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29/06/06
Adsl più telefono: Tele2 sfida Wind
È appena arrivata l'offerta Tutto compreso, di Tele2. Una sfida diretta a Tutto incluso, offerta storica di Wind, in questi giorni pubblicizzata in Tv con Fiorello e Mike Buongiorno nelle vesti di barboni.
La formula è Adsl flat e telefonate illimitate verso numeri fissi italiani, in un solo canone. Tele2 gioca, come al solito, con le tariffe più basse: 38,90 euro al mese, più il rimborso del canone di Telecom (cioè l'utente paga 24,33 euro al mese, più la normale bolletta Telecom con il solo canone base da pagare). In cambio, deve attivare la preselezione di Tele2. L'Adsl è una 640/256 Kbps.
Wind fa pagare 39,95 euro al mese agli utenti coperti dal suo unbundling, che quindi, aderendo a questa offerta, abbandonano Telecom e attivano Wind come operatore unico. A chi non è coperto da unbundling (che ad oggi raggiunge circa il 40 per cento della popolazione) Wind chiede un prezzo inferiore, 34,95 euro al mese, ma a differenza di Tele2 non rimborsa il canone Telecom. In questo caso, l'offerta Tutto compreso funziona con la preselezione di Wind. Il cui punto di forza, rispetto a Tele2, è soprattutto l'Adsl: a 4/0,256 Mbps. Tutto compreso potrebbe interessare soprattutto a chi è coperto da unbundling di Wind e vuole abbandonare Telecom. Altrimenti, se lo scopo è risparmiare, l'offerta di Tele2 potrebbe essere più congeniale.
La prossima mossa degli operatori sarà lanciare tariffe che includono anche chiamate a/dai cellulari. In questo modo il canone sarà davvero "tutto incluso". Wind lo farà dal 3 luglio, con l'offerta Noi3. Tele2 vorrebbe farlo, come ha dichiarato, ma aspetta di diventare operatore mobile virtuale per avere un'offerta convergente fisso-mobile completa.
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27/06/06
Fon diventa maturo, arrivano i Bill
Fon da ieri è un prodotto commerciale a tutti gli effetti. Sono arrivati gli account di tipo Bill e, con loro, la prima possibilità per gli utenti e per Fon stessa di guadagnare qualcosa da questo giochino delle Adsl condivise via WiFi (spiego qui come funziona).
Sono due le novità che ne derivano. Primo, è ora possibile accedere alle Adsl di utenti Fon in modalità Alien. Cioè, a pagamento e senza aver prima messo in condivisione la propria Adsl. Il prezzo di accesso WiFi (analogo a quello fatto su un hot spot aeroportuale) è di 3 euro l'ora. Seconda novità: gli utenti Fon possono diventare Bill. In questo modo, continuano a condividere la propria Adsl ma perdono il diritto di accedere gratis a quella altrui. In cambio, ricevono metà dei soldi versati da un utente Alien che utilizza il loro punto di accesso Adsl. Il resto dei soldi va a Fon, che invece percepisce l'intero canone quando l'Alien usa l'Adsl di un utente Linus (che la condivide gratis).
In Italia il fenomeno è in crescita; ci sono già oltre 2 mila utenti Fon registrati; quasi 70 mila nel mondo. L'arrivo dei Bill darà nuova forza al progetto, che ora può diventare profittevole per Fon. Nell'occasione, è stata lanciata una nuova pormozione per acquistare il router configurato fon a un prezzo scontato: 5 euro. C'è adesso anche un servizio per monitorare le connessioni in entrata e in uscita, su hot spot Fon. Il tutto diventa insomma più maturo e compiuto. Peccato che per l'Italia la strada verso la maturità sia ancora lunga, da fare, per la community Fon. Da noi, infatti, le leggi anti terrorismo e quelle sui provider Internet rendono il progetto illegale. Fon fa sapere che sta lavorando per trovare una soluzione, in modo da mettersi in regola con le leggi italiane.
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23/06/06
Rebtel fa risparmiare con il VoIP su cellulare
Rebtel, un’azienda svedese ha appena lanciato in 36 Paesi, tra cui l’Italia, un servizio che permette di fare chiamate internazionali, via cellulare, al prezzo di una telefonata nazionale.
Il sistema funziona così: ci si registra sul sito, pagando un dollaro per una settimana di utilizzo. Se in quella settimana non utilizziamo il servizio, non spendiamo nulla; il dollaro varrà per quella successiva e così via.
Sul sito di Rebtel indico i numeri di telefono (fissi o mobili) dei nostri contatti internazionali. Rebtel li tradurrà in numeri locali. Così, quando devo chiamare un amico di San Francisco dal nostro cellulare in realtà telefonerò a un numero fisso italiano. Rebtel trasporterà la chiamata, tramite VoIP, dal numero fisso al vero numero del nostro amico. Questo servizio si chiama Rebout ed è il più semplice; a parte il dollaro di canone, devo pagare il costo della chiamata al numero nazionale (in base alla tariffa del nostro operatore mobile), più un prezzo fissato da Rebtel, variabile a seconda della destinazione. Il costo Rebtel non c’è per i primi 30 secondi di chiamata. Per esempio, quindi, con il mio piano telefonico di un operatore italiano che non citerò qui pagherei 15 cent alla risposta, 10 cent al minuto, più, dopo 30 secondi, 6 cent al minuto (tariffa Rebtel verso numeri fissi del Regno Unito). Iva inclusa. La somma è comunque inferiore a qualsiasi tariffa mobile internazionale degli operatori italiani. Il rovescio della medaglia è la scomodità di dover pagare l’abbonamento settimanale Rebtel e di trasformare sul sito il contatto internazionale in un numero locale. Quest’ultima cosa va fatta una sola volta per tutte, quindi non è un problema se ho un giro di contatti consolidato. È un fastidio se chiamo spesso numeri diversi.
Se mi voglio complicare la vita, alla ricerca di maggiori risparmi, c’è il servizio Rebin. Chiamo il mio contatto internazionale al suo numero Rebtel. Gli dico di chiudere e di richiamarmi al mio numero Rebtel, mentre io lascio la telefonata attiva. A quel punto entrambi parliamo alla tariffa nazionale del nostro operatore mobile e non ci sono costi aggiuntivi Rebtel (oltre al dollaro di canone settimanale).
Chi non vuole troppe complicazioni, può invece usare un normale servizio VoIP su cellulare tramite centralino. Ce ne sono molti che funzionano con carta prepagata internazionale (in vendita nelle edicole e tabaccherie). Io uso però uno con bolletta postpagata, di Rete Italy (riservato a chi ha partita Iva, tuttavia). Il costo al minuto è più elevato rispetto a quello di Rebtel (8,3 cent al minuto verso il Regno Unito, più la tariffa nazionale del mio operatore mobile), però non pago canoni e chiamo il vero numero dei miei contatti. Un servizio simile è offerto da 3 (International No Limit), che però va bene soprattutto per chi fa tante chiamate internazionali, perché ha un canone. Tutti questi succitati sono servizi VoIP mobili che funzionano tramite centralino (corrispondente al numero di rete fissa da chiamare prima di quello del destinatario), che converte la voce in pacchetti digitali e la instrada su IP. Il tutto, nell’attesa che arrivi il vero VoIP su cellulare, su rete Umts. Finora ne abbiamo avuto un assaggio, su WiFi.
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20/06/06
Adsl e VoIP alla ricerca di garanzie di qualità
Il problema è noto, ma la novità è che adesso si cerca una soluzione: chi sta per comprare un'Adsl o un servizio banda larga (VoIP, per esempio, ma anche Ip Tv) sa quanto spende ma non sa in realtà, di preciso, che cosa avrà in cambio. Già, perché "velocità fino a 4 Megabit non garantita" non vuol dire molto; ad oggi l'utente per accendere un lumicino nella nebbia dell'incertezza si appella ai newsgroup, ai commenti su forum, chiede agli amici se "quel" provider è affidabile o no. Dal prossimo anno potrebbe però andare meglio.
Grazie a due progetti appena partiti, dove è forte la presenza istituzionale, gli utenti potrebbero avere presto punti di riferimento ufficiali per capire la qualità e le caratteristiche reali di un'offerta di Adsl o di servizi IP, prima dell'acquisto. Un progetto è del consorzio VoIPex, che raccoglie vari operatori internet medio-piccoli, le associazioni provider, istituzioni come l'Istituto superiore delle comunicazioni (parte del Ministero delle Comunicazioni) e soggetti vari come Postecom e l'ufficio internet della Santa Sede. Il VoIPex sta facendo partire la prima certificazione dei servizi IP (si comincia dal VoIP, a settembre), con test curati dall'Istituto superiore delle comunicazioni. Il secondo progetto è di Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) e si riferisce alle Adsl, con lo scopo di fornire agli utenti un quadro delle caratteristiche reali di ciascuna offerta.
Ad avere tratti definiti, ad oggi, è in particolare il progetto VoIPex. I provider aderenti potranno richiedere un test dei propri servizi IP. Di seguito, se tutto va bene, riceveranno un certificato dal VoIP (un bollino di qualità) che potranno affiggere sul proprio sito, insieme ad alcuni dati che emergeranno dai test. Soprattutto, il VoIPex farà luce sul grado di interoperabilità di quel servizio; cioè in che misura funziona bene anche su reti diverse da quella dell'operatore che lo fornisce.
Nel caso del VoIP, significa vedere se e quanto bene funzionino le chiamate fatte tra utenti di servizi di operatori diversi (così come altre funzionalità, come la presence online). I risultati del test saranno disponibili agli utenti. Se il progetto riuscirà a coinvolgere anche gli operatori maggiori (che adesso sono in forse; in particolare spicca l'assenza di Telecom Italia) sarà uno sprone perché i servizi IP si aprano e smettano di essere recinti chiusi, cioè funzionanti solo all'interno della rete di ciascun operatore. Arriderebbe al pubblico un mondo dove tutti gli utenti, di qualsiasi operatore, possono comunicare su IP, in vario modo, in barba ai sistemi telefonici tradizionali.
Tutto da costruire è invece il progetto Agcom. Ricade nel più ampio impegno, sancito con una delibera, di creare entro l'anno prossimo la prima carta dei diritti internet (analoga a quella che tutela l'utente dei servizi di telefonia mobile o fissa). Agcom chiederà ai provider di fornire e dichiarare garanzie più precise, per esempio sui tempi di attivazione, di risposta dei call center, di riparazione guasti. Il tema scottante sono le prestazioni: <<internet è una rete best effort per natura, quindi la qualità della connessione da un punto all'altro non può essere garantita in modo assoluto>>, spiega Guido Tripaldi, presidente di VoIPex. Ci sono da tempo garanzie generiche, come la banda minima garantita, la quale tuttavia si riferisce, ad oggi, soltanto alla quantità di banda per utente all'interno della rete dell'operatore (per l'esattezza, a livello Atm nel caso dell'Adsl base; a livello di backhauling in fibra, con l'Adsl 2 Plus). Come fare, quindi, per dare pietre di paragone agli utenti Adsl per un aspetto così importante come la velocità? Agcom ci sta pensado, nel corso di un tavolo di lavoro sul tema; la prima riunione è stata due settimane fa, la seconda e conclusiva sarà il 26 giugno. Una proposta, adesso al vaglio dell'Autorità, è dare il compito a un organismo super partes di fare test periodici su ciascuna offerta Adsl e divulgare i risultati al pubblico. Gli utenti, in base alle prestazioni registrate in passato, potrebbero farsi così un'idea di quelle che otterrebbero dall'offerta. Sembra una buona idea, un compromesso di fronte all'impossibilità di dare garanzie certe sulle prestazioni. Certo, non c'è la garanzia che le prestazioni ottenibili siano aderenti a quelle registrate in passato. Tuttavia, il sistema potrebbe creare un circolo virtuoso, perché i provider avrebbero tutto l'interesse di mantenere una buona reputazione, per non sfigurare nei test pubblici.
Si noti bene: all'estero non c'è niente di simile; ci sono siti, certo, che testano le prestazioni dei provider (da noi l'ha fatto per un periodo Altroconsumo), ma nessuna istituzione se n'è preso l'incarico. In realtà, è un problema tipicamente italiano; in altri Paesi, infatti (in Nord Europa, in particolare), le dichiarazioni delle pubblicità vengono prese molto più sul serio. Il provider non si può permettere (pena multe salatissime da parte dei garanti) di promettere linee ad alta velocità e poi offrire connessioni scadenti. Cosa che invece qui è accaduto spesso, senza conseguenze per il provider (se non la perdita di utenti, ormai frustrati dalla lentezza). Altrove, inoltre, è più forte la concorrenza sul mercato Adsl, mentre qui è ancora schiacciata sull'offerta Telecom, che mette al primo posto i prezzi bassi. Di conseguenza sono ridotte le possibilità e gli sproni per i provider a competere sul terreno della qualità.
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07/06/06
È realtà il VoIP su cellulare
Dopo mesi di promesse è arrivata davvero l’alba del VoIP su cellulare e della telefonia ibrida (fissa e mobile su un solo terminale, grazie a tecnologie IP). L’annuncio più grosso è di Telecom Italia, che da luglio avrà il servizio Unico. Ma non è il primo e non sarà l’ultimo di questo tipo. Per quello che conta, l’onore del primato spetta anzi a Messagenet (gruppo Kpn Quest). È stato il primo operatore italiano a lanciare un servizio di VoIP su cellulare, a fine maggio. A giugno sono arrivati servizi analoghi da Elitel e Multilink In gara c’è anche BT Albacom, che dice di voler lanciare entro l’estate il proprio servizio.
scalÈ ovvio però che a fare scalpore è soprattutto l’arrivo di Unico e non solo perché è di Telecom Italia, l’operatore dominante sul mercato. Ma anche perché, ad oggi, risulta il solo servizio di telefonia ibrida completo, dove cioè sono inclusi, sotto lo stesso tetto, chiamate sia su rete fissa (VoIP) sia su mobile. La ragione è che Telecom Italia ha anche una rete mobile (quella di Tim) e quindi può fondere le due cose, mentre gli altri operatori succitati no.
Ecco infatti le caratteristiche di Unico: in un canone di 15 euro al mese, permette di fare illimitate chiamate VoIP a numeri di rete fissa e a cellulari Tim. In più, ci sono illimitate chiamate via normale rete mobile a due numeri Tim e a un numero di rete fissa a scelta dell’utente. Condizioni: usare sim di Tim per le chiamate su rete mobile e l’Adsl Alice (in casa o in ufficio) su WiFi per quelle VoIP. Il tutto inoltre funziona su particolari cellulari distribuiti da Tim, dotati di supporto WiFi e tecnologia Uma (creata ad hoc per il VoIP, permette di passare da una rete all’altra senza perdere la linea durate una telefonata).
Ci saranno modelli delle principali marche, cioè almeno di Nokia, Motorola, Samsung. Il primo cellulare Unico sarà il Samsung Sgh P200, in vendita da luglio a 369 euro rateizzabili. Si potrebbe pensare che per Telecom sia una mossa strategica atta a contrastare l’avanzata degli operatori mobili, che di anno in anno conquistano maggiori quote di traffico e anche convincono gli utenti ad abbandonare la rete fissa. È intorno al 15 per cento la quota di italiani che fa tutte le proprie chiamate via cellulare, per non pagare il canone base Telecom. Una tendenza che adesso è persino incoraggiata in modo diretto da Vodafone, con la recente offerta Vodafone Casa. Ebbene, Unico serve anche a rispondere a tali minacce ma non è soltanto questo. È in realtà parte di un fenomeno che attraversa tutta l’Europa: la convergenza fisso-mobile. Non a caso, infatti, interessa anche le offerte per le aziende, dove il problema dell’abbandono della rete fissa a favore dei cellulari non è così sentito. È nato quindi nel Regno Unito il primo servizio convergente: BT Fusion, di BT (ex British Telecom), un’offerta fisso-mobile-VoIP a cui Unico sembra ispirato. In estate arriverà una cosa simile in Francia, per mano di France Telecom. Anche in Germania fervono i lavori, pare. La convergenza su Ip appare insomma, senza dubbio, come il futuro della telefonia. E la ragione è che dà parecchi vantaggi. Per prima cosa, la comodità di portare in tasca un solo telefono per ogni tipo di chiamate e risparmiare su quelle via VoIP. La convenienza, rispetto alle normali tariffe di rete mobile, è soprattutto per chi chiama a/dall’estero. Non c’è il salasso del roaming, se il cellulare telefona via Internet. Il mercato è consistente: è stato calcolato, infatti, che il 75 per cento delle telefonate via cellulari avvengono in ambienti chiusi, dove sarebbe plausibile avere una rete banda larga WiFi.
Non solo: tra i vantaggi della telefonia mobile su Ip ci sono anche i servizi aggiuntivi, evoluti, abilitati dal protocollo Internet. Per esempio, Messagenet offre il VoIP come una linea aggiuntiva e integrata. La sua offerta è un software, chiamato Mobile VoIP, per palmari-cellulari dotati di sistema operativo Windows Mobile. Ha un’interfaccia unica che gestisce sia le chiamate su Gsm sia quelle su VoIP (fattibili dovunque ci sia una rete banda larga WiFi, di qualsiasi provider). Se arriva una telefonata al numero di cellulare mentre l’utente sta parlando al VoIP, sarà messa in attesa e il software manderà un avviso. Il servizio VoIP è dotato di numeri a parte, con prefisso geografico e segreteria telefonica attiva.
Quanto ai prezzi, per acquistare il Mobile VoIP le opzioni sono due, da 49 e da 99 euro. In entrambe è incluso il software e 5 euro di ricarica. La differenza è che nella prima c’è un numero di telefono 02, 06 o 011. La seconda opzione è per chi vuole un numero con un diverso prefisso. Messagenet permette anche di associare uno stesso numero a più terminali. Per esempio, su quello VoIP di casa e sul cellulare, così squilleranno insieme quando arriva una chiamata.
Gli analoghi servizi di Elitel e Multilink (del gruppo Infracom), già arrivati, e quello imminente di BT Albacom si rivolgono invece a un target aziendale più evoluto, dotato di centralini virtuali per le chiamate. Fioriscono quindi i servizi aggiuntivi: i due operatori permettono, con i terminali ibridi, di connettersi al centralino virtuale e alle intranet dell’azienda. Il cellulare o il palmare, quando connessi al WiFi, diventano così parte della rete aziendale, alla stregua del telefoni fissi sulla scrivania. Possono quindi essere dotati di un numero di interno, inoltrare le telefonate a colleghi, metterle in conference eccetera. E comportarsi come computer in miniatura: ottenuto l’accesso alle intranet, possono usare le applicazioni ivi installate e il server e-mail aziendale. Il tutto, sia quando l’utente è nella rete WiFi dell’azienda sia da remoto, collegando il terminale alla rete WiFi di una filiale o di un hot spot pubblico.
L’offerta Multilink si chiama Mowing ed è basata su terminali BenQ Siemens P51. È a progetto, cioè non ha ancora un listino ufficiale, ma è stato comunicato che in circa 200 euro al mese per azienda dovrebbero essere inclusi il centralino virtuale e illimitate chiamate VoIP gratis a numeri di rete fissa. Quelle fatte tra colleghi appartenenti alla stessa rete WiFi sono comunque gratis.
Elitel usa invece il Qtek 8310 e integra l’offerta di VoIP mobile con il proprio servizio di centralino virtuale gestito (IP centrex).
Anche BT Albacom lancerà un servizio VoIP che si integra con il centralino virtuale. Userà un terminale ibrido di Nokia (probabilmente il 6136). Al momento lo sta sperimentando presso le sedi dell’Eni, uno dei suoi clienti più importanti. C’è tensione nell’aria, però, perché gli operatori di rete fissa vorrebbero offrire servizi completi, anche le sim. Adesso invece possono offrire solo la parte VoIP, mentre per quella su Gsm/Umts l’utente deve ricorrere alle sim di gestori di telefonia mobile. Per questo motivo stanno facendo battaglia presso l’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) chiedendo che sia permesso loro di replicare in toto all’offerta Unico.
A tal scopo, vorrebbero diventare operatori mobili virtuali, una figura che in Italia ancora non riesce a partire. Agcom ha aperto un’inchiesta due settimane fa per studiare la replicabilità di Unico. Se ne riparlerà.
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