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04/02/05

Piccoli blog crescono (e vanno a Davos)

Non se ne è parlato molto, qui da noi. I blog sono stati a Davos. O meglio: i blog sono tornati a Davos, dove avevano fatto la comparsa l'anno scorso.

Davos è la località di villeggiatura svizzera dove ogni anno si incontrano i rappresentanti dei poteri forti del mondo per scambiarsi, tra un aperitivo e una cena di gala, le proprie impressioni sul destino del mondo. Si chiama World Economic Forum, per gli amici WEF, ed è - per dirla con una felice immagine del sociologo Enzo Rutigliano - un esclusivo cenacolo di potenti. Al WEF si contrappone il WSF, il World Social Forum, il colorato raduno no global che quest'anno si è tenuto a Porto Alegre, in Brasile.

Davos ha scoperto i blog l'anno scorso: in quell'occasione Jay Rosen aveva paragonato i blog all'equivalente dell'ultimo miglio dell'editoria; Joi Ito aveva proposto la metafora della catena alimentare per spiegare l'architettura della blogosfera e l'importanza di ciascun componente; Loïc Le Meur suggeriva un effetto Napster sull'informazione sui mezzi di comunicazione tradizionale; Hubert Burda intravedeva profitti, perché dove c'è audience un modello commerciale emerge sempre. «L'età dei mass media non è altro che questo: un'età. Non è detto che duri per sempre», concludeva Rosen.

Quest'anno hanno parlato soprattutto i numeri, a cominciare dalle ultime ricerche del Pew Internet & American Life Project: si calcola che il 7% dei cittadini adulti negli Stati Uniti, pari a 8 milioni di persone, abbia un blog, sebbene il 60% ancora non sappia di che cosa si tratta. Ma non è più tempo di metafore e di sogni, a Davos: quest'anno si trattava di capire quanto questi siti personali siano un affare piuttosto che un pericolo per i bilanci dell'industria dell'informazione.

Richard Sergay (senior producer alla ABC) lascia aperte alcune domande: può un giornalista essere essere lasciato libero di gestire un blog, se si accetta la definizione di blogging come la possibilità di dire esattamente quello che si pensa, a differenza del giornalismo? Questa libertà è una minaccia per la credibilità aziendale o un modo per stabilire legami più approfonditi con i propri lettori? Risposte indirette sono arrivate da Loïc Le Meur (vicepresidente di Six Apart), che ha raccontato la peculiare esperienza di blogging condiviso tra lettori e giornalisti adottata dal quotidiano Le Monde. E da Oh Yeon Ho (fondatore e amministratore delegato di Ohmynews), che ha spiegato come è nato il celebre canale informativo online a cui contribuiscono 36.000 reporter volontari sul territorio, a fronte di uno staff redazionale minimo.

Il blog è soprattutto promessa di affari, e ne sono testimoni i venture capital (remember new economy?). Eric Hippeau (Softbank Capital) sostiene che la scelta per i media tradizionali è quasi obbligata: o comprano le piattaforme esistenti oppure se le devono costruire in casa. Anche in virtù delle nuove forme di pubblicità che ben si adattano a questo genere di siti, non è proprio il caso di ignorare il fenomeno.

Infine le ricadute politiche. David M. Webb definisce i blog come una enorme minaccia per i regimi, «ma né i blog né Internet possono garantire la transizione verso la democrazia». Anche perché, ha aggiunto Rebecca MacKinnon, nonostante la crescita smisurata della blogosfera, la distribuzione è ancora sproporzionata: il blogger medio è bianco, uomo e appartenente al mondo sviluppato.

Questi gli atti della sessione Welcome to Blogopolis. Ma si possono leggere anche il blog ufficiale del WEF, la sintesi della blog dinner di Rebecca MacKinnon, le impressioni dietro le quinte colte da Loïc Le Meur. A Davos e Porto Alegre erano presenti, inoltre, due corrispondenti di Le Monde, che hanno raccontato le loro impressioni sui blog Croniques de Davos e Porto Alegre in situ. Una raccolta di indirizzi di siti che hanno coperto in prima mano i due Forum di gennaio si trova sul wiki di Loïc Le Meur.

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A margine di Davos: pochi giorni prima si era parlato di blog e giornalismo anche a Boston, durante la conferenza Blogging, Journalism & Credibility. Sul sito ufficiale sono raccolti molti interventi, alcuni brani audio, podcasting e documentazione di base. In merito, vale la pena leggere gli appunti che Jay Rosen ha tratto in tre puntate (una, due, tre) sul suo blog.

Inviato da Sergio Maistrello alle 16:12 in Blogotipi | Permalink

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