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31/07/06
Più vicine le Adsl di qualità e garantite
A fine luglio è arrivata di soppiatto una notizia che le associazioni consumatori aspettavano da tempo e infatti hanno ora accolto volentieri, anche se la battaglia è ancora aperta: si va verso regole più certe per dare agli utenti Adsl di qualità più trasparente e più garantita.
All'opera è già, infatti, una delibera pubblicata il 20 luglio dall'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) che chiede ai provider Internet di pubblicare, entro fine agosto, alcuni dettagli finora sconosciuti delle loro offerte. Dettagli che però saranno utilissimi agli utenti per destreggiarsi in una selva di Adsl caratterizzate da velocità di picco più o meno alte e poche garanzie reali sulla qualità del servizio e dell'assistenza clienti. S'intende che le regole Agcom riguarderanno tutti i servizi di accesso a Internet da rete fissa, ma è chiaro alla stessa Agcom che il tutto impatterà soprattutto sull'Adsl, dove c'è il mercato più competitivo e dove si accumulano le proteste degli utenti.
I parametri che ora dovranno essere comunicati rientrano in dieci categorie, definite da Agcom dopo due giornate di consultazioni con gli operatori e le associazioni dei consumatori. Sono: tempo di attivazione del servizio, tasso di malfunzionamento, tempo di riparazione guasti, tempo di risposta alle chiamate al call center, numero di addebiti contestati, tasso di indisponibilità del servizio dial-up, velocità di trasmissione dati, tasso di insuccesso nella trasmissione dati, ritardo di quest’ultima in una singola direzione, caratteristiche dell’offerta base. I primi sei valori sono meno problematici da comunicare e quindi senz'altro li troveremo presto pubblicati sui siti degli operatori, a complemento dei dati delle offerte. L'ultimo valore è in realtà già presente sui siti: velocità di picco, e-mail e servizi aggiuntivi... Discorso a parte per i valori dal sesto al nono: sono i più delicati ed è qui che si farà battaglia, perché attengono alle prestazioni della linea. Un mare dove- ogni utente Adsl lo sa bene- si naviga a vista. Il punto è che il provider non può dichiarare le prestazioni in senso assoluto, in quanto Internet è un mondo troppo complesso, variabile. Ecco quindi che nei prossimi mesi gli operatori e Agcom lavoreranno per meglio definire che cosa di preciso e in che misura bisogna dichiarare. L'idea di fondo è che l'operatore dovrà indicare nel contratto, per esempio, che la velocità sia di un certo livello, in media, per i file scaricati da un preciso server. Agli utenti saranno forniti gli strumenti per verificare che sia vero. A che pro? È l'aspetto più rivoluzionario della delibera: le garanzie. Gli operatori si devono impegnare a garantire i valori dichiarati dal primo al nono, pena possibilità, per l'utente, di disdire senza penali il contratto. Il vantaggio per gli utenti, se tutto va bene e se gli operatori non boicotteranno questa delibera pubblicando in accordo valori bassissimi, è quindi triplo. La maggiore trasparenza rende più facile ed efficace l'acquisto; inoltre incentiva gli operatori a fare meglio (perché vizi e virtù di ciascuno saranno alla luce del sole). Infine, le garanzie sono armi con cui gli utenti possano vedere rispettati i propri diritti. L'obiettivo è ambizioso, ma non è vicinissimo: bisognerà aspettare i primi mesi del 2007. La prossima mossa, dopo che Agcom, operatori e consumatori si saranno messi d'accordo sui dettagli, sarà pubblicare la prima carta dei servizi internet, contenenti i diritti degli utenti.
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28/07/06
Tiscali pensa all'Adsl per giocare
Tiscali ha lanciato oggi l'Adsl Gaming, a 34,95 euro al mese per una velocità di 10/1 Mbps. È destinata ai soli utenti coperti da rete unbundling di Tiscali. La particolarità di quest'Adsl è che è attivata in modalità Fast, invece della solita Interleaved. Tiscali può così abbassare la latenza media a 40-50 millisecondi, contro i 60-70 millisecondi dell'Interleaved che, salvo altrimenti specificato, è la modalità con cui vengono di solito attivate le Adsl normali in Italia. Minore latenza significa che ogni invio e ricezione di dati a/da un computer remoto ci mette meno tempo a partire. È un vantaggio inutile quando scarichiamo grosse moli di dati in un colpo solo (via Ftp, via e-mail, sul peer to peer, per esempio). Al contrario, migliora tanto l'esperienza di tutte quelle applicazioni sincrone, che fanno scambio frequente di piccoli pacchetti, quanto più possibile in tempo reale (senza ritardi).
È il caso del VoIP e del gioco online, per i quali quindi sono molto indicate le Adsl Fast. Non per niente, il primo operatore italiano a lanciare il Fast è stato Ngi, che gestisce un portale di giochi online. Nel caso del VoIP, l'eccessiva latenza produce echi, parole spezzettate e potrebbe rendere impossibile la conversazione. Nel caso dei videogame online, la latenza ("lag") produce un ritardo tra quello che l'utente fa sul proprio computer, da una parte, e quello che, dall'altra, in effetti avviene in partita. In giochi molto competitivi, la latenza può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta, perché ci si può ritrovare morti prima ancora di vedere il nemico.
La mossa di Tiscali è notevole non in senso assoluto (numerosi provider medio-piccoli offrono da anni la Fast), ma perché è la prima volta che un operatore grande, rivolto al pubblico di massa, offre questa possibilità. Di conseguenza, trattandosi di un operatore dotato di rete unbundling, è la prima volta che la Fast è abbinata a un'Adsl con così tanta banda di picco, a un canone economico. Finora gli operatori maggiori hanno voluto evitare i grattacapi della Fast, che riduce la latenza perché rinuncia a controllare gli errori di trasmissione; su doppini con problemi (vecchi e logori) può rendere difficoltosa la connessione (obbligando a ripiegare su Interleaved). Un operatore grosso ha tanti utenti da gestire; perché complicarsi la vita con una modalità che ha queste controindicazioni? Si consideri che il cambio di modaltà va richiesto comunque dall'operatore a Telecom, con una perdita di tempo e intoppi burocratici sempre in agguato. Tanto più che l'utente medio è poco interessato a sottigliezze come il gioco online veloce e a migliorare l'efficienza del VoIP. Al contrario, un provider minore ha meno utenti e quindi può permettersi di seguirne le peripezie della Fast; inoltre è più interessato a ritagliarsi una nicchia tra i giocatori online. Il fatto che Tiscali abbia ora cambiato idea significa due cose: ha cominciato a considerare interessante questa nicchia e pensa di poter gestire senza problemi le controindicazioni della Fast, grazie a una rete unbundling sempre più sviluppata. Non a caso, infatti, ha lanciato quest'offerta solo sulla propria rete: qui è più certa di poter tenere tutto sotto controllo, senza passare dalla burocrazia di Telecom. A questi fattori si aggiunge il fatto che, tra i principali operatori Adsl, Tiscali è quello che più ha l'anima dell'internet provider, attento a seguire gli umori e le passioni della comunità online.
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26/07/06
Fon ha un alleato italiano: Elitel
Buone notizie per gli utenti italiani del progetto internazionale Fon, ormai arrivati a quota tremila. È riuscito a conquistare l'interesse di un primo operatore telefonico qui in Italia: Elitel. Le due aziende hanno stretto un accordo che ha le carte giuste per essere a vantaggio di tutti: Fon, Elitel e gli utenti dell'uno e dell'altro.
Il punto di partenza è un problema: condividere la propria Adsl tramite Fon è illegale, adesso, in Italia. Soprattutto perché viola la legge Pisanu antiterrorismo, che obbligherebbe, a chiunque fornisca accesso Internet a estranei, di identificarli in modo univoco e tenerne custoditi i log di connessione fino al 2007. È un'attività di cui non si può occupare l'utente Fon (è un lavoro da provider); Fon potrebbe farlo ma ancora non si è attrezzata per riuscirci. Altro problema: da luglio è possibile condividere l'Adsl guadagnandoci, tramite account Fon di tipo Bill; ma in Italia fare soldi con gli accessi Internet è concesso solo ai provider. Terzo: molti contratti Adsl di provider italiani vietano di condividere la connessione così come richiesto da Fon.
L'accordo con Elitel risolverà con facilità questi ultimi due problemi, mentre si dovrà lavorare per affrontare il primo. Il tutto sarà fatto entro l'autunno, visto che l'accordo sarà finalizzato fra tre mesi. Questo tempo serve appunto ai due per oliare i meccanismi e adeguarsi alle leggi italiane.
Per ovviare ai limiti delle leggi e dei contratti Adsl, gli utenti Bill saranno inquadrati come agenti commerciali di Fon; se il provider Adsl protesta, inoltre, Fon potrà consigliare di cambiarlo e di passare a Elitel. Per il problema della legge antiterrorismo, invece, adesso Elitel aspetta che Fon si organizzi e cambi i propri sistemi in modo da identificare gli utenti italiani e inviare al partner i log delle connessioni. L'accordo prevede inoltre che Elitel preinstalli il software Fon sui router Adsl forniti ai clienti.
Il vantaggio per Elitel è che potrà offrire ai propri utenti libero accesso agli hot spot WiFi Fon in Italia e nel mondo: adesso sono 72 mila e continuano a crescere. Anche Telecom ha potuto offrire il WiFi ai propri utenti Adsl, ma ha dovuto investire in hot spot; Elitel potrà raggiungere un obiettivo simile spendendo pochissimo, visto che nel caso di Fon sono gli utenti a creare i punti di accesso WiFi.
UPDATE
Fon ha messo nel sacco un altro accordo: con Roma Wireless, l'operatore che ha installato hot spot WiFi in numerosi luoghi storici romani. D'ora in poi, il network di Roma Wireless entra a far parte di quello di Fon. Gli utenti dell'uno potranno accedere agli hot spot dell'altro, e viceversa.
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25/07/06
Skype va verso la telefonia e la mobilità
Skype sta per fare il grande salto. Sta per emanciparsi dal proprio ruolo di applicazione per computer e sbarcare sui telefoni, per di più mobili, cordless ora ed entro dicembre veri e propri cellulari.
L'annuncio è di qualche giorno fa: stanno per arrivare i primi quattro cordless che hanno Skype installato e che non hanno bisogno di un computer per fare VoIP. I cordless già usciti sono invece tutti Usb. I fantastici quattro- targati Belkin, Edge Core, Netgear e Smc- hanno anche il supporto WiFi, il che è un invito di Skype a fare VoIP in modo nomadico, semi mobile, a casa, in ufficio, su hot spot pubblici. Un doppio salto quindi, nello stesso momento, verso telefoni autosufficienti rispetto ai computer e verso il WiFi. Segno che entrambe le cose sono strettamente connesse nella strategia di Skype. Finora ha raccolto tanto nel mondo dei computer, è diventato il software VoIP più usato (100 mila utenti), ma adesso c'è da osare di più. Estendersi dall'universo dei computer, tutto sommato ristretto, in particolare qui in Europa, e saltare sulle più ampie praterie della telefonia vera e propria. E già che c'è, perché limitarsi alla telefonia fissa, come hanno fatto tanti altri servizi VoIP anche famosi (Vonage)? No, in un sol colpo Skype pensa in grande e mette il WiFi nel telefono.
È un primo passo. Pochi giorni dopo quest'annuncio, ce n'è stato un altro: Alistair Shrimpton, manager di Skype nel Regno Unito, ha ribadito che entro fine anno sbarcherà su cellulari veri, dual mode Gsm/WiFi, di produttori quali Motorola e Nokia. Skype prova da mesi a fare questo passo. Il problema è che i nuovi cellulari WiFi sono ancora piuttosto costosi e inoltre monterebbero un sistema operativo symbian che ancora non soddisfa del tutto le esigenze di Skype. Quelli che arriveranno a fine anno dovrebbero però essere più economici e avere una versione del symbian più evoluta. Ma entro fine anno Skype arriverà anche su videofonini di 3, in vari Paesi del mondo, tra i quali l'Italia, e in questo caso funzionerà non via WiFi ma su rete mobile Umts/Hsdpa. Altra differenza: Skype non sarà soltanto sui videofonini symbian di 3, ma anche su quelli più semplici, perché l'applicazione Skype mobile sarà basata sul linguaggio Java. Avrà il VoIP e l'instant messaging. Sono proprio i cellulari la frontiera che più sta a cuore a Skype, per estendere ancora di più il proprio parco utenti: <<nel 2006 la nostra priorità è diventata la telefonia mobile>>, ha detto Enrico Noseda, country manager di Skype Italia.
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20/07/06
In arrivo sconti e terremoti nelle Tlc italiane
L'Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), nella relazione annuale tenutasi oggi, promette di proseguire nei prossimi mesi la battaglia per ridurre i prezzi dei servizi di telecomunicazioni. Farà risparmiare due miliardi di euro nel prossimo trienno, sulle tariffe telefoniche. Si batterà per ridurre i costi di ricarica, sui quali ha avviato un'analisi insieme con l'Antitrust. Farà sì che costi meno chiamare dai cellulari verso i servizi di informazioni abbonati (ad oggi i prezzi sono "decisamente più alti della media europea", ha detto Corrado Calabrò, presidente Agcom). Ha parlato anche di banda larga. Ha ricordato che la presenza di connessioni banda larga in Italia è aumentata del 187 per cento in due anni, il tasso più alto nell'Europa dei 15. I prezzi, "grazie all'intervento dell'Autorità", sono scesi mediamente del 50 per cento ogni sei mesi, "ma possono diminuire ancora". Migliorerà anche la qualità delle connessioni a Internet, grazie all'arrivo imminente di una carta dei servizi che gli operatori metteranno a disposizione degli utenti.
Sono parole di ottimismo, com'è ovvio aspettarsi da una relazione annuale che sempre cerca di celebrare quanto fatto dall'Autorità nei mesi precedenti. Bisogna però ricordare che la crescita delle Adsl italiane appare ancora gonfiata dalla presenta massiccia di offerte a consumo (58 per cento del totale, secondo gli ultimi dati), molte delle quali, per forza di cose (prezzi orari alti e mancanza di canone) usate poco o per niente. E i prezzi? Sono scesi, è vero; ma soprattutto è diventato più vantaggioso il rapporto tra canoni e velocità di picco. Non è vero che ogni sei mesi, a parità di velocità, i canoni si sono dimezzati. Da un anno le Adsl 4 Megabit (le flat più popolari) sono ferme intorno ai 30-40 euro al mese. Si è dimezzato il canone minimo per un'Adsl, ma solo perché sono tornate quelle a 640 Kbps (a poco meno di 20 euro al mese).
Forse i prezzi diminuiranno davvero nel lungo periodo, con l'arrivo di novità strutturali. Per esempio, la possibile separazione tra rete e servizi commerciali di Telecom, un tema molto caldo in questi giorni, sul quale è tornato a commentare Calabrò. "Nell'ambito delle attività svolte da Telecom Italia- ha detto- occorre fare un passo avanti sulla strada della separzione tra i servizi regolati (la rete, ndr.) e non regolati (i servizi commerciali, ndr.), agendo sulla funzione di governance e di controllo indipendente". Le note non sono mie, ma della stessa Autorità, nella relazione che interpreta le parole di Calabrò. Continua con un invito a Telecom a mostrarsi disponibile a fare come BT (alla quale allude senza citarla esplicitamente), cioè a prendersi un impegno vincolante per la separazione. In questo modo, il percorso di separazione sarebbe più efficace, commenta Calabrò. È quanto chiedono da anni, a gran voce, tutti gli operatori alternativi e le associazioni provider. Da qualche giorno, anche da Vodafone, perché ormai il mercato si è fatto convergente e tende a portare sempre più numerose offerte che uniscono la rete fissa con quella mobile. Non è detto che la separazione arriverà, ma sembra sempre più vicina di mese in mese, quando soltanto fino a poco tempo fa era vista come un obiettivo improponibile. Lo scandalo delle intercettazioni telefoniche, che ha coinvolto Telecom, ha dato un ulteriore spinta in questa direzione.
Forse in un modo o nell'altro Telecom accetterà un compromesso che favorirà lo sviluppo della concorrenza in Italia. Ma anche dell'innovazione: la stessa Telecom potrebbe avere vantaggi dalla separazione, perché in cambio avrebbe una mano più libera nel lancio delle offerte (come avviene a BT nel Regno Unito). Di recente ne ha viste bloccate molte, da Agcom, con l'accusa di non essere replicabili dai concorrenti. Se questi ultimi avessero però accesso alla rete Telecom, individuata in un'azienda separata da quella che fornisce i servizi al pubblico, il problema della replicabilità non si porrebbe più. Secondo alcuni osservatori del mercato, inoltre, la separazione potrebbe migliorare la situazione patrimoniale di Telecom (ora afflitta da 39 miliardi di debiti). Ad oggi sono investiti 14 miliardi in infrastrutture Telecom, che dal 2007 saranno remunerati del 10,2 per cento al lordo delle imposte. Un tasso troppo basso, secondo Telecom; ma se ci fosse la separazione potrebbe essere ritoccato.
Il problema è all'ordine del giorno dell'Autorità, che in questa relazione nota come la quota di mercato di Telecom sulla rete fissa si è ridotta di poco tra il 2004 (78,9 per cento) e il 2005 (78 per cento). Notevole inoltre che Telecom abbia addirittura guadagnato quote su due tipologie di chiamate che portano i maggiori introiti: le interurbane (da 72,9 a 73,2 per cento) e verso i cellulari (da 65,1 a 65,4 per cento).
Tutti gli altri operatori guadagnano frazioni di quote di mercato, eccetto Wind (altro caso notevole): è passato da 6,8 a 6 per cento. L'altra faccia, positiva, della medaglia è che le linee passate da Telecom agli altri operatori, con il full unbundling, nel 2005 sono state 1,6 milioni. L'Italia in questo caso si pone al secondo posto in Europa, nota l'Agcom.
Più evidente è la deconcentrazione delle quote di mercato su rete mobile, nota Agcom. È un altro segno del fatto che la supremazia granitica di Telecom dipende soprattutto dal possesso dell'infrastruttura di rete e che quindi una separazione farebbe bene al mercato. Su rete mobile, Wind e soprattutto 3 hanno guadagnato quote, mentre Tim e Vodafone ne hanno perse.
Complessivamente, ha notato Agcom, il mercato tlc italiano valeva 36 miliardi di euro nel 2005; continua a crescere, in contro tendenza rispetto all'economia italiana. Andrà ancora meglio se riusciranno a partire il Wimax e gli operatori mobili virtuali, che secondo Agcom sono altri due lacune del nostro mercato, sulle quali bisognerà lavorare a livello istituzionale.
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18/07/06
Le reti di Wind e 3 presto spose
Aria di grandi matrimoni nelle tlc italiane: Wind ha stretto un accordo con 3 da cui potrebbe nascere un'infrastruttura di rete unica, con cui offrire servizi mobili (e forse anche fissi). I termini dell'accordo sono ancora da vedere, ma l'idea di fondo è che i due operatori metterebbero insieme le proprie risorse, che oggi hanno la fortuna di essere complementari. Si completano a vicenda: 3 ha la rete Umts più capillare, mentre Wind ha quella meno estesa; viceversa, Wind ha una rete Gsm/Gprs e infrastrutture di rete fissa consolidate sul territorio, mentre 3 non ha né l'uno né l'altro. I due sposi porterebbero in dote ciò che manca alla controparte e così dal matrimonio potrebbe nascere una rete che unisce i punti di forza di entrambe.
I vantaggi sono notevoli per l'uno e per l'altro. 3 si scrollerebbe di dosso la maledizione del roaming con Tim, costoso ma necessario per offrire servizio ai propri utenti nei buchi di copertura Umts. Wind colmerebbe con un salto il proprio ritardo accumulato in innovazione tecnologica su rete mobile (per mesi, ai tempi della gestione Enel, i cantieri Umts sono stati fermi). Insieme, i due potrebbero diventare un duo di attacco temibile per Telecom Italia, a tutto campo, mentre oggi da soli riescono a fare una concorrenza solo parziale all'ex monopolista. Wind non può competere con la carica innovativa portata da Telecom nella rete mobile (già potenziata all'Hsdpa). 3 ha due problemi. Primo, per la schiavitù del roaming Gsm, è costretto a considerare il proprio rivale anche partner e fornitore di servizio, il che non è proprio una condizione ideale per competere. Secondo, adesso lo scontro tra operatori si sposta verso le offerte convergenti, fisso-mobile e qui Telecom è in una posizione di superiorità perché ha entrambe le reti. 3 ha la licenza da operatore di rete fissa e vuole fare un'offerta convergente a Natale, ma non ha un'infrastruttura completa e quindi, a maggior ragione, gli farebbe comodo quella di Wind per chiudere il cerchio.
Se ne vedranno delle belle, tra fine anno inizi 2007. Forse la concorrenza nelle tlc italiane riprenderà quota, grazie a giri di alleanze. Voci di corridoio dicono imminente anche quella tra Fastweb e Tiscali, altri due eterni rivali di Telecom, ma le due aziende smentiscono. Incidentalmente, sono anche le due che Naguib Sawiris, il magnate padrone di Wind, dice di stare valutando per un eventuale acquisto. Anche in questo caso, c'è una smentita, perché le due ribadiscono di non stare cercando acquirenti, ma alla fine dei conti i giochi sono aperti a qualunque esito: staremo a vedere.
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14/07/06
VoIP Telecom ancora più aggressivo
Telecom Italia ha rinnovato l'ardore con cui sta offrendo i propri servizi VoIP, ora battezzati Alice Voce (ex Alice Mia). Due le novità principali. Il canone base è sceso da 4,95 a 3,95 euro al mese (3 euro al mese, fino al 31 agosto), che includono un numero geografico aggiungitivo e il noleggio del router.
Gli utenti dotati di un'Adsl Alice flat-rate adesso entrano a far parte della community Alice Friends, che permette di fare illimitate chiamate gratis tra utenti Alice Voce. È il classico traffico "on net", tutto interno alla rete dell'operatore e totalmente su IP; per questo motivo è gratuito. Lo stesso principio è applicato da anni dagli altri provider VoIP; adesso anche Telecom lo fa proprio.
In realtà questa idea del traffico "on net" VoIP è ora un universo in espansione. Una ventina di operatori che si riconoscono nel consorzio VoIPex hanno deciso di estendere il principio e quindi ora permettono chiamate gratis tra i propri utenti (anche se di operatori diversi, purché aderenti al VoIP). Ad oggi i servizi VoIP non funzionano tra utenti di operatori diversi che non abbiamo fatto accordi tra loro. Sono in corso in questi giorni però tavoli tecnici presso l'Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) per estendere l'interoperabilità a tutti gli operatori VoIP, così che i loro utenti possano telefonarsi. Ad aprirsi all'interoperabilità sono obbligati, da una delibera Agcom, tutti gli operatori che offrono numeri del piano di numerazione italiano. Di conseguenza anche Alice Voce allargherà il principio di Alice Friends agli utenti degli altri operatori, anche se non è detto che le chiamate resteranno gratuite. Ad oggi nessun utente VoIP di altri operatori può chiamare utenti Alice Voce (e viceversa).
Ci sono costi addizionali, facoltativi, in Alice Voce: 10 euro al mese per Alice Voce No Problem, una flat che include, tra l'altro, illimitate chiamate a numeri Telecom; un euro al mese per ogni numero aggiuntivo dal secondo in poi (fino a un totale di cinque, per fare un massimo di tre telefonate contemporanee); 2,95 euro al mese per attivare Tutto 4 Stars sui numeri Alice Voce (la segreteria telefonica, identificativo chiamate e altro). Per chi si abbona entro agosto, Tutto 4 Stars è gratis per tre mesi. Telecom infine offre Terminal Adapter, a 2,5 euro al mese per ciascuno, per collegare senza fili il router WiFi al computer. Invece di pagare il canone è però consigliabile acquistare una scheda di rete.
Le telefonate tramite Alice Voce sono in due modalità: con cordless Dect o WiFi oppure con il Telefono di Alice, un client VoIP scaricabile gratis dal portale.
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13/07/06
Adsl senza linea Telecom: nuove offerte, vecchie incognite
Attivare un’Adsl in assenza di una linea voce Telecom Italia: è un mercato che continua a ribollire di offerte e che adesso vede impegnata attivamente anche Fastweb. Ha aggiunto nei giorni scorsi l’offerta Tutto a Consumo al pacchetto Fastweb Easy, che permette di avere un’Adsl senza linea Telecom e senza il canone unico Fastweb. Novità anche dall’operatore romano Vira, che si è distinto nelle cronache quest’estate per essersi quotato alla borsa di Londra: ha sistematizzato e rivisto le offerte “senza linea voce”. Il tutto continua ad avvenire in un regno di incognite. Già, perché è passato un anno esatto, ormai, da quando Telecom ha annunciato rincari all’ingrosso su questo tipo da Adsl (che graveranno sugli operatori e di conseguenza sugli utenti finali). A riguardo, l’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) ha dato il via libera ai rincari, a febbraio, ma ancora deve approvare l’esatta proposta di Telecom. Ha avviato un’istruttoria, che va avanti da sei mesi, senza ancora una fine. Nel frattempo alcuni operatori hanno deciso, in via preventiva, di applicare già i rincari sulle offerte al pubblico, in modo da trovarsi preparati quando Telecom li adotterà all’ingrosso.
Il problema infatti è che non possono alzare il canone dei contratti già attivi (se non alla scadenza dei 12 mesi), sui quali però Telecom può chiedere agli operatori un canone all’ingrosso più alto una volta che scatteranno i rincari. A proposito, si distingue per trasparenza la mossa di Vira, di qualche giorno fa: ha cominciato ad applicare un canone aggiuntivo di 5 euro, sulle Adsl residenziali attivate in assenza di linea Telecom (il doppio, per quelle business), specificando che vuole così assorbire il 50 per cento dei rincari previsti. Vira ipotizza infatti di dover pagare a Telecom un canone aggiuntivo di 8,50 euro più Iva per le Adsl residenziali e il doppio, per quelle business. La metà la paga Vira, riducendo i propri margini, il resto è ribaltato sul cliente. L’ipotesi di Vira si basa sul fatto che a febbraio Agcom ha scritto in una delibera che questo canone aggiuntivo all’ingrosso dovesse essere pari al canone della linea residenziale Telecom meno il 30 per cento. Telecom invece ha chiesto agli operatori un canone differenziato per Adsl residenziali e business; 10,73 euro al mese e 20,34 euro al mese; ha già mandato le fatture, che però non vengono pagate nell’attesa che l’Agcom si pronunci (e Telecom si guarda bene di sollecitare).
L’ipotesi di Vira è un andare a tentoni, visto che la proposta di Telecom sembra collidere con quanto richiesto da Agcom e non è ancora noto il canone finale che sarà applicato. Di conseguenza, Vira scrive sul contratto delle Adsl senza voce che rimborserà la differenza, qualora il canone aggiuntivo reale sarà inferiore a quello stimato. Al contrario, se il canone sarà superiore, Vira addebiterà la differenza all’utente, sempre però sobbarcandosi il 50 per cento dei rincari. Quest’alea non è granché, ma dopotutto, visti i paletti posti dalla delibera Agcom, nel caso di Vira i rincari applicati all’utente saranno quasi certamente, quando tutto sarà chiarito, compresi tra i 5 e i 6 euro al massimo. Non di più; forse di meno.
Altri provider, Energit, Wooow, Aruba, Eutelia, hanno invece voluto applicare un canone pieno agli utenti, circa 10 euro, senza quindi assorbire in nessuna parte i rincari previsti.
Al contrario, l’operatore Ngi ha dichiarato a internet.pro che non applicherà nessun canone aggiuntivo (assorbirà al 100 per cento i rincari).
In ogni caso le Adsl senza voce hanno anche un costo di attivazione, da sempre: 90 euro, nel caso di Vira, scontati a 60 euro fino al 31 luglio.
Diversa è in realtà la situazione di Fastweb. Quel canone aggiuntivo all’ingrosso vale infatti soltanto per gli operatori che utilizzano la rete Telecom (tramite offerta wholesale). Fastweb invece è un operatore che offre Adsl tramite rete in unbundling. In questo caso Telecom non ha ancora formalizzato rincari per le Adsl attivate senza linea voce. Ha però detto che vorrebbe applicare un canone pieno di affitto del doppino (full unbundling) nel caso in cui un’Adsl shared access (modalità con cui l’operatore noleggia solo la parte dati del cavo) si trovi monca di linea voce Telecom. È una differenza di circa 5 euro, tra shared access e full unbundling, e non dovrebbe incidere sui canoni che Fastweb fa pagare all’utente. In ogni caso, nonostante le minacce finora Telecom non ha voluto riscuotere questa differenza. Sono tre adesso le opzioni Fastweb Easy: Navigazione sempre attiva (cioè la classica Adsl flat, 40 euro al mese), Tuttoricaricabile (niente canoni, la connessione e le telefonate si pagano tramite credito prepagato) e la nuova Tutto a Consumo. Quest’ultima ha alcune particolarità rispetto a Tuttoricabile: un canone, 13 euro al mese; in cambio l’utente ha due vantaggi: può pagare la connessione e le telefonate tramite bolletta (più comoda rispetto alla ricaricabile) e avere prezzi più bassi per la voce. Mentre con Tuttoricaricabile le chiamate costano sempre 15 cent al minuto, più 15 cent alla risposta (verso numeri fissi e mobili nazionali), Tutto a Consumo ha le classiche tariffe Fastweb: per esempio, in fascia ridotta, una interurbana costa 3 cent al minuto, più 7,75 cent alla risposta.
In questo periodo e fino al 31 luglio, inoltre, l’attivazione Fastweb è scontata: invece di 49 euro, è di 0,50 euro con Tuttoricaricabile e Tutto a consumo; 0,25 euro, con la flat. Attenzione, però: questo prezzo vale solo per gli utenti che hanno Telecom e vogliono abbandonarne la linea attivando Fastweb. Un’attivazione Fastweb ex novo, senza Telecom, costa 149 euro.
Altri operatori che offrono Adsl senza voce sono: BT Albacom, SìPortal, Cheapnet, Clic, Panservice, MC-link, Elitel, Ehiweb, Messagenet, Micso, Unidata, Telvia (tra gli altri). Wind e Tiscali dicono che si uniranno al carro quando la questione con Agcom e Telecom si sarà chiarita.
In definitiva adesso il panorama delle offerte Adsl senza linea voce è ricco di offerte; i tempi di attivazione si sono ridotti a 20 giorni (contro i 40 giorni di qualche mese fa) e non soffrono più tanto di errori tecnici, che la rendevano un calvario. Peccato per l’incognita canoni, che gli utenti e gli operatore si porteranno dietro ancora per un po’ di tempo.
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12/07/06
Banda larga mobile: le offerte al gran completo
L'offerta italia del Super Umts (Hsdpa) è al completo, adesso: tutti gli operatori mobili che si sono detti interessati a questa nuova tecnologia di banda larga mobile, cioè Telecom Italia (Tim), Vodafone e 3, hanno mosso le proprie pedine, acceso i network Hsdpa. Da ultima, nei giorni scorsi, Telecom; a maggio 3 e a giugno Vodafone.
Sono appena arrivati anche i primi cellulari Hsdpa, ad affiancare le schede Pcmcia. Wind invece ha dichiarato che al momento non è interessata a seguire questa strada dell'innovazione; aspetterà e intanto cercherà di potenziare la copertura Umts, sulla quale è in ritardo.
Sarebbe sbagliato vedere l'Hsdpa come un semplice potenziamento dell'Umts. In realtà è una svolta che ci potrebbe dare, finalmente, la prima forma di "vera" banda larga mobile. Vera perché quella dell'Umts, 384 Kbps in download, 64 Kbps in upload e una forte latenza, non può considerarsi tale, cioè non è lontanamente paragonabile a un'Adsl. Soprattutto i limiti dell'Umts sono nella latenza e nella banda di upload. L'Hsdpa è invece già a 1,8 Mbps in download e 384 Kbps in upload: in teoria, molto meglio di tante Adsl ora sul mercato. Entro fine anno farà il salto a 3,6 Mbps in download (per arrivare a 10 Mbps nel 2007 e a 14 Mbps nel 2008). Ha inoltre una latenza più bassa rispetto all'Umts.
Infine, essendo più potente dell'Umts, la banda sull'Hsdpa ha costi industriali più bassi, quindi anche quelli al pubblico sono destinati a calare. L'insieme di questi vantaggi apre la frontiera delle prime applicazioni davvero in banda larga su cellulare: VoIP, un certo tipo di file sharing (di foto, per esempio), instant messaging, la Tv interattiva. Anche l'utilizzo dell'Hsdpa da casa, in alternativa all'Umts: non a caso soltanto ora Vodafone comincia a proporre questa soluzione, basata su nuovi modem Usb banda larga mobile, adatti a un uso non solo in mobilità ma anche da postazione fissa (su desktop); finora, con l'Umts, c'erano soltanto schede Pcmcia, per computer portatili. È chiaro, tutte queste novità sono adesso solo in nuce e si vedranno man mano con il tempo. Le prime offerte Hsdpa, infatti, non sono diverse da quelle Umts, velocità a parte.
Cosa curiosa è che gli operatori tendono a considerare l'acronimo Hsdpa (High speed download packet access) piuttosto indigesto e quindi ognuno lo chiama in modo diverso. Per Tim è "Umts Hi-Speed". Offre tre prodotti: la scheda Pcmcia Onda N501 Hs (Hsdpa, Umts, Edge, Gprs), a 224 euro; quella Option Fusion+, come la precedente ma in più dotata di supporto WiFi, a 259 euro. E il cellulare Hsdpa Sgh Z560 (Hsdpa, Umts, Edge, Gprs) a 379 euro. Chi acquista una scheda avrà un mese di navigazione gratis (fino a 1.024 MB trasferiti). Il costo della connessione è uguale, a prescindere dalla rete utilizzata, fino al 30 settembre: 0,6 cent al KB. Poiché equivalgono a 6 euro al MB ci si augura che dopo il 30 settembre l'Hsdpa non rincari; anzi, magari che si deprezzi. Chi ha fame di banda larga mobile può però aderire all'offerta Tutto Relax Internet, che in un canone mensile di 19,95 euro e in un prezzo una tantum di 49 euro offre 500 MB di traffico mensile e la scheda Option Fusion+. Il primo mese il traffico incluso è 1,5 GB. Si possono consumare con qualsiasi rete, Hsdpa, Umts, Edge, Gprs e persino WiFi (dagli hot spot di Tim). Il consiglio però è di comprare traffico WiFi a parte, perché è molto più economico della preziosa banda larga mobile.
L'aspetto forte dell'hardware di Tim è che supporta anche l'Edge, il quale è un Gprs potenziato (a 200 Kbps). Nessun altro operatore italiano ha una rete Edge. Tim poi è ad oggi il solo ad avere una scheda che supporta sia il WiFi sia l'Hsdpa. Il punto debole della nuova offerta Tim è invece la copertura Hsdpa: a dicembre sarà pari al 50 per cento della popolazione; adesso è solo sulle grandi città. Vodafone e 3, quanto a copertura, fanno invece meglio. Vodafone ha dichiarato che da fine giugno ha una copertura Hsdpa pari a quella Umts, cioè pari al 70 per cento della popolazione. 3 invece a fine anno ne raggiungerà il 60 per cento. Va detto che ogni operatore calcola questa copertura con criteri diversi, quindi le cifre non sono totalmente paragonabili (c'è uno scarto di circa il 10 per cento tra i vari sistemi di computo). Sarebbe ora che l'Autorità Garante delle Comunicazioni, per migliorare la trasparenza del messaggio pubblicitario, fissi standard per il calcolo delle copertura di rete mobile, che per forza di cose senza paletti certi è più aleatoria di quella di rete fissa.
I prodotti Hsdpa di Vodafone sono tre (con supporto anche Gprs e Umts). Il Samsung ZV50 (499 euro), il modem Usb Vodafone Internet Box (99 euro) e la Vodafone Mobile Connect Card Super Umts (99 euro). Chi acquista il cellulare ha un mese di connessione gratis. La cosa interessante dell'offerta Vodafone è che ha una semiflat (Vodafone Connect Me) utilizzabile con tutti e tre i prodotti elencati: 30 euro al mese per 30 ore di connessione (già, Vodafone è anche il solo operatore ad tariffare a ora invece che a MB). Le ore mensili sono 60 fino al 15 settembre. Tim invece non ha un'offerta semifalt per chi usa il cellulare come modem collegato a un computer. Ogni ora eccedente quelle 30, con Vodafone, costa 2 euro (Umts/Hsdpa) o 1,5 euro (Gprs).
L'Hsdpa di 3 è al momento nella morsa di un paradosso: è stato il primo a essere lanciato (con il nome di Adsm), ma è anche quello più povero di prodotti. C'è solo una scheda Pcmcia (Hsdpa/Umts/Gprs), in comodato d'uso al costo una tantum di 99 euro e 9 euro al mese, che includono 25 MB al giorno per un anno. Dal tredicesimo mese il canone sale a 25 euro. L'extra costa 0,60 euro al MB (un decimo rispetto alla tariffa Tim), più 15 cent di scatto all'apertura della sessione. Il Gprs però è tariffato a parte 2 euro al MB, più 15 cent di scatto.
Completa il quadro Clic.it, operatore Gprs/Umts/Hsdpa virtuale. Si appoggia alle reti altrui e vende una scheda Pcmcia e un modem Usb (lo Snip Snap) che possono montare le sim di qualsiasi operatore mobile. È interessante quindi il carattere di universalità dei prodotti Clic.it, mentre le schede e i modem degli altri operatori funzionano solo con le rispettive sim. Ci sono anche sette tariffe semi flat per chi usa invece sim di Clic.it. Qui l'elenco. Certo Clic.it è l'operatore con il maggior numero di tariffe di banda larga mobile.
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07/07/06
Adsl e VoIP, doppia flat economica
È arrivata l'offerta Adsl Live Home, di Wooow e ha la particolarità di voler sfidare i grandi operatori (Tiscali, Alice) sul terreno di una doppia flat, Adsl e VoIP insieme. Wooow riesce a confezionare un prezzo piuttosto basso: 23,40 euro al mese Iva inclusa comprendono un'Adsl 1280/256 Kbps, con 32 Kbps garantiti, illimitate chiamate nazionali VoIP su rete fissa con Wooow e un numero aggiuntivo con prefisso geografico. L'Adsl ha l'Ip statico. In più, in questo periodo due mesi del canone sono gratis (per chi si abbona entro fine luglio). Un canone aggressivo, senza dubbio, se si considera che con Telecom Italia non si può spendere meno di 33,90 euro al mese, per una doppia flat Adsl e VoIP. E per arrivare a quel prezzo, l'Adsl Alice sarebbe una 640/256 Kbps; inoltre nel canone sono incluse solo le chiamate a numeri Telecom Italia.
Si può obiettare che nemmeno l'Adsl inclusa in Adsl Live Home sia eccelsa; 32 Kbps di banda garantita sono il minimo necessario di solito consigliato per fare VoIP. Però lo scopo di Wooow è appunto vincere la gara del prezzo e credo riesca a posizionarsi molto bene in classifica. Il mercato adesso sconta l'assenza della doppia flat di Parla.it. È stata ritirata dopo che Parla.it è stata ceduta da France Telecom; ora in listino c'è soltanto l'offerta VoIP. Da settembre, però, come ha annunciato l'operatore, torneranno le doppie flat, "a tariffe molto competitive". Si vedrà, però per il VoIP questa guerra dei prezzi potrebbe avere poco senso, nel lungo periodo. Le differenze di prezzo rispetto alle flat su telefonia tradizionale sono ridotte, ormai. È 24,33 euro al mese il canone della doppia flat, appena lanciata da Tele2, con Adsl e illimitate chiamate su rete normale (cioè 38,90 euro al mese, meno il canone Telecom, che viene rimborsato). Chi vuole risparmiare può insomma rivolgersi a operatori tradizionali. Il VoIP si farà valere giocando sui servizi aggiuntivi, in realtà; è sprecato in una guerra dei prezzi. È la nuova frontiera del VoIP, che si aprirà nei prossimi mesi.
Posted by Alessandro Longo at 12:52 m. in Connessioni | Permalink | Commenti (0) | TrackBack




