricerca con sede a New York. C'è qualche sorpresa: i prezzi negli Stati Uniti, nonostante la concorrenza e la lunga tradizione di offerte banda larga, non sono tra i più bassi; l'Italia se la cava molto bene, al confronto. eMarketer ha ricavato il costo medio per 1 Mbps di banda (dividendo il canone per i megabit offerti); negli Stati Uniti si è a quota 6,10 dollari, contro i 2,34 dell'Italia. Un anno fa erano, rispettivamente, 7,87 e 6,17 dollari. Ancora più consistente il ribasso dei prezzi in Germania: si è passati dai 46,32 ai 6,29 dollari al megabit, merito dell'arrivo delle prime offerte wholesale di Deutsche Telekom e quindi al proliferare di provider concorrenti (prima era possibile competere solo tramite unbundling). In Europa Occidentale a fare peggio è la Spagna, con 13,44 dollari al megabit e al mese: è un problema per cui i consumatori spagnoli stanno protestando, di questi tempi.
In Italia non ci possiamo lamentare, quindi; ma consideriamo anche che il confronto di eMarketer si limita alle velocità di picco dichiarate dai provider. Quelle delle offerte italiane sono molto alte, rispetto a quanto disponibile nei listini dei provider Nord Europa e negli Stati Uniti, grazie al fatto che i nostri doppini telefonici sono corti e quindi possono in teoria supportare una maggiore velocità Adsl. In realtà, esperienza insegna che le velocità reali delle nostre Adsl tendono a essere la metà o persino un quarto rispetto a quelle pubblicizzate, come da tempo denunciato e documentato dalle associazioni consumatori Adiconsum e Altroconsumo. Nei Paesi anglosassoni, invece, dove le autorità che controllano la pubblicità sono molto severe, la discrepanza tra velocità reale e nominale è poco evidente. Alla luce dei fatti, quindi, il confronto di eMarketer è quindi falsato in favore dei provider italiani.
Considerando quindi i dati sulla carta, meglio dell'Italia fa solo la Francia, in Europa: il prezzo medio per 1 Mbps è 1,51 dollari, contro i 3,05 dollari di un anno fa. La Francia è un record per i prezzi Adsl. In Estremo Oriente, dove è più diffusa la banda larga, si è perà arrivati a un nuovo livello di ribassi: lì ormai i canoni sono quasi gratuiti; c'è un diverso modello di business, scrive eMarketer: la banda larga è diventata una commodity e serve perlopiù per attirare gli utenti su contenuti e servizi di nuova generazione. Non viene mai venduta a sé stante, cioè, ma sempre in un pacchetto bundle. In Giappone il prezzo medio di un megabit è 0,75 dollari al mese; 0,73 in Coread del Sud. Con 60 dollari al mese, un giapponese si porta a casa un triple play completo, illimitate telefonate nazionali, banda larga a 100 Mbps e Tv digitale. E 60 dollari sono un'inezia per lo stipendio di un giapponese medio. Sarà forse questo il futuro dell'Adsl in Italia, quando l'offerta di servizi e contenuti banda larga sarà più matura: ciò che adesso si vende a parte, l'accesso a internet, smetterà di avere un prezzo di per sé e sarà sempre parte di un tutto.
Sarebbe un'evoluzione niente male, ma teniamo conto anche dei rischi: che nella febbre per il triple play gli operatori si mettano in testa di offrire un accesso a internet racchiuso in un recinto, dove la banda per le applicazioni di terze parti è ridotta a poco o niente, per fare posto alla Tv su Ip. È il problema della neutralità della rete, di cui abbiamo già parlato e su cui presto dovremo ritornare: è il dilemma futuro che ci toccherà affrontare.
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12/08/06
Il futuro di Fastweb passa da prezzi più bassi
Fastweb è a una svolta. Tra il 2004 e 2006 gli utenti sono raddoppiati: secondo le stime di Stefano Parisi, l'amministratore delegato, saranno a quota un milione a dicembre, tra unbundling e shared access. Fastweb si confermerebbe così la bestia più nera per Telecom Italia, il suo avversario più temibile, considerati anche i contratti milionari che gli ha vinto di recente (con Consip, Cnipa, Poste Italiane). Vittorie che non vanno giù a Telecom, che infatti ancora continua a contestarle, con un ricorso avviato presso il Tar del Lazio. Dal 2007 Fastweb potrebbe essere ancora più temibile, perché per quell'anno conta di arrivare al primo utile netto e ad estendere la contesa anche su rete mobile. Fastweb punta infatti a diventare uno dei primi operatori mobili virtuali italiani. Farebbe così quadruple play, rete fissa (VoIP), mobile (virtuale), banda larga (fibra e Adsl), Tv (su Ip). Da Fastweb c'è da aspettarselo, perché è stato il primo operatore italiano e uno dei primissimi in Europa a fare triple play.
La nuova sfida di Fastweb si annuncia interessante, per il mercato e per gli utenti, ma passa da uno sforzo necessario di rinnovamento. L'ha spiegato Stefano Parisi, in recenti interviste. Per prima cosa, da settembre punterà di più sui prezzi bassi. Fastweb è nata aggressiva sui prezzi, quando offriva un'Adsl 2 Megabit a 40 euro al mese; adesso la velocità è triplicata, ma il prezzo è restato lo stesso e tanta acqua è passata sotto i ponti del mercato Adsl. Così i canoni di Fastweb sono diventati di fascia medio-alta. Non è possibile però in questo modo competere con Telecom a tutto campo. Tocca ora sostenere il confronto su terreno del pubblico di massa, al quale Fastweb, forte di un milione di clienti già conquistati tra l'utenza più avanzata, è ormai obbligata a puntare per crescere e combattere Telecom. Prezzi più bassi quindi, e non solo sulla banda larga. Lo stesso discorso vale per le telefonate. Cinque anni fa, i prezzi di Fastweb erano aggressivi; è stato il primo operatore a lanciare il VoIP su larga scala (senza mai usare questo termine). Adesso il VoIP è su mille bocche; anche le tariffe di telefonia tradizionale sono diminuite e hanno partorito flat-rate a canoni in picchiata. I prezzi di Fastweb per le telefonate non si sono adeguati e hanno perso competitività; vedremo quale ritocco sarà fatto da settembre. Fastweb annuncia anche l'arrivo di nuovi servizi (senza spiegarne il dettaglio), per rendere più interessante l'offerta. È facile intuire che la gara per i prezzi bassi sarà portata anche su rete mobile, perché di solito, in altri Paesi europei, quelli degli operatori virtuali sono inferiori alla media. La ragione di queste novità in arrivo è che Fastweb sta per terminare la grande fase degli investimenti in infrastrutture e copertura (è prossima a raggiungere il 50 per cento della popolazione, contro il 18 per cento di due anni fa). È tempo ormai, quindi, di consolidare il proprio regno e pensare all'innovazione. Al WiMax, per esempio: un altro obiettivo di Fastweb, da lanciare nelle zone non coperte con fibra ottica e Adsl. La sperimentazione fatta da Fastweb in Valle d'Aosta pare sia andata bene, quindi adesso il prossimo passo è l'acquisto delle licenze e l'offerta commerciale; non appena sarà ultimato il passaggio di frequenze WiMax (3,4-3,6 MHz) da Ministero della Difesa a quello delle Comunicazioni (entro dicembre, è stato detto da quest'ultimo).
Un futuro che si presenta brillante, per Fastweb, quindi, anche se la sensazione è che ci sia troppa carne sul fuoco: vedremo presto quali obiettivi, tra i tanti annunciati, saranno raggiunti e daranno in effetti servizi interessanti per gli utenti.
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09/08/06
Alice ora ha l'e-mail gratuita
Adesso anche Telecom Italia offre l'e-mail gratis: è nata infatti l'offerta Alice Basic, che include una casella con 300 MB di spazio (contro i 3 Giga offerti agli utenti Alice Adsl), protetta da antivirus e antispam; più 150 MB di spazio Web e il servizio Gigamail, per inviare allegati fino a 2 GB. Se si naviga con il dial-up, c'è un buon motivo per usare l'e-mail gratis di Telecom invece di quella di altri provider. È associabile infatti a un servizio dial-up che costa 1 centesimo al minuto, con 12 cent di scatto alla risposta, senza canoni. Buone notizie, quindi, per chi naviga a consumo con il vecchio modem o con l'Isdn: Alice Basic risolve il vecchio problema di Alice 1 Cent (la precente offerta dial-up a consumo), cioè l'assenza di un'e-mail e di un server Smtp (il che condannava i suoi utenti a usare la Web mail per inviare la posta). In più, Alice Basic fa il bagno della convergenza fisso-mobile di casa Telecom: gli utenti mobili Tim possono trasformarla in Alice Mail, cioè lo stesso servizio offerto con l'Adsl; quindi 3 GB di capienza mail, 300 MB di spazio Web, 10 Sms gratis al giorno. Infine, è possibile accedere all'e-mail tramite cellulare Tim, dal portale mobile. Wind lo permette da anni, su cellulari i-mode, abilitati ad accedere alle caselle Libero. Ovviamente, molti dei nuovi cellulari, avendo il supporto pop3, non hanno bisogno di queste concessioni degli operatori: possono accedere a tutte le caselle e-mail.
Un'alternativa economica al dial-up Telecom: SuperFree, 6,19 cent di scatto, 1,45 cent al minuto in fascia intera e 0,732 cent in fascia ridotta. Non ha e-mail, ma ha un server stmp, quindi si possono usare liberamente altre caselle.
Telecom Italia si è sbizzarrita quest'estate anche con promozioni sull'Adsl. Chi si abbona ad Alice Free entro il 31 agosto naviga gratis fino al 31 ottobre. È la classica promozione estiva su Alice a consumo, criticatissima ogni anno dagli altri operatori, che si lamentano di non poter replicare queste condizioni. E infatti non ci sono promozioni simili sulle Adsl a consumo di Wind o di Tele2. Il punto è che loro pagano sempre a Telecom Italia, all'ingrosso, il traffico fatto dall'utente sulle Adsl a consumo: d'estate o d'inverno, non cambia. Vorrebbero che, a fronte di promozioni Alice con cui navigare gratis, Telecom scontasse anche il prezzo chiesto agli operatori all'ingrosso. Ma è una battaglia persa in partenza. Tele2 non è riuscita nemmeno a ottenere, dietro denuncia al tribunale di Milano l'anno scorso, che Telecom togliesse all'ingrosso il balzello di tre euro minime mensili addebitate agli operatori per le Adsl a consumo. Quelle di Tele2 e Wind continuano quindi a imporle agli utenti, di riflesso, a differenza di Alice Free (che però ha un prezzo orario un poco più alto, 2 euro contro 1,9 euro di Wind e 1,8 euro di Tele2).
L'attacco di Telecom non si ferma, in estate insiste anche sulle promozioni per chi attiva una nuova linea telefonica. Chi lo fa entro il 30 ottobre ottiene 3 mesi gratis del servizio Tutto 4 Star (segreteria e altro); se è entro il 30 novembre, ci sono invece due mesi gratis di Alice Flat o 4 Mega (curioso sia esclusa la 20 Mega). Telecom cerca così di frenare l'emorragia di utenti, che disdiscono la linea fissa o attivano quella dei concorrenti, in full unbundling (Wind, Fastweb, Tele2, Tiscali). In Italia c'è il maggior numero di linee in unbundling in Europa ed è inoltre diffusa l'abitudine a non avere affatto una linea e a fare tutto con il cellulare (secondo stime Fastweb, fa così il 15 per cento delle famiglie italiane). Contro questo fenomeno, Telecom in precedenza aveva dimezzato il prezzo di attivazione della linea, ora tornato però ai consueti 150 euro, con l'aggiunta per di queste promozioni.
Le quali si sovrappongono a quella che regala due mesi a chi si abbona entro il 31 agosto alle Adsl flat di Alice, con l'opzione del modem a noleggio (che però si paga fin dal primo mese, a 3 euro). Il che vale anche per chi passa da un'Alice a consumo a una flat.
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04/08/06
Porte aperte ai telefoni universali
Le nostre istituzioni del settore si stanno dando da fare in questi giorni e il risultato sarà porte aperte sull'innovazione: telefoni universali, fisso-mobili, operatori mobili virtuali. Lo dicono due notizie arrivate in settimana: l'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) ha dato il via libera, sebbene provvisorio, a Unico, l'offerta convergente di Telecom Italia, che aveva bloccato per sospetta anticoncorrenzialità. Giungono inoltre le prime risultanze di un'indagine Antitrust partita su denuncia di Tele2 e di altri operatori fissi contro Tim, Wind e Vodafone, accusati di fare cartello contro l'arrivo di operatori mobili virtuali in Italia. Pare che l'Antitrust, come riportato da Panorama Economy e da Repubblica, sia propensa a condannare i tre operatori mobili. La sentenza definitiva è fissata per il 21 settembre. L'effetto di una condanna, oltre alla multa (che di per sé dovrebbe essere ingente, visto gli interessi in gioco), potrebbe essere l'apertura del mercato degli operatori virtuali. L'Agcom infatti potrebbe essere indotta, da questa sentenza dell'Antitrust, a rompere gli ultimi indugi e obbligare gli operatori mobili ad aprire le proprie reti ai richiedenti, che così, da virtuali, potrebbero offrire servizi e Sim. È noto che l'Agcom ci sta riflettendo su da alcuni mesi e se finora non è intervenuta è perché c'erano in giro voci di possibili e imminenti accordi tra operatori reali e virtuali, entro fine anno. C'è però anche il timore che gli operatori reali la stiano tirando troppo per le lunghe con le trattative e stiano temporeggiando, negando così l'arrivo dei virtuali. In tal caso, l'intervento di Agcom, spalleggiata dalla sentenza Antitrust, sarebbe risolutore.
È in gioco l'innovazione della telefonia fisso-mobile italiana. Diventando virtuali, gli operatori di rete fissa privi di rete mobile potrebbero non solo lanciare tariffe unificate (per cellulari e telefoni di casa o di ufficio), ma anche prodotti innovativi analoghi appunto a Unico, di Telecom. Finora è stato bloccato da Agcom proprio perché altri operatori fissi, non riuscendo a diventare virtuali, non potevano fare un'offerta analoga. Adesso Agcom si è messa alla finestra: ha dato il via libera a Unico, ma in forma sperimentale: Telecom potrà venderlo per soli sei mesi e a un massimo di 30 mila utenti. Agcom così vuole studiare l'impatto sul mercato e scoprire che succede nel frattempo; dopo, deciderà il da farsi: è possibile che se non sorgeranno operatori virtuali dovrà intervenire per rendere d'autorità Unico replicabile. Agcom, insomma, prende tempo; ma sembra davvero intenzionata a superare l'impasse in cui sono cadute le offerte convergenti.
Da un altro pulpito, a scalpitare in questi giorni è Vodafone. Se da una parte non sta facendo molto per fare arrivare gli operatori virtuali, dall'altra anche lei è interessata alla convergenza fisso-mobile e vorrebbe regole più ferree per limitare la potenza di Telecom. Chiede infatti che siano divise d'imperio le due divisioni di Telecom, quella fissa e quella mobile; o che almeno sia reso pubblico il suo database di utenti di rete fissa. Vodafone infatti accusa Telecom di usarlo per fare offerte personalizzate di rete mobile, potendo conoscere a menadito le esigenze di quelli di rete fissa. Secondo Vodafone, questa integrazione tra le due reti Telecom è anticoncorrenziale; è un vantaggio troppo grande e unico, che non mette gli altri operatori nella posizione di competere. Sulla strada della convergenza fisso-mobile, intesa come il futuro inevitabile della telefonia italiana ed europea, ci sono insomma tensioni e accuse incrociate, da parte di aziende che a vario titolo chiedono l'intervento di Agcom quando si tratta di limitare i concorrenti, mentre fanno di tutto per scansarlo quando è in gioco la loro libertà di agire. La verità di fondo è che la convergenza è uno scenario nuovo, impensato dalle istituzioni fino a qualche mese fa (nonostante gli allarmi lanciati da esperti quali Maurizio Decina), che quindi si sono trovate un po' impreparate ad affrontarlo. Ora devono mettere a punto in tutta fretta nuove regole per equilibrare i rapporti tra concorrenti.
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