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29/03/06

Che fine ha fatto il WiMax?

Il WiMax italiano si è arenato e bisognerà aspettare almeno il 30 dicembre perché si possa sbloccare. Le sperimentazioni WiMax (36 in corso in varie regioni italiane) sono state infatti prorogate fino a quella data dal Ministero delle Comunicazioni ed è il secondo rinvio. Sono partite a luglio 2005, quando il WiMax veniva già indicato come il rimedio a tutti i mali del digital divide, perché è banda larga wireless a 74 Mbps in un raggio di 50 chilometri dall'hot spot. Ma toccherà aspettare almeno il 2007 inoltrato per vedere le prime offerte; dopo le sperimentazioni ci vorrà comunque tempo per assegnare le licenze agli operatori che le richiederanno e che saranno disposte a pagarle (quanto, ancora non si sa). Nel frattempo, tocca accontentarsi del WiFi, che ora pare la migliore alternativa banda larga per chi non è raggiunto da Adsl (più economico dell'Umts, più efficiente del satellite monodirezionale). Però il WiMax è una soluzione migliore, perché va su frequenze licenziate (a differenza del WiFi che usa l'open spectrum, 2,4 e 5,1 GHz, cioè frequenze non licenziate), quindi più protette da interferenze. Su una frequenza licenziata, in una certa zona, ci lavora infatti solo un operatore, con i suoi apparati. Mentre nell'open spectrum ci va di tutto, dai telecomandi dei cancelli agli antifurti. Per questo motivo è tuttora indicato come il migliore sostituto dell'Adsl ed è già offerto (con prezzi e velocità simil-Adsl) in altri Paesi, quali la Francia, la Spagna, il Regno Unito, la Germania, l'Irlanda, i Paesi Bassi, almeno in alcune regioni. La stessa Telecom Italia dice che userà anche il WiMax (e non il WiFi, della cui affidabilità si fida poco) come ponte radio da centrali coperte da fibra ottica a centrali che non lo sono. In modo da  estendere il proprio backbone nei prossimi anni e arrivare così al 98 per cento di copertura Adsl per il 2008. Ma allora perché l'Italia sta ritardando? Proprio noi che abbiamo un'orografia difficile e abbiamo bisogno di connessioni wireless contro il digital divide? 

Semplice: siamo stati sfortunati. Coincidenza infelice: le frequenze usate in tutta Europa per il WiMax, 3,4-3,6 GHz (anche se la Francia arriva fino a 3,8 GHz) in Italia erano già assegnate al Ministero della Difesa. Il passaggio di consegne delle frequenze al Ministero delle Comunicazioni avverrà per certo, ma sta prendendo più tempo del previsto. Non è un'operazione semplice: la Difesa deve sostituire i vecchi apparati con nuovi che si sintonizzino su altre frequenze (già messe a disposizione di Telecom Italia). E ricevere dal Ministero delle Comunicazioni un rimborso, da concordare. Finché le 3,4-3,6 GHz non saranno libere in tutta Italia, le aste non partiranno, per evitare discriminazioni. Di mezzo si sono messe pure le elezioni, inoltre, che creano un vuoto politico, uno stallo: i responsabili restano alla finestra ad aspettare come, dopo il 9 aprile, cambieranno i vertici degli uffici che regolamentano lo spettro. La buona notizia è che, comunque, il WiMax è uno standard ancora non consolidato. Manca una certificazione internazionale degli apparati- quelli usati sono infatti pre-Wimax; le autorità europee non hanno ancora fissato in modo univoco il range di frequenze su cui lavorare. Non è ancora chiaro, infine, su quale standard convenga insistere: il WiMax fisso (802.16-2004, che è quello sperimentato e in altri Paesi venduto) o il mobile (802.16e), più recente. Che l'Italia debba aspettare può sembrare un danno, nell'immediato. Chissà però se nel lungo periodo questa attesa non si riveli opportuna e giovi alla maturità dello standard, che da noi sarà quindi adottato- forse- quando sarà già ben definito.

A essere ottimisti, nel frattempo il WiFi avrà colmato il grosso delle lacune Adsl. E non soffrirà troppo delle interferenze, grazie ai progressi del cognitive radio, sistemi intelligenti che permettono ad apparati diversi di convivere senza baruffe nello stesso open spectrum.    

Inviato da Alessandro Longo alle 18:00 in Connessioni | Permalink

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Commenti

Ancora Telecom?
Non riesce nemmeno a gestire la linea via filo figuriamoci
il WIMAX, insomma non va proprio giù questa una nuova tecnologia, io al momento sono senza ADSL con filo, per fortuna che c'è un provider in fase sperimentale che mi fornisce intenet con una scheda WI-FI, devo dire che va molto bene, non risente affatto delle condizioni atmosferiche si naviga bene e si scarica a velocità di 700 kb.
Ciao.

Inviato da: Michele | 7 luglio 2006 alle 23:04

Liberate il Wi-MAX


Introduzione

Se siete interessati al Wi-Fi od al Wi-MAX, e vedete in queste tecnologie la possibilità di portare Internet là dove finora non è potuta arrivare, allora aiutateci: queste tecnologie stanno per esserci scippate dai soliti oligopolisti ed il nostro sogno di libertà potrebbe svanire in una nuvola di fumo.


Wi-Fi e Wi-MAX come strumento di libertà

Fino ad oggi, per collegare un nuovo utente ad Internet è sempre stato necessario fare arrivare fino a casa sua un cavo in rame (come quello del telefono) od in fibra ottica. Questo vuol dire che per collegare ad Internet un cittadino che abiti lontano dai principali punti di accesso ad Internet può essere necessario stendere chilometri di cavo e spendere cifre esorbitanti. Per questo motivo, quasi tutta la popolazione italiana che vive lontano dalle grandi città è sempre rimasta esclusa da questa tecnologia e da tutti i vantaggi che essa comporta (ad esempio l'abbattimento dei costi di comunicazione voce che sono resi possibili dall'uso di sistemi VoIP come Skype o Gizmo).


La necessità di stendere del cavo ha creato dei problemi enormi anche a chi abita in città. Dato che stendere nuovi cavi in città comporta dei lavori di costo molto elevato (ottenere licenze, spaccare strade, stendere cavi, chiudere strade, etc.), in pratica tutti gli operatori, tranne Fastweb, si limitano a noleggiare i cavi esistenti da Telecom. Telecom sa di agire in regime di monopolio e fa i prezzi che vuole, a tutto svantaggio del mercato.


Una prima soluzione a questo problema è stato l'uso di sistemi Wi-Fi. Con questa tecnologia sono già state collegate ad Internet intere città, come San Francisco e Bologna, ed intere vallate, anche in Italia. Il Wi-Fi, tuttavia, soffre di alcune limitazioni tecniche che ne impediscono l'uso su distanze “geografiche” (diciamo, oltre il chilometro di distanza, per intenderci) e con bacini di utenza di dimensioni “metropolitane” (una piccola città od un grosso paese).


L'evoluzione del Wi-Fi nella direzione delle applicazioni “geografiche” e “metropolitane” è un nuovo standard noto come Wi-MAX. Questo standard permette di coprire una intera vallata alpina con un singolo ripetitore e di accontentare tutti i suoi abitanti.


Sfortunatamente, le frequenze usate da Wi-MAX sono di proprietà dell'esercito e solo a Dicembre 2006 si è raggiunto un accordo per liberalizzarle. Ora si pensa di assegnarle agli operatori commerciali con delle aste pubbliche molto simili a quelle usate per assegnare le frequenze dell'UMTS.


Perchè le aste sono una idea sbagliata?

Il caso dell'UMTS ha reso evidente il motivo per cui mettere all'asta le frequenze è una pessima idea: gli alti costi dell'asta devono poi essere scaricati sull'utente finale e, di conseguenza, trasformano in un prodotto di lusso, accessibile a pochi privilegiati, quella che avrebbe dovuto essere una soluzione tecnica destinata ad abbattere i costi di connessione ed a favorire i meno abbienti.


Non solo, questa situazione esclude dal mercato i piccoli operatori e, di conseguenza, rinforza ulteriormente la posizione di mercato ed i privilegi delle grandi aziende del settore.


Il fardello storico dell'UMTS

Nonostante il fatto che le aste siano una idea palesemente sbagliata, è molto probabile che venga intrapresa ugualmente questa strada per assegnare le frequenze del Wi-MAX. Il motivo è ovvio: se si liberalizzasse l'accesso alle frequenze del Wi-MAX, chiunque, con pochi soldi, potrebbe fare concorrenza alle grandi aziende che operano nel settore della telefonia e che usano lo standard UMTS. Queste aziende hanno pagato decine di milioni di euro per avere quelle frequenze e non vogliono certo vedersi rubare il mercato dai primi arrivati.


A questo punto, è chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori. Di conseguenza, è necessario far sentire la propria voce per impedire che, ancora una volta, sia il più debole a dover soccombere.


Una modesta proposta

Una soluzione corretta ed intelligente al problema delle assegnazione delle frequenze esiste da tempo ed è già usata nella vita quotidiana: è la stessa soluzione legale usata per evitare la proliferazione delle antenne paraboliche sui tetti dei condomini.


Come probabilmente saprete, la legge prevede che non si possa (non si potrebbe...) installare liberamente una antenna parabolica sul tetto del palazzo se già esiste un impianto analogo. La legge prevede che il secondo arrivato abbia il diritto a collegarsi all'antenna esistente a patto che non crei problemi al proprietario e che gli versi una parte della cifra spesa per l'installazione dell'antenna, diciamo il 50%.


Quando viene applicata al Wi-MAX, questa soluzione funziona nel modo seguente.

Il primo operatore che vuole coprire una certa area installa a sue spese l'antenna ed i ripetitori. Questi ripetitori usano una o più frequenze, scelte tra quelle disponibili.

Chi arriva per secondo, ha il diritto (previsto per legge) di usare la stessa antenna, gli stessi ripetitori e le stesse frequenze per offrire lo stesso servizio ai suoi utenti. Ovviamente, è tenuto a pagare il 50% dei costi dell'antenna e dei ripetitori a chi l'ha installata. Il secondo arrivato è anche tenuto a non creare problemi a chi ha installato l'antenna ed i ripetitori. Di conseguenza, se il traffico che produce è tale da creare problemi, deve installare altri ripetitori a sue spese.


In questo modo è possibile servire una certa zona con una sola antenna che viene usata e condivisa da più operatori, massimizzando lo sfruttamento delle frequenze e degli impianti, senza ricorrere a meccanismi di assegnazione di tipo economico (aste) che favorirebbero i più forti.


La suddivisione del traffico tra i diversi operatori può avvenire a valle dell'antenna, sulla rete digitale, esattamente come avviene da tempo per la condivisione dello stesso cavo in rame tra i diversi operatori della telefonia.


Che fare?

Informatevi su questi temi. Maturate una vostra opinione. Diffondete le informazioni che avete raccolto e le opinioni che avete maturato. Solo la presenza di milioni di testimoni come voi, attenti e tecnicamente competenti, può costringere i nostri politici a rendere conto del loro operato e, di conseguenza, ad agire veramente nell'interesse della comunità e dei singoli cittadini/consumatori. Solo in questo modo si può evitare che vengano ulteriormente rafforzati i privilegi degli oligopolisti già esistenti.


Se potete, aiutateci in questo Google Bombing. Create una pagina web in cui parlate di Wi-Fi, di Wi-MAX o di altre tecnologie affini ed inserite da qualche parte un link HTML come questo:


Wi-MAXOppure come questo (che linka la sola pagina, non il sito del Partito Pirata):


Wi-MAXSe il numero di link di questo tipo sarà abbastanza alto, chiunque cercherà il termine Wi-MAX su Google nei prossimi mesi finirà per inciampare in questa pagina e sarà quasi costretto a conoscere le nostre opinioni su questo delicato tema. La nostra speranza è che leggano questo documento anche le persone che dovranno prendere decisioni in merito (politici e loro consulenti) e chi dovrà presentarle al pubblico (giornalisti).


Per qualunque necessità, potete contattarci attraverso la nostra mailing list:


http://www.piratpartiet.it/iscrizione.php


Oppure potete contattare direttamente l'autore di queste note a questo indirizzo:


alessandro.bottoni@infinito.it


Inviato da: WiMax | 28 gennaio 2007 alle 09:29

RAGAZZI!! Firmate la petizione per liberalizzare il Wi-Max
http://www.wimaxlibero.org/
In sintesi: questa petizione vuole che almeno un terzo (1/3) delle frequenze wi-max non vengano assegnati ad operatori privati ma ad enti pubblici come i Comuni e quindi gratuiti firmate la petizione e divulgatela!

Inviato da: Marco | 19 agosto 2007 alle 14:16

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