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26/04/05

Morto un papa si fa un blog

L'eccezionale dieta informativa di questo aprile racconta di un sistema mediatico che abbonda del condimento della retorica, spesso ignora gli ingredienti di ciò che ingurgita e talvolta ricorre a un distillato di superficialità per digerire. Complici e a volte protagonisti gli stessi blog, nemesi telematica dei grandi network televisivi assiepati a ogni angolo di Piazza San Pietro. Andiamoci cauti con le interpretazioni, però.

Alla morte di Giovanni Paolo II, chiunque ha potuto raccontare nel proprio spazio digitale emozioni e punti di vista su un avvenimento tanto coinvolgente. Perfino del pellegrinaggio in omaggio alla salma del papa polacco è disponibile ogni sorta di inquadratura. Ma è con l'avvicinarsi del Conclave che la creatività ipertestuale ha dato il meglio di sé. Di fronte alla plateale partecipazione dei papa-boys wojtyliani al lutto vaticano, a qualcuno è venuto in mente che non solo il nuovo pontefice si sarebbe dovuto confrontare con tanta apostolica esuberanza, ma magari si sarebbe perfino portato in dote insospettati sostenitori.

Nel gioco dei media che, spesso con la complicità degli stessi porporati, trasforma il mistero della santa elezione in un gigantesco exit poll in diretta, arrivano così i fanatici sostenitori delle candidature più chiacchierate. Sono tutti boys: Tettamanzi-boys, Arinze-boys e soprattutto Ratzinger-boys. Ai navigatori più scafati sorgono dubbi: o siamo di fronte a una generazione di fanatici cattolici, oppure più di qualcuno si sta divertendo a giocare con la buona fede dei più pii tra gli utenti della Rete. Meno dubbi hanno - o fingono di avere - le redazioni di giornali, telegionali, siti Web e agenzie di stampa, a cui non sembra vero di avere materiale così a buon mercato per gli articoli di colore da affiancare a commenti, interpretazioni e analisi più impegnative.

Finta o non finta, oppure attirati proprio dal tarlo del dubbio, i visitatori prendono d'assalto nel giro di poche ore i siti degli improvvisati sostenitori. Statistiche da capogiro (almeno per un sito personale) fanno vacillare i titolari delle burle, tanto che spesso la determinazione viene meno e la tentazione di manifestarsi come protagonisti colpisce prepotente. Tutti tranne uno, che prosegue impassibile fino all'elezione del nuovo Papa. Nemmeno farlo apposta, è il sito che inneggia a Ratzinger Papa, il più esasperato ed estremista nei toni, quello dove mai è sembrata comparire la possibilità che il cardinale tedesco non giungesse infine al soglio pontificio.

Naturalmente anche Ratzinger Papa era una beffa. La più raffinata e studiata, quella che più ha saputo ingannare per l'eccezionale lavoro sui contenuti e sull'auto-promozione. Lo scherzo viene svelato poche ore dopo che Papa Ratzinger si è affacciato dalla loggia delle benedizioni, rimandando al sito da cui l'intera bufala aveva avuto origine. Si tratta di Blogdiscount.org, un blog che da mesi sfotte con arguzia l'inconfessabile aspirazione del blogger al successo e alla popolarità.

Quello che non avevo capito ma di cui mi sono accorto con stupore nei giorni e settimane successive, era il potenziale di un simile blog e l’attrazione che poteva esercitare. Da subito sono fioccati visitatori a centinaia, raggiungendo quote inaudite per un blog ignoto e appena nato. Dopo le migliaia di accessi, sono arrivate anche le segnalazioni giornalistiche, in rete, e su supporto cartaceo (pubblicheremo, su questo blog, una rassegna stampa). Ieri, all’annuncio dell’elezione di Ratzinger, il blog è stato visitato 60.000 volte con una punta di 25.000 accessi intorno alle ore 19.00 . Il blog ha ricevuto tante mail, dall’Italia e dall’estero, che riflettevano il tipo di frequentatori o visitatori del sito : fedeli ingenui o accecati dalle proprie convinzioni, sostenitori divertiti che avevano capito la burla e il suo paradosso, curiosi attratti dai link giornalistici.[da Blogdiscount.org, 20/4]

Il giorno successivo, tra i commenti piccati degli offesi e gli osanna dei sostenitori, l'esperimento viene sezionato con cura. Istruzioni per un fake memorabile:

È indispensabile cavalcare un avvenimento storico di portata mondiale (11 settembre, allunaggio, presunto omicidio di Lady D, morte del papa appunto) in cui entra in gioco un simbolo diventato mito (le torri gemelle, la luna, la principessa, il papa appunto). [..] Cercate di impersonare il prototipo del blogger medio-basso-bassissimo: ignorantello, sgrammaticato, sicuro di sé, ma allo stesso tempo cortese, ingenuo, ed entusiasta dei nuovi visitatori. L’unica caratteristica che lo distinguerà dalla massa dei suoi simili sarà il fanatismo estremo. Se possibile, prendete le parti di qualcuno avverso all’opinione comune, è meglio, per creare più occasioni di polemica e rendere vivaci e frequentati i commenti. Gli stessi commenti, poi, se trattati adeguatamente, possono diventare una miniera inesauribile di idee, da riciclare nei vostri post, che almeno in un primo tempo dovranno essere numerosissimi. Ricordate, ci vogliono coerenza e perseveranza. [..] Ai post informativi (una ristretta minoranza) dovrete alternare polemiche, articoli d’opinione, storici e quant’altro, deliri fanatici, e soprattutto iniziative collettive, alle quali non parteciperà nessuno (tutt’al più, uno sparuto gruppetto di psicotici), sia chiaro, ma che saranno indispensabili a fare di voi dei pazzi invasati agli occhi di tutto il web (v. nel caso di Ratzingerpapa, l’idea delle preghiere sincrone). Parallelamente, è indispensabile una forsennata attività di spam. [continua su Blogdiscount.org, 21/4]

-°-

Fin qui tutto bene. È un gioco, e ognuno può trarre le conclusioni in base alla propria sensibililtà. Di conclusione, però, gli autori della burla ne buttano là a caldo una mica da poco:

Ratzingerboy ha capito come l’unico uso intelligente del blog sia il blob, il gioco sull’identità, la satira, la messa alla berlina di tutto ciò che gli altri mezzi di comunicazione e in particolare la televisione prendono o fanno finta di prendere sul serio.[da Blogdiscount.org, 20/4]

Ribatte, a nome dei perplessi, Andrea Puliafito:

Insomma, potrebbe essere tutto condivisibile, tutto vero, ma allo stesso tempo già visto in mille modi differenti. Quanto all’inettitudine dei mezzi di comunicazione tradizionali, be’, ormai sembra essere cosa conclamata. Allora dov’è il problema? Che si mette alla berlina uno status quo ma senza rinunciare alla propria autoesaltazione. Quanto sarebbe stato bello rivelare la finzione senza attribuirne a alcuno i meriti. Quanto sarebbe stato fine e elegante. Sogno, eh? Invece occorreva, appunto, dimostrare. Abilità? Conoscenza della rete? Intelligenza? Superiorità? Non sta a me dirlo. Ma se dimostrare qualcosa diventa lo scopo di un blog, allora è vera un’altra cosa, che l’unico reale uso intelligente dei blog è quello che permette di affermare la propria identità, in qualche modo. Qualunque modo venga in mente. Be’, bravi. E’ stato divertente, lo dico senza ironia.
Divertente e pienamente in linea con il modo in cui vengono utilizzati i blog da un buon 99.9% dei blogger. Lo 0.1% è composto da blog ormai chiusi.
[da L'Indignato, 20/4]

Resta, anche in questa occasione, l'impressione che qualcosa dei blog sia sfuggito. Che il metro con cui si cerca di misurare il senso di questi sistemi di pubblicazione personale resti ancora la blogstar, il blog di (presunto) successo, e che il fine ultimo sia quello di entrare in competizione con il sistema tradizionale dell'informazione e dell'intrattenimento. In uno scambio di commenti a margine di una (mia) critica superficiale su Come si fa un blog, Antonio Bois (che di Blogdiscount.org è una delle menti) rilancia:

“tutto sommato”, mi puoi fare qualche esempio dell’utilità dei blog? (non rispondere che servono a informare, ché mi faccio due risate. da wittgenstein a macchianera, è tutta fuffa o informazione allo stadio morente, cioè mai fresca e inedita. io adoro la fuffa, ma non spacciamola per altro. ah sì, certo, servono anche a informare su che cosa dicono gli altri blog, certo).
[da Come si fa un blog, 21/4]

Io la mia risposta l'ho data. Ed è che servono a (re)imparare a esprimersi, a (ri)prendere coscienza che non si è solo destinatari di messaggi, a costruire idee in modo artigianale sui piccoli numeri, a fare esercizio di democrazia a un livello appena un po’ più alto e potenzialmente costruttivo rispetto alle chiacchiere da bar. E come inizio resto convinto che non sia affatto poco.

Fuoco alle polveri, avanti il prossimo che ha qualcosa da dire.

Inviato da Sergio Maistrello alle 13:21 in Blogotipi | Permalink

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