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19/02/05
Mi si è abbioccato il Presidente
Un po' per celia, un po' sul serio, ecco tutte le trappole della Rete per i politici.
Dopo averli tanto invocati, pare sia arrivato il momento. Sulle orme di un primo esploratore di cui ormai si sono perse le tracce, i politici italiani stanno calando in massa sul Web. Abbiamo già accolto Bassolino, Prodi, e ora anche Pecoraro Scanio (al suo secondo atterraggio). Altri seguiranno nei prossimi giorni, e molti ancora si accoderanno. Ma, se è chiaro quanto ci aspettiamo noi da loro, cosa troveranno davvero?
Mi si è abbioccato il Presidente.
[David Weinberger]
Ieri, passando sul blog di Prodi ho visto quel link triste solitario y final che indicava, senza
un titolo, senza nessuna anticipazione sul contenuto, il primo e unico post presente sul weblog. L'impressione che ne ho avuto è
stata di un vecchietto a disagio con la tecnologia e portato giocoforza a servirsene. Ho pensato, davvero, mi si è abbioccato il Presidente
e me lo sono immaginato su una vecchia poltrona di velluto a coste, con la testa sulla spalla. L'ho pensato con familiarità e con un misto
di simpatia compassionevole. Un atteggiamento umano, scanzonato, da pari a pari. Sul web si usa così.
Come nella religiosità popolare si usava fare coi Santi, qui in Rete siamo abituati a dare del tu ai politici. Loro, intoccabili, distanti,
abituati ad essere filtrati ed a fare il contraddittorio solo tra loro, si abitueranno mai a questo?
Fuga da Springfield.
[Luca De Biase]
Una volta, nei bar, l'opinione pubblica si sintetizzava in frasi tipo "Governo ladro" oppure "Fanno quello che vogliono". La cosa che mi colpiva nella sfiducia nei confronti dei politici era il senso di inevitabilità, quell'alzata di spalle che voleva dire "non si può fare nulla". C'è sempre un certo populismo nel generalizzare (specie un giudizio negativo), ma ho la sensazione che dal punto di vista dei cittadini (me incluso) il politico di professione sia come una specie di personaggio a due dimensioni, più o meno colorato. E la politica una sorta di cartone animato, che i più si rappresentano intimamente come un ambiente modellato sulle sceneggiature dei cartoon cattivi americani, come I Simpson o South Park.
Appiattiti dalla sintesi televisiva, li ascoltiamo parlare per frasi fatte, slogan e tagli tecnici. Mister Burns dice che l'Unione ricorda l'Unione Sovietica e Homer Simpson gli risponde che forse dovrebbe ricordare anche quella Europea. Noi assistiamo allo scambio di battute come se Prodi fosse Jack Lemmon e Berlusconi Walter Matthau (o il contrario). Non possiamo partecipare al dialogo, come non possiamo modificare gli eventi di un film o cambiare il cast.
Prima di entrare in Rete gli uomini politici sono personaggi di un reality show ambientato nello Stato, potenzialmente geniali, potenzialmente devastanti, ma comunque lontani. Aprire un weblog significa cercare il dialogo, dire "io esisto, ci sono". E visto che esisti e ci sei, e visto che mi rappresenti, posso dirti due paroline? Posso sapere cosa stai davvero facendo? Credo proprio di averne il diritto.
Sembra roba da poco. Eppure l'esistenza di una relazione finalmente bidirezionale non è solo comunicazione o marketing: cambia le regole del gioco. Una cosa è starsene a a Springfield o sulla Luna e farsi la politica come equilibri di partito, un'altra spiegarsi e comprendersi, avere qualcuno che ti ricorda le promesse elettorali e le aspettative politiche. Una cosa è scegliere un candidato governatore per accontentare un alleato, un'altra è scegliere il più adatto per governare una regione. Una cosa è accettare che la comunicazione che passa è limitata nel tempo e nello spazio (come in televisione sui giornali) e un'altra avere sotto casa un bel po' di persone che si collegano al tuo weblog per capire (e giudicare) le ragioni delle tue scelte.
E queste sono persone disposte a concedersi tutto il tempo per capire. C'è qualcuno che ha voglia di spiegare? E c'è qualcuno che ha voglia di capire che il dialogo con gli elettori non prescinde affatto dal rispetto di un contratto di rappresentanza (e dal rispetto in generale)?
Stature politiche e stature reali. Certo, in uno stato di diritto dobbiamo postulare che persino Calderoli abbia una sua sensibilità
culturale e un suo pathos umano. Tuttavia uno dei rischi che derivano dal metterci davanti alle persone è quello che poi effettivamente
questi nuovi interlocutori finiscano per conoscerci. E per avere maggiori strumenti per valutarci.
Finchè i politici rimangono a Springfield e comunicano con noi attraverso la prosopopea
artificiale della TV, va tutto bene. Ma se scendono in questa pubblica piazza, le loro idee, il loro modo di raccontarle e raccontarsi,
saranno continuamente sottoposte a giudizio. E non è affatto chiaro che il ruolo implichi una valutazione con bonus. Lo spessore umano
emergerà e sarà giudicato. Il sindacalese involuto di Cofferati, all'epoca, era attutito dall'entusiasmo della novità, per il fatto che per primo
aveva provato a confrontarsi. Il primo post di Prodi è su una linea di mezzo, pronto a diventare demagogico se non seguito seriamente dai fatti, o pronto
ad essere considerato un buon inizio.
I weblog evidenziano stile e competenza. E accanto a chi ci rappresenta abbiamo altri stili e altre competenze con cui fare il paragone. Spesso migliori. C'è sempre qualcuno che ne sa più di noi, anche se non frequenta il parlamento. E c'è sempre qualcuno che sa vedere la società meglio di noi, anche se non lo invitano da Vespa. Aprire un weblog e avere poche idee espresse male è come essere deformi e pretendere di sfilare accanto a George Clooney in un concorso di bellezza. Qualcuno ne ha davvero voglia?
La personalità è l'asset sociale di un blogger, che il blogger sia il Presidente del Consiglio o qualsiasi Carneade. Se io fossi un politico, onestamente, ci penserei un po' prima di concedere ai miei elettori di conoscermi bene. Probabilmente, per carattere, rischierei. Ma lo farei responsabilmente. Noi abbiamo una classe politica che i media fanno trasparire come poco colta e molto lontana dalla realtà. Può essere una occasione per convincerci del contrario. Ma quanti di questi individui manterrebbero una credibilità una volta dotati di un weblog? Quanti sanno davvero argomentare? O, ancora, quanti hanno una idea politica che va oltre le dinamiche interne di partito e le beghe di coalizione? Quanti hanno una visione politica? quanti sapranno affascinarci raccontandoci la società che stanno costruendo o che vogliono costruire? Io, se finalmente i politici entrano in Rete, mi aspetto di avere queste risposte. Per decidere da chi farmi rappresentare.
Certo. Uno può sempre pensare di essere intoccabile, chè tanto il potere è altra cosa. Non c'è dubbio. Può fregarsene dei weblog o aprirne uno e mostrarsi come il Re nudo. L'Italia ha già i suoi dubbi sulla sua classe dirigente, uno in più non cambierà le cose. Eppure...
Eppure è inevitabile. Noi, però, siamo tutti qui a chiedere ai nostri rappresentanti di scendere nell'agone e dialogare con noi. Io sono convinto che sia un processo ormai inevitabile. I costi di una rinuncia saranno sempre più alti. Noi non ci faremo più scappare la possibilità di scrivere in Rete ciò che pensiamo nè il diritto di leggere ciò che pensano le persone che stimiamo. E' una abitudine ormai troppo forte ed acquisita. E continueremo a giudicare negativamente una classe politica che non dialoga, perchè la troveremo distante da noi.
Quanto contano le nostre opinioni, dite voi? Contano. Moltiplicatele per le nonne, le mamme, i colleghi e i vicini di casa con cui parliamo ogni giorno. Farsi una buona reputazione in Rete è come dotarsi dell'esercito di "persuasori" che il PCI utilizzava come macchina elettorale, condominio per condominio. Farsene una cattiva significa dotare di questo esercito il proprio avversario.
Oggi siamo persino disposti a tollerare che i politici entrino in Rete e lo facciano male, perchè da qualche parte si deve pur iniziare. Ma col tempo la partecipazione significherà impegno, trasparenza e, già nel medio periodo, scelte diverse. Se, come speriamo, Internet crescerà, se gli sforzi di chi si impegna su questo fronte avranno dei risultati, forse può ridisegnarsi un nuovo rapporto tra chi viene rappresentato e chi rappresenta. Ancora una volta, dipende anche da noi.
Inviato da g.g. alle 18:30 in democraziatrepuntozero | Permalink
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I blog che linkano questo post: Mi si è abbioccato il Presidente
» Che barba, che noia. da Web Content Management etc.
Dico la mia una volta per tutte sui blog dei politici: il giorno che vedrò con i miei occhi Bassolino, Prodi, o qualche candidato presidente, loggarsi in una intranet qualunque, editare, formattare, linkare, postare, e magari fare qualche Track... [Continua a leggere]
Tracked il 21 febbraio 2005 alle 23:07
» Si è proprio abbioccato da Webgol
http://www.typepad.com/t/trackback/1871936 [Continua a leggere]
Tracked il 24 febbraio 2005 alle 13:16
» Prodi Blog Watch, ultima puntata da Webgol
Oggi, il Corriere della sera pubblica un pezzo a firma di Alessandro Trocino sul famigerato caso del blog di Prodi, dal titolo "Dalla rete solo ironie, Prodi chiude il blog". Giusto per riassumere il fattaccio in fasi (senza ricercare precise... [Continua a leggere]
Tracked il 26 marzo 2005 alle 18:43
Commenti
non sono convinto che i politici entreranno in internet tanto presto perchè sono solo i loro comitati elettrali a gestire la pubblicità che credono di farsi e quindi mettono sul web i siti e non leggono quello che dice in giro.
Inviato da: Antonio Sonnino | 20 febbraio 2005 alle 12:48
Mi colpisce questo (apro una parentesi). Semplificando un po', il mondo in questo momento si divide tra chi i blog li usa (per scrivere o leggere) e chi non sa nemmeno che cosa significhi questa parola. Non ci sono molte vie di mezzo.
Ora: aprire un sito con blog senza sapere quello che si sta facendo ottiene il duplice e fallimentare risultato di fare una figuraccia coi primi e di infastidire i secondi. Passi per i secondi (a cui le cose possono anche essere spiegate con parole meno complicate: blog è solo un'etichetta).
Ma possibile che, di fronte a uno strumento così facile da installare e utilizzare, con quattro o cinque soluzioni tecniche facilmente rintracciabili anche dal consulente meno sveglio, i blog dei politici siano puntualmente delle mezze porcherie poco usabili, farraginose in quanto a dotazione di strumenti e prive di un contesto di comunicazione soddisfacente?
Chiusa parentesi.
Inviato da: sergio maistrello | 20 febbraio 2005 alle 21:01
Ho editato il commento perchè, oltre ad essere off topic (qui non si parla di politica, ma di come farla in Rete) era espresso con un linguaggio che magari in alcuni ambienti sarà di tendenza ma che, per i miei personalissimi gusti, non è adatto ad una pacata discussione.
g.g.
Inviato da: dott. Berto | 19 aprile 2005 alle 04:21



