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23/01/05
Un antropologo fra gli ingegneri
Proviamo ad immaginare la tecnologia come un'isola.
Su quest'isola esisteranno un gran numero di gruppi, ognuno dotato del proprio compito.
Da una parte ci sono gli scienziati, che vagano alla ricerca di nuove conoscenze da imbrigliare e nuove risorse da sfruttare. Dall'altra ci sono i tecnici, gli ingegneri, che cercano di costruire macchine e nuovi dispositivi sfruttando la conoscenza accumulata dagli scienziati (ma non solo). Dall'altra ancora ci sono gli esperti di mercato, gli uomini del marketing, che provvedono ad inventare nuovi modi per far sì che i dispositivi incontrino l'interesse dei clienti. Ed infine ecco gli utenti, concentrati a leggere manuali di istruzione e inventare nuovi modi per usare i gadget.
In questo brulicare, poteva mancare un antropologo?
Evidentemente no.
La storia è questa.
La Vodafone UK ha recentemente sviluppato un particolare servizio che consiste nello spedire cartoline postali usando il telefonino. Il cliente manda al centro servizi della compagnia telefonica un MMS dotato di testo e messaggio indicando l'indirizzo del destinatario. La stessa compagnia provvederà a far recapitare a casa della persona in questione una cartolina con immagine e testo che il mittente ha voluto far spedire. L'idea è che il destinatario a sua volta vorrà ricambiare la gentilezza e desidererà inviare una cartolina personalizzata, avvalendosi così del servizio fornito dalla Vodafone.
La cosa curiosa è che gli esperti di marketing della Vodafone hanno messo a punto questo servizio sfruttando alcuni comportamenti tipici delle popolazioni della Papua Nuova Guinea, che gli antropologi hanno studiato fin dagli anni '20 e che prende il nome di circuito del Kula.
Chiedere a un antropologo del circuito del Kula è come chiedere ad uno studioso di letteratura italiana di parlare della Divina Commedia: praticamente un classico.
Kula è il nome che assume un particolare tipo di scambio di doni che ha come scopo quello di rinsaldare i legami sociali alla base di diverse tribù. La pratica consiste nello scambiarsi una serie di oggetti - per lo più bracciali di conchiglie - la cui finalità è rendere colui che porta questi doni ben accetto alla comunità per poi dare inizio così alla trattativa commerciale, vero obiettivo della cerimonia del Kula.
E' su questa base che Richard Harper, antropologo ex direttore del Digital World Research Center (University of Surrey) ora direttore dello User Understanding Group dell'Appliance Studio, ha suggerito agli esperti di marketing della Vodafone di sviluppare un servizio che sfruttasse in chiave tecnologica il circuito del Kula.
Attualmente il servizio è solo agli albori. Prossimamente sarà possibile scambiare file audio e video, materiale multimediale che potremmo considerare il corrispettivo tecnologico dei braccialetti di conchiglie.
Potrebbe sembrare molto innovativo un utilizzo del sapere degli antropologi per migliorare le strategie di marketing tecnologico.
In realtà il legame fra antropologi e tecnologia è molto più vecchio di quanto si possa pensare.
I primi ad usare gli antropologi per migliorare le modalità d'uso della tecnologia è stato il leggendario laboratorio di ricerca della Xerox chiamato PARC (dall'acronimo Palo Alto Research Center).
Infatti in questo laboratorio nel 1973 venne messo a punto un nuovo modo di concepire la comunicazione uomo-computer basato sull'uso di un dispositivo inventato solo qualche anno prima da uno psicologo di nome Carl Engelbart e un nuovo modo di rappresentare le informazioni usando la metafora della scrivania. Venne cioè sviluppato il progenitore dei personal computer: lo Xerox Alto, primo computer del mondo dotato di interfaccia WYSIWYG e mouse. Non solo. Nel 1981 sfruttando la collaborazione con l'antropologa Lucy Suchman, venne introdotto il bottone verde dalle dimensioni maggiori rispetto agli altri, per semplificare le operazioni di copiatura sulle fotocopiatrici Xerox.
Questi sono solo alcuni degli esempi di come l'antropologia sia venuta incontro alle esigenze della tecnologia. Ma quello che resta interessante è vedere come gli antropologi hanno modificato il modo di incorporare la tecnologia nella nostra vita (e nei nostri ambienti di lavoro).
Potrebbe però sorgere una obiezione. Siamo sicuri che una pratica di un'isola lontana possa essere applicata senza problema ad una società come la nostra così distante nel tempo e nello spazio?
In realtà le teorie antropologiche si basano sul fatto che tutte le società sono dotate di rituali, ovvero processi tramite i quali i vari gruppi creano (o distruggono) rapporti sociali.
Magari nella nostra società potrà non esistere un rituale così articolato come il circuito del Kula, ma esistono altri modi altrettanto ritualizzati per creare legami le persone sfruttando la strategia dello scambio dei doni.
Proviamo a pensare quanto sono articolati i nostri modelli di ragionamento quando dobbiamo decidere cosa regalare ad una persona. Non hanno niente da invidiare ai sottili significati sottintesi ai comportamenti di una cultura tribale.
Perché la tecnologia ha bisogno dell'antropologia per far parte integrante nel nostro orizzonte quotidiano? E' una questione di adattamento.
E' banale affermare che viviamo intrisi in un contesto fortemente tecnologico. Banale, ma vero.
In quanto animali culturali con caratteristiche limitate abbiamo bisogno di un aiuto per accelerare il processo di integrazione del gran numero di dispositivi tecnologici nella vita di tutti i giorni. L'antropologia può aiutare a far questo, aiuta a farci riflettere su quali siano i limiti dei rapporti fra l'uomo e le sue macchine e far in modo che si viva sempre meglio all'interno della "tecnosfera".
L'antropologia non fa che questo: semplifica il nostro rapporto con gli artefatti, migliora l'adattamento dell'uomo al suo spazio urbano, sviluppa ambienti di lavoro sempre più salubri.
E aiuta a vendere meglio la tecnologia.
Inviato da Davide Bennato alle 18:21 in tecnoclastia | Permalink
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Commenti
Ciao Davide,
nel brulicare dell'isola anche la psicologia (sociale) dice la sua (non è certo la prima volta):
3 Italia prima di lanciare il suo servizio di Video Dating su rete 3G ha usato uno studio psicologico sui "dating" giovanili.
Il "Videoincontro" è stato quindi impostato come filtro prima dell'incontro reale.
Mi spiace ma non sono riuscito a trovare l'articolo.
Che si stia realizzando il sogno di C.P. Snow?
Inviato da: Lino | 27 gennaio 2005 alle 16:44



