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07/02/05

RSS: arriva l'aggregatore con il brand

Più o meno nello stesso giorno, il Guardian e il Los Angeles Times hanno annunciato il lancio di un aggregatore RSS da offrire ai propri lettori. L'applicazione si chiama NewsPoint ed è sviluppata da Consenda, una startup svizzero-americana che opera esclusivamente con partner commerciali provenienti dal settore dei media. Al momento l'aggregatore (in versione beta) è stato distribuito con la formula dell'invito ad un ristretto gruppo di utenti.

Fin qui la notizia. Ora le domande: non era abbastanza ampia un'offerta che, stando ai dati pubblicati dai responsabili di Feedburner, ammonterebbe ad oltre 400 client (tra applicazioni web e desktop)? C'era davvero bisogno di un altro feed reader? La risposta sarebbe un no secco e istintivo se stessimo parlando di un aggregatore come gli altri. Oppure se il punto di vista fosse quello dell'utente avanzato e ormai avvezzo al consumo quotidiano di RSS. In realtà, NewsPoint non è un aggregatore come gli altri. E per comprenderne le peculiarità, faremmo bene a sentire prima d'ogni cosa la voce di chi ha voluto l'esperimento.

NewsPoint è un feed reader 'brandizzato'. Non esiste, cioè, come applicazione generica. C'è il Guardian Unlimited NewsPoint e il Los Angeles Times NewsPoint. Magari un giorno vedremo il Reuters NewsPoint o il Repubblica NewsPoint. Si installa come programma stand-alone (solo su Windows XP), collegato al browser solo per la lettura degli articoli completi. Cosa l'utente ci trova dentro lo decide l'editore che commissiona il lavoro a Consenda. La versione del Guardian contiene tutti i feed pubblicati dalla testata inglese e, ovviamente, feed pubblicitari. Quella del LAT, invece, è centrata sulla distribuzione tramite RSS di inserzioni di lavoro o immobiliari: l'utente può creare feed personalizzati e tagliati sulle proprie esigenze, con un meccansimo simile alle watchlist di Technorati. Il sistema non è comunque chiuso: si possono aggiungere senza problemi feed di altre fonti, anche se mi sembra che l'interfaccia a tutto si presti meno che alla gestione di un numero elevato di sottoscrizioni.

Sul lancio dell'iniziativa, Editorsweblog ha sentito Simon Waldman, il responsabile delle attività online del Guardian. È un'intervista molto interessante. Ne distillo i punti più significativi:

  1. Newspoint è solo un tassello della nostra strategia intorno a RSS.
  2. Non guardiamo solo a RSS. Ciò che ci interessa soprattutto è quel concetto di internet decentralizzata e distribuita con cui presto tutti gli editori dovranno confrontarsi.
  3. Vogliamo portare più gente ad usare RSS. E per conquistare l'utente medio crediamo che il modo migliore sia fare leva sulla relazione di fiducia verso il nostro brand.
  4. Con un'applicazione come NewsPoint abbiamo più controllo sulle modalità di fruizione di RSS. Molto più di quanto sia possibile con altri aggregatori.
  5. È normale consentire l'aggiunta di altre fonti: se vuoi un controllo rigido sul consumo dei tuoi contenuti, non offri feed RSS.
  6. I feed rappresentano al momento, per il Guardian, una piccola ma crescente fonte di traffico.
  7. Stiamo entrando in una fase in cui l'accesso ai nostri contenuti avverrà sempre di più tramite RSS, aggregatori, blog e motori di ricerca. Più impariamo e sperimentiamo ora, più saremo pronti domani.

Dalle parole di Waldman sembrano emergere due esigenze. Prima: semplificare la vita degli utenti, aiutarli a fare il salto. Oggi, tutte le edizioni online di giornali e magazine che offrono feed RSS, hanno la loro bella paginetta con le istruzioni d'uso. In genere, alla premessa 'teorica' (cosa sono i feed, a cosa servono), fa seguito un processo a 3 fasi: scarica un aggregatore, sottoscrivi i feed, leggili come e quando vuoi. Per chi non è proprio un esperto, i punti critici di questo percorso, quelli che possono farti recedere e rimandare ad un'occasione migliore, sono più di uno. Con un NewsPoint, invece, il discorso avrebbe probabilmente questo tono: "Caro e affezionato Lettore, vuoi seguire facilmente le nostre news? Scarica il nostro programmino (guarda, ci abbiamo messo pure la testatina che ti piace tanto), è facile facile, pronto all'uso...". Insomma, se sei bravo e hai tempo le lasagnette al pesto te le puoi fare da solo. Sennò ci sono sempre i Quattro salti in padella....

Poi c'è la storia del 'controllo'. Sono troppo malizioso se penso che parlando di 'controllo' si parli essenzialmente di pubblicità? Leggendo le parole di Waldman mi sono ricordato di questo post di Mauro Lupi, ma anche di questo articolo di Martina Zavagno. Scrive Lupi:

Ovviamente, appena inizia a diffondersi un canale di comunicazione, si scatenano i pubblicitari per cercare di utilizzarlo (bisogna pur campare... ). È successo con tutti i media, internet compreso, per cui ritengo che a breve troveremo spazi pubblicitari anche sui feed RSS.
Tuttavia, l'advertising sui feed ha ancora qualche problema tecnico, primo su tutti la difficoltà ad identificare in modo preciso il numero di contatti, ossia quanti lettori effettivamente leggono le informazioni elaborate con questo formato.

Ribadisce Martina:

Il primo dei problemi che si pone con l’RSS è che non si può misurare con precisione quante persone effettivamente hanno ricevuto il feed. Ovvero, non si può sapere quanti utenti, e con quale frequenza, scaricano le informazioni pubblicate nel feed.

Compresa la pubblicità, aggiungo io. Ora, Steve Yelvington, che parla dell'esperimento del Guardian su Poynter (e che ha evidentemente provato il programma) mi informa che NewsPoint richiede un'autenticazione con username e password (presumo quindi che ci sia bisogno di una sorta registrazione). La conclusione è che un tool di questo tipo consente a editori e inserzionisti di superare, in buona parte, i 'problemi tecnici' cui si accennava. La strategia, mi pare, è molto diversa da altri approcci, soprattutto da quelli che prevedono l'inserimento di advertising nel feed, indiscriminatamente, per tutti. In pratica, il Guardian la pubblicità la mette nell'aggregatore, nel suo: "Non ti piace? Usa il tuo programma preferito". È diverso da "Non ti piace? Smetti di leggere i miei feed", no? L'esperimento va comunque seguito. Secondo me, però, di questi aggregatori con il brand ne vedremo sempre di più. Il rischio? Superata la tentazione del walled garden, potrebbe nascerne uno di segno diverso. Vi lascio con le parole di Mitch Ratcliff: "The branded newsreader argument and analogous 'My' services represent the portalization of an otherwise distributed medium".

Inviato da Cesare alle 12:27 in Radar | Permalink

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