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14/03/05
Il bello, l'entusiasta e il cattivo
Che cosa hanno in comune Wittgenstein, Beppe Grillo e Gianluca Nicoletti? Tre opinioni del mondo dei blog che non sono passate sotto silenzio.
Da qualche giorno Wittgenstein, il blog di Luca Sofri, s'è fatto la radio. Nel senso che per alcune ore al giorno, non tutti i giorni, trasmette musica via Internet. Ora, non vi sfugga l'ironia: Sofri è giornalista e lavora con testate che macinano migliaia, se non decine di migliaia di copie, a numero. Ha pure una trasmissione radiofonica quotidiana - una trasmissione vera, verrebbe da dire - su Radio Rai, 500.000 ascoltatori al giorno. Dice Sofri, dopo aver toccato la cifra di 36 ascoltatori contemporanei: «Devo confessare che è piuttosto emozionante». Lui è serio. E io gli credo.
Continua Sofri - e lo cito papale papale, perché butta lì una piccola verità che può capire bene chi viva lo sdoppiamento tra la pubblicazione in grandi numeri e il confronto più intimo favorito dai blog:
A pensarci, è un po’ lo stesso rapporto che c’è tra scrivere su un grande settimanale e scrivere sul blog. Sul settimanale ti leggono molte più persone, è un’opportunità fantastica: ma sul blog quelli che ti leggono li vedi, li conosci, sono venuti lì per leggere te. E quindi prima di arrivare al mezzo milione di ascoltatori di Condor, ce ne vuole: lo stesso, 36 che si fanno i fatti loro ascoltando la tua musica deliberatamente, e poi ti scrivono e ti chiamano, beh è piuttosto bello. [..] Poi cominci a intripparti - come ai primi tempi col blog - e vai a vedere quanti ascoltatori ci sono, e da quanto (uno da sei ore e 46), e poi ti chiedi se è meglio mandare musica bella e familiare o musica bella e meno nota. E insomma. Voi direte: datti una calmata, hai solo messo della musica e ti hanno sentito 36 persone nei momenti migliori. Che è vero, ma non bisogna risparmiarsi lo stupore per le cose che solo pochi anni fa ci sarebbero sembrate stupefacenti. [su Wittgenstein, il 7/3]
Le cose che solo pochi anni fa ci sarebbero sembrate stupefacenti. Appunto.
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Lo stupore diventa entusiasmo nelle parole di Beppe Grillo, un altro che non metterei in cima all'elenco degli individui con carenze nell'esposizione mediatica. Grillo ha fatto di blog la parola chiave del suo ultimo spettacolo e con blog cominciano i titoli di buona parte degli articoli che parlano di lui. Benché la mossa, soprattutto in una prima fase, sia sembrata a molti scaltra, c'è da dire che la dedizione del blogger Grillo e il rilancio delle potenzialità della Rete e dei siti personali da lui favorita sono, alla prova dei fatti, notevoli. Scrive Grillo su Internazionale del 3 marzo (via Blog Notes, Akille):
Loro hanno il loro sito, tu puoi avere il tuo, loro hanno il loro indirizzo email, tu puoi avere il tuo. [..] Sta avvenendo la più grande e più veloce rivoluzione nella storia della nostra specie. Per alfabetizzare metà degli umani ci abbiamo messo cinquemila anni. Per connettere potenzialmente tra loro in tempo reale un decimo degli umani ci abbiamo messo vent'anni. Fra altri venti probabilmente un terzo degli umani saranno collegati tra loro senza mediatori. [su Internazionale del 3/3]
E, tuttavia, aggiunge:
La rivoluzione di internet è entusiasmante, ma non dobbiamo montarci la testa. Non sarà facile. Tra alcuni anni la rete sarà più accessibile e più attraente di quanto sia oggi la tv. Ma per adesso è il contrario: l'accesso alla televisione è facile e apparentemente gratuito, quello alla rete è macchinoso e costoso, specialmente in Italia. La tv si usa dal divano, la rete dalla sedia; la televisione ti viene a cercare, la rete devi andare a cercarla. [..] Se fossimo davvero in una democrazia, invece di farci passare dai cinquanta ai cinquecento canali televisivi in prevalenza commerciali, le Nazioni Unite, la Banca mondiale e gli stati del mondo dovrebbero favorire la chiusura di almeno metà dei canali tv. Con le risorse di cervelli, energia elettrica, materiali e soldi così risparmiati, si potrebbero dotare entro dieci anni tutti gli scolari del globo e almeno metà dell'umanità adulta di un computer a basso prezzo e di una connessione gratuita alla rete. [su Internazionale del 3/3]
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Testimonial - all'incontrario, questa volta - dei blog è stato anche Gianluca Nicoletti sull'inserto Tuttolibri del quotidiano La Stampa di sabato 12 marzo (online, in pdf, l'intera pagina). Un articolo sgarbato e provocatorio come non se ne vedevano dai tempi delle prime e bislacche uscite in materia sul Foglio di Ferrara. Generico, indiscriminato e gratuito nell'aprire uno spaccato su una struttura di selezione dei contenuti che non funziona esattamente come i giornali e la tv, e forse per questo non è sempre intuitivo. Comunque da leggere:
La blogosfera italiana si è costruita come un universo piramidale non scalfibile ed elitario. Altro che libertà espressiva e letteratura spontanea. A dettar legge sono qualche decina di fighetti, alcuni ben supportati e vellicati da amici con addentellati old mediatici e quindi ogni loro ruttino diventa sublime espressione di novità, porto ad esempio il partorir neologismi del calibro di "intelluguale" che in un'agape "galattica" è stata sancita come civettuola definizione dell'intellettuale che operi in rete. [su Tuttolibri de La Stampa del 12/3 - in pdf]
Una carrellata con Technorati aiuta a farsi un'idea delle risposte che si è preso l'autore dell'articolo. Ma non sfugga anche in questo caso l'ironia: Nicoletti è una mente raffinata, uno che dentro la Rai sbertucciava come pochi i vizi dei mezzi di comunicazione di massa. Anche, massima provocazione, attraverso un blog: avere un blog in Rai era rivoluzionario - per dire, perfino il pacato Pino Scaccia ha dovuto traslocare su Splinder. Fuori dalla Rai, da cui Nicoletti è uscito alla fine dello scorso anno, forse certe peculiarità dello strumento devono essergli sembrate meno sovversive, a giudicare anche dagli appigli a studi dal respiro un po' corto.
A Nicoletti, ai critici dell'élite bloggante e a quanti cavalcano con gioia i limiti (a volte concreti, a volte marginali) dei blog, un suggerimento. Escano dal manipolo di blog fighetti che a quanto pare terrebbero in scacco il dibattito sulla pubblicazione personale in Italia e dedichino le proprie energie alla blogosfera profonda, quella di cui ai giornali (spesso altrettanto fighetti nel metodo) importa assai poco. Scoprirebbero tre cose che forse li riappacificherebbero con lo strumento.
Una: fuori dal giro delle presunte blogstar c'è uno zoccolo duro di ragazzi qualunque (sì, soprattutto adolescenti brufolosi che spesso si guardano semplicemente l'ombelico: ma, accidenti, si esprimono!), ai quali delle cosiddette blogstar non può importar di meno. Due: ci importasse mai di fare un confronto tra le statistiche di accesso di certi blog ritenuti fighetti e certi blog ritenuti di periferia, forse l'immagine mentale di una piramide la riserveremmo ad altri modelli di comunicazione. Tre: ma leggeteli, quei benedetti diari, meno immaturi, brufolosi e sgrammaticati di quanto a volte si pensi. Sono persone qualunque che condividono il loro punto di vista sul mondo: non riuscite proprio a vederlo il piccolo miracolo? Non tanto per il punto di vista, ma per la disponibilità mentale al racconto di sé, alla condivisione, al confronto: questa è democrazia che rientra in circolo! «Un dovere per ogni intelligenza», come dice bene SiFossiFoco.
E mi chiedo se possiamo permetterci di essere tanto tronfi da non rendercene conto, di questi tempi.
Inviato da Sergio Maistrello alle 13:46 in Blogotipi | Permalink
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Commenti
Volentieri, leggerli, questi blogplebei. Ma nessuno li linka.
Gridano nel deserto la loro legge di gravità, come diceva Dario Bellezza, dei poeti.
Inviato da: Kaspar Hauser | 15 marzo 2005 alle 08:28



