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31/01/05
Condividere con gli amici, dai siti alle canzoni preferite
Le news di oggi.
Grouper condivide con gli amici, Jux2 oltre i soliti motori, Google dà i numeri, i preferiti da scambiare.
Per lo scambio file personale arriva Grouper. Facile facile costruire una rete privata per condividere canzoni, foto e video, anche in streaming.
Stanchi di girare per motori di ricerca per scoprire le differenze tra i risultati? Tranquilli, ci pensa Jux2 e la perla viene subito all'occhio.
Abbiamo sempre dubitato del numero di volte delle parole chiave trovate da Google. Oggi abbiamo una ricerca che ci dà ragione, il numero è falsato.
Comoda la vita con gli strumenti web per tenere traccia dei propri siti preferiti. Un post li classifica e li riassume.
Posted by Luca Conti at 09:12 m. in Giornopergiorno | Permalink | Commenti (0) | TrackBack
30/01/05
Cyborg-consumatore: nuovo segmento di mercato?
Se guardate una persona intenta nell'ascoltare la sua playlist preferita su di un iPod, cosa state vedendo? Avete due possibilità di risposta.
La prima: è semplicemente una persona che si sta divertendo nell'ascoltare le sue canzoni preferite, magari sfruttando del tempo poco produttivo come un viaggio in metropolitana o una coda all'ufficio postale.
La seconda: stiamo assistendo alle avvisaglie di un nuovo tipo di soggetto sociale, il cyborg-consumatore, che interfacciandosi al suo dispositivo tramite le cuffie, porta con sé il suo universo di contenuti musicali.
Qual è la vostra scelta?
Se avete scelto la seconda risposta, allora siete dei perfetti analisti del mercato tecnologico di ultima generazione.
Di cosa sto parlando?
Da un po' di tempo nelle scienze sociali ha preso piede l'idea che il consumo non debba essere solo analizzato da una prospettiva economica tradizionale, ma anche da una prospettiva antropologica che valorizzi la dimensione simbolica.
Secondo questa impostazione il consumo non è solo una attività passiva, ma è anche una strategia attraverso la quale l'individuo costruisce la propria identità e si crea una categorizzazione del mondo che lo circonda.
In sintesi: il fatto che io acquisti - a parità di cilindrata - un'automobile dal design aggressivo rispetto piuttosto che una dal design più rassicurante, dice qualcosa sul mio modo di concepire l'auto e sul tipo di valore simbolico che attribuisco al concetto di mobilità.
Da questo stile di analisi - che mescola consumo, cultura e (ovviamente) comunicazione - stanno nascendo nuovi modi per studiare le tecnologie per la musica portatile come l'iPod.
Uno degli esponenti del marketing di ultima generazione che cerca di sfruttare queste idee per capire meglio l'andamento del mercato della tecnologia è Markus Giesler, professore presso la York University di Toronto, che ha già lavorato sui temi simili, studiando le strategie basate sull'economia del dono tipiche della comunità degli utenti Napster.
La sua ultima ricerca si chiama iPod Therefore iAm e consiste in una ricerca etnografica sui significati sociali del consumo di musica tramite iPod. Per accumulare questo materiale, Giesler ha sviluppato un sito internet - iPod Stories - tramite il quale raccogliere le storie degli utenti del lettore MP3 dell'Apple, nonché i loro comportamenti d'uso.
Secondo Giesler è un errore considerare l'iPod semplicemente come un lettore avanzato di file MP3. In realtà è un dispositivo che trasforma gli utenti in cyborg tramite quella che lui chiama la "tecnotrascendenza".
In pratica l'iPod è una tecnologia che assorbe i suoi consumatori in una vera e propria matrice di intrattenimento ibrida (composta cioè da computer, internet, tecnologie P2P, negozi di musica online). Questo consumatore viene chiamato cyborg-consumatore, in quanto profondamente immerso in un ambiente tecnologico e potentemente connesso socialmente e tecnologicamente.
Per questo consumatore, l'iPod è considerato alla stregua di una protesi che permette l'estensione della memoria, un po' come Johnny Mnemonic del film omonimo di Robert Longo.
L'idea che l'ascolto musicale in movimento sia un'esperienza di consumo con connotazioni completamente diverse dall'ascolto musicale domestico, non è un'idea nuova.
Il consumo in movimento non fa altro che radicalizzare una caratteristica della modernità, ovvero la fusione tra spazio pubblico e spazio privato. Fusione - questa - rappresentata dalle tecnologie della privatizzazione mobile come la televisione (il mondo esterno che entra nel salotto di casa) e l'automobile (un pezzo di casa che percorre lo spazio pubblico).
Il risultato di questa radicalizzazione è rappresentato dalla bolla comunicazionale, ovvero quell'ambiente virtuale che sembra avvolgere i consumatori di musica portatile (dal walkman agli MP3 player).
Anche l'uso del cyborg come metafora di questo nuovo rapporto uomo/tecnologie, non è nuovo. I Cultural Studies sono ricchi di casi in cui la figura dell'ibrido tecnoumano è usata per descrivere il nuovo ambiente sociale e tecnologico all'interno del quale viviamo. Fino a studi che si sono spinti ad analizzare i nuovi soggetti politici come delle figure a metà tra l'uomo e la macchina, portatori di nuovi valori e nuovi diritti (è il caso di Manifesto Cyborg di Donna Haraway).
Perché è interessante l'impostazione di Giesler? Perché stiamo parlando di marketing.
Il marketing di questi ultimi anni ha cercato di inventarsi un modo di guardare al mercato in grado di coniugare consumatori emergenti, nuovi spazi di consumo, significati sociali innovativi, strategie comunicative d'avanguardia.
La metafora del cyborg può essere d'una certa utilità per affrontare questi temi.
Ma la domanda successiva che ci dobbiamo porre è: fino a che punto regge la metafora?
Le risposte sono aperte.
Posted by Davide Bennato at 09:51 p. in tecnoclastia | Permalink | Commenti (2) | TrackBack
28/01/05
Answers risponde a tutte le domande
Le news di oggi.
Answers fornisce le definizioni a Google, la RIAA attacca nuovi utenti, il cancro uccide anche i blogger e l'email è certificata.
Per avere una enciclopedia a portata di click basta usare Answers.com. Se ne è accorto anche Google.
L'associazione che tutela gli interessi delle major della musica non allenta la morsa sullo scambio file in rete e fa causa a 717 utenti.
Il blog come supporto morale e contributo alla lotta contro la malattia. Ivan Noble ci ha provato.
Basta raccomandate e fax. Il Governo italiano fa un ulteriore passo per l'email legale e certificata.
Posted by Luca Conti at 02:57 p. in Giornopergiorno | Permalink | Commenti (0) | TrackBack
27/01/05
La giornata senza internet e la iPod radio su Skype
Le news di oggi.
Un giorno senza internet, un canale Skype per trasmettere, il php blog, 13 miliardi di canzoni online e l'adattatore USB per la telefonia da pc.
La banca delle idee globali ne lancia una salutare. Staccarsi da internet per almeno un giorno, il 30 gennaio prossimo.
Uno spazio web con php incluso e il blog fai da te è servito. Simple PHP Blog è nuovo e in italiano.
13 miliardi sono le canzoni stimate disponibili nei circuiti di scambio file nel 2004. 200 milioni quelle vendute legalmente.
Un nuovo modo di usare Skype. Il principe degli utilizzatori del più usato sistema di telefonia da pc spiega come fare.
Un adattatore per ricevere ed effettuare chiamate, sulla rete normale, via internet e via Skype. Il sogno diventa realtà.
Posted by Luca Conti at 08:47 m. in Giornopergiorno | Permalink | Commenti (0) | TrackBack
26/01/05
Nanopublishing e il sesso degli angeli
Esplode il nanopublishing anche in Italia? È presto per dirlo. Sta di fatto che dopo Blogo (che pubblica autoblog.it, ecoblog.it, gamesblog.it, mobileblog.it, softblog.it e da qualche giorno melablog.it) sono arrivati altri quattro nanoblog diretti da Luca Ajroldi (Blogs4biz, PoliticaBlog, MissTrendy, BlogYourMind).
L'affare, in soldoni, è questo: si sfrutta una piattaforma di pubblicazione semplice ed economica e si creano aggregazioni di contenuti verticali che massimizzino le entrate attraverso i sistemi di micropubblicità come Google AdWords Google AdSense e attirino potenziali investitori interessati a gruppi - contenuti, ma omogenei - di lettori. In cambio si offrono a chi legge alcune garanzie di base su aggiornamento, approfondimento e qualità dei contenuti che un blog personale non sempre è in grado di offrire.
Se sia un affare ancora non si sa: i dati sugli accessi non sono pubblici e anche i commenti dei lettori, per il momento, non si sprecano. Per non parlare di bilanci pubblicitari: troppo presto. Meglio nascondersi, per ora, dietro agli echi degli affaroni di Nick Denton e della prodigiosa Gawker Media, madre putativa delle nanoiniziative editoriali, che oggi è in grado di pagare i suoi autori almeno 2.000 dollari al mese (su Wired c'è un ritratto interessante, mentre sulle localizzazioni italiane Massimo Bernardi tempo fa aveva qualcosa da ridire).
Sta di fatto che la simpatia verso queste iniziative non è sempre istintiva. E nei giorni scorsi c'è stato un vivace dibattito sull'argomento.
Comincia Massimo Mantellini:
posso dire che mi sembrano orrendi? si dai posso: mi sembrano orrendi. Una cosa finta, ma finta finta. Tutto il contrario di quello che mi aspetto da un blog. [commento a un post di Paolo Valdemarin]
Risponde Luca Ajroldi:
Se ti aspetti un blog nell'accezione antica del termine, questi sono un'altra cosa. Che, ovviamente, può piacere o non piacere. Questa è nano editoria. Una nuova attività in cui il blog è la forma, lo strumento, il linguaggio, la rapidità della notizia dal basso o del commento ironico. Fatto da un mix di blogger e giornalisti. Dunque,un'altra cosa rispetto al blog. Che a Mantellini non piace? Me ne farò una ragione. [commento allo stesso post di Valdemarin]
Replica Mantellini:
Il fatto che mi piaccia o no e' certamente ininfluente. Cio' che intendevo dire e' che lo strumento blog in se', per quello che vedo io, non aggiunge molto ai contenuti espressi. Per capirci: un portale in forma di blog sempre un portale resta. Questo intendevo. Anzi un portale informa di blog e' una occasione sprecata in piu'. Al limite. La mia idea e' che il valore aggiunto (brutta parola ok) del blog e' proprio cio' che in questi esperimenti di nano publishing manca. Vale a dire l'umanita' di chi lo gestisce. Tu che ne pensi? [commento a Valdemarin]
Fabio Metitieri, nel frattempo, ha un deja vu:
Non si e' visto gia' tutto per le liste di discussione? Prima strumenti carichi di umanita', poi anche newsletter da editoria minimale o da marketing selvaggio. E gli Instant messenger? Luoghi per incontri appassionati, ma anche semplici strumenti che in azienda affiancano o sostituiscono una telefonata. E lo stesso per la email, per i social network... Per i blog dovrebbe forse essere diverso? [..] Il blog e' Cms. Ognuno lo usa come gli pare, qualcuno a caldo e qualcuno a freddo. C'e' chi fa il Talebano, chi ci lavora e chi ci si promuove. So what? In Rete siamo senza memoria storica, condannati a ridiscutere sempre le stesse cose, all'infinito? Io spero di no.... [commento a un post di Mantellini]
Riassume e rilancia Paolo Valdemarin:
Credo sia di nuovo un problema di termini. Basta che un sito sia gestito con un applicazione di blogging e di conseguenza abbia post, feed, permalink, commenti ecc. per essere un weblog? Anche secondo me la risposta è "no", è importante che da un weblog emerga la voce di una o più persone e che lo stile presupponga l'inizio di una conversazione. Un indicatore facile da individuare è la persona usata: dovrebbe essere la prima persona singolare. In alcuni casi di nano-publishing si usa la prima persona plurale, intendendo che i post sono firmati da una "redazione" che comunque afferma un punto di vista che è stato in qualche modo dichiarato esplicitamente (ad esempio si tratta di un gruppo di appassionati di gadget). Quando i post sono scritti in perfetto stile impersonale, che non ha niente di male ma che è tipico del giornalismo, allora stenterei a chiamare il sito che li contiene "weblog." [post]
Interviene Luca De Biase, che da giornalista ammette di avere remore a usare un tono troppo personale:
La discriminante del blog è la disponibilità a rischiare di dire davvero quello che si pensa o che si è visto, che deriva dal fatto che non si parla a un pubblico indistinto ma si conversa con altre persone in carne ossa e bit. Quello che è impersonale nel giornalismo è il concetto che i giornali hanno del pubblico non lo stile. Il o la blogger scrive pensando a due, tre o mille persone come lui o lei. Non a un target del mercato. E' questo che distingue la conversazione. E da questo deriva il calore, la generosità, l'umanità del blog. [post]
Riprende Mantellini:
Dal mio punto di vista la percezione dell'umanita' di chi lo scrive rende per me un blog interessante. Non ho mai pensato che un blog per essere "blog" debba essere per forza cosi'. Il passo successivo della discussione potrebbe essere quello di chiederci se simili condizioni di libera espressione (chiamatele conversazioni, umanita', o come volete) che hanno il pregio immediato di convincere (o negare ovviamente) agli occhi del lettore l'autorevolezza di chi scrive, confliggano o meno con i metodi consolidati utilizzati dai mezzi di informazione professionale. Se in altre parole sia ipotizzabile vedere pezzi di blogosfera come stumenti informativi. La mia idea e' che, fuori da ogni ipocrisia o bisticcio di quartiere, si dovrebbe (in certi selezionati casi) iniziare a considerarli come tali. [commento al post di De Biase]
L'umanità di chi scrive passa anche per un nome e un cognome. Perdendo di vista il valore aggiunto di una o più firme che si devono ritenere competenti, ancorché sconosciute, i nanoblog hanno la tendenza a glissare sul nome degli autori oppure a firmare i contenuti con un nome collettivo generico. L'editore è noto, e tanto basta. Per Ajroldi è una discussione sul sesso degli angeli:
[..] La prima domanda che pongo è : alla luce della crescita tumultuosa e dell'affermazione del blog come strumento di comunicazione polivalente ha ancora un senso questo diktat (firmare i post con nome e cognome, ndr)? Ancora. Nei blog di Communicagroup viene dichiarata la società e l'editore. Con nome e cognome. Qual'è dunque la necessità di firmare i post.? Badate che gli interrogativi non sono accademia. Li pongo per aprire, se interessa, una discussione sul futuro del blog. Sul suo passaggio da strumento personale a strumento per l'informazione. E poi tendo la mano. Prestissimo i blog saranno firmati. [post]
Rilanciamolo, questo benedetto dibattito: che idea vi siete fatti delle prime iniziative italiane di nanopublishing? Perché, a due mesi dalla nascita del fenomeno, stiamo ancora discutendo della forma del contenitore e poco o nulla dei contenuti? Dove si trova il punto in cui uno strumento di pubblicazione personale, amatoriale, disimpegnato si trasforma in strumento per l'informazione a tutti gli effetti?
Domande aperte. Come lo sono i commenti qui sotto.
Posted by Sergio Maistrello at 10:53 m. in Blogotipi | Permalink | Commenti (12) | TrackBack
Aggregare sul web e ricercare sul desktop
Le news di oggi.
La ricerca sul desktop di Windows, Yahoo! apre la sfida sul video, Adsense personalizza la pubblicità e un nuovo aggregatore sul web.
Se Google svela la sua prossima ricerca video, Yahoo! finisce i test e rende pubblica la sua, già funzionante.
Aggiungi i tuoi feed e ne trovi di nuovi, dal vicinato. Questo il principio base di un nuovo aggregatore web, NNNN.
Windows ha sempre potuto migliorare la ricerca sul desktop ma non l'ha mai fatto. L'indicizzazione dei file è disabilitata in automatico.
Google sta sperimentando in sordina una nuova versione di Adsense, il programma pubblicitari per siti terzi, molto usato dai blogger.
Posted by Luca Conti at 10:41 m. in Giornopergiorno | Permalink | Commenti (0) | TrackBack
25/01/05
Appunti sul peso politico della Rete
Uno dei temi più controversi, quando si discute sul ruolo della Rete nello sviluppo delle nostre democrazie, è centrato proprio sull'uso del termine politica.
Esaminando i contenuti dei dibattiti e delle varie analisi, si nota che frequentemente l'aspetto politico è considerato semplicemente come un dato di marketing, per cui il ruolo di Internet è (o dovrebbe essere) quello di spostare voti e di creare consenso. In realtà le nuove tecnologie stanno agendo ad un livello più profondo e meno intuitivo.
Storicamente il concetto di politica è stato inteso in diversi modi. La definizione da vocabolario raccoglie l'origine classica di governo della polis:
Politica: teoria e pratica che hanno per oggetto l'organizzazione e il governo dello stato;
Insieme dei fini cui tende uno stato e dei mezzi impiegati per raggiungerli.
Se l'azione politica è il governo (o, come direbbe Weber, la gestione del potere), la Rete non ha probabilmente un ruolo e non è detto che finisca per averlo. Tuttavia l'organizzazione delle società attuali e mediatiche sposta l'interesse dall'agire agli aspetti di comunicazione. La comunicazione politica, tradizionalmente intesa come comunicazione tra i governi e l'elettorato, nel ventesimo secolo ha inglobato l'analisi del ruolo dei media nella formazione delle opinioni pubbliche e quindi del consenso. Oggi si accetta in maniera più o meno universale che la comunicazione politica sia lo spazio in cui si confrontano i rappresentanti dei cittadini, i media e l'opinione pubblica. La politica potrebbe essere intesa dunque, con una piccola semplificazione, come il luogo in cui si formano e si confrontano le opinioni.
La Rete, come dice efficacemente Paolo, è una macchina per
analizzare la realtà e quindi interviene pesantemente sul formarsi delle opinioni. Non solo: interviene in maniera radicale anche
sul processo di espressione pubblica, prima delegato semplicemente ai sondaggi. Il cittadino oggi ha una voce
ed un canale per esprimerla, e le sue opinioni influenzano o intersecano quelle di altri individui. L'informazione
ufficiale viene commentata, smontata, arricchita di expertise. Viene discussa e a volte torna sui media di massa; altre volte, come
nell'ormai famoso caso Trent Lott, finisce per avere ripercussioni persino sull'azione politica.
Tuttavia, anche qualora la Rete non eserciti direttamente pressioni sull'amministrazione politica, continua silenziosamente ad arricchire e migliorare i processi di formazione delle opinioni di milioni di persone. Chi potrebbe dire che la Rete non ha oggi un peso politico?
Posted by g.g. at 06:09 p. in democraziatrepuntozero | Permalink | Commenti (0) | TrackBack
Picasa apre un blog e Google entra nella telefonia?
Le news di oggi.
Il blog di Picasa 2, Bloggies 2005, motori di ricerca e pubblicità, Google e la telefonia.
Un blog per ogni software. La filosofia della comunicazione diretta con l'utente è sposata anche da Picasa 2.
Aperte le votazioni per i migliori blog del 2004. Numerose le categorie dei Bloggies 2005.
Siete sicuri che ciò che cliccate è pubblicità o contenuto editoriale? Gli americani non hanno le idee chiare.
Telefonare con Google: sogno o realtà? Om Malik ci consiglia di tornare a dormire.
Posted by Luca Conti at 10:04 m. in Giornopergiorno | Permalink | Commenti (0) | TrackBack
24/01/05
Amazon Web Services
"Pronto, Amazon? Sono in libreria. Vorrei sapere quanto costa da voi questo volume. E già che ci siamo, potreste dirmi anche cosa ne pensano i vostri utenti?". OK, non avviene esattamente così, non c'è in realtà una conversazione, a rispondere non è una gentile operatrice della più grande libreria online del mondo, ma la voce anonima che sta a dietro ad Amabuddy. Provare è facile e costa quanto una telefonata di un minuto verso gli Stati Uniti. Il numero: 001 617 712 3574. Vi verrà chiesto di inserire il codice ISBN del libro che vi interessa (o quello UPC di un CD musicale): questione di secondi e Amabuddy vi darà tutte le notizie che cercate. Se volete risparmiare un paio di euro, fidatevi: funziona.
Cosa facciamo esattamente usando questo servizio? Interroghiamo Amazon dal nostro cellulare. Siamo in grado di compiere da un dispositivo mobile la stessa operazione che faremmo stando davanti a un PC. Niente form da riempire o navigazione tra link, però, e invece di una pagina con testo e immagini, la risposta arriva sotto forma di voce. Gli ingredienti? VoiceXML, MySQL, Apache, Python e soprattutto i Web Services di Amazon. Ecco, un servizio come Amabuddy rende perfettamente l'idea di cosa si possa fare con la piattaforma di sviluppo che la società fondata da Jeff Bezos ha da tempo messo a disposizione di chiunque voglia interagire con i suoi numerosi servizi. Proprio in questi giorni si è conclusa a Seattle la Amazon Developer Conference, occasione in cui è stata annunciata la disponibilità dei servizi per l'e-commerce anche per gli store di Francia e Canada. La cronaca dell'evento è riassunta in una serie di post su AWS Blog. Scorrendo gli archivi, possiamo anche scoprire una serie di applicazioni molto interessanti.
Per prima cosa, però, lasciamo che a spiegare meglio il concetto di Web Service sia la stessa Amazon. Cito e traduco dal sito: "I Web Services di Amazon (AWS) forniscono agli sviluppatori di software un accesso diretto alla piattaforma tecnologica e ai dati sui prodotti di Amazon. Gli sviluppatori sono così in grado di innovare e creare nuove forme di business con siti e applicazioni web dinamiche e altamente efficienti". Dal momento che tutto è tenuto insieme da quella sorta di lingua franca che è XML, non c'è praticamente alcuna barriera d'ingresso relativamente alla piattaforma o al linguaggio di sviluppo. Esistono applicazioni ed esempi in PHP, Java, .Net, Perl, Python, anche in ASP classico. Le funzioni accessibili non si limitano alla ricerca di prodotti, ma si estendono all'utilizzo dello shopping cart e persino al controllo sullo stato dell'ordine. In breve: è possibile creare una 'piccola Amazon' (o una Amazon Light) perfettamente funzionante, anche arricchita di tool che la 'Amazon grande' non mette a disposizione.
Si può facilmente intuire che i Web Services siano perfetti come supporto al sistema di affiliazioni commerciali della società e che possano generare un circolo virtuoso in cui tutti hanno qualcosa da guadagnare. Il signor Barb Henry può così realizzare in pochi minuti lo store da cui vende e promuove articoli scontati di Amazon grazie a Instant Associates Store, un software da $64 prodotto da GMP Services che mette in mano a chi programmatore non è le chiavi per accedere alla potenza e alle funzionalità degli AWS.
Allo stesso modo, TrufSoft può offrire (gratuitamente) Calillona, un'applicazione desktop per Mac OS X che consente di accedere ad Amazon senza browser. E l'inglese Inside Consultancy può sperimentare il suo InsideMessenger, un sistema per interrogare il catalogo tramite MSN Messenger. ACS, invece, è specializzata nello sviluppo di chatbots, "applicazioni web che consentono di dialogare con gli utenti di un sito in forma di chat testuale o vocale". Provate a chiedere ad Halo 'Who wrote Divina Commedia' e indovinate come fa a sapere la risposta....
Che dire, infine, di Delicious Monster? È un programmino che farebbe la gioia di tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno provato a costruirsi un archivio dei CD, libri o DVD che tengono in casa. Una fatica frustrante come poche, spesso lasciata incompiuta davanti alla prospettiva di dover riempire a mano centinaia di campi con titolo, autore, casa editrice, anno di pubblicazione.... E invece, avendo un Mac con iSight (la web video-camera della casa di Cupertino), tutto diventa un gioco. Si prende la telecamerina, la si usa come un lettore di codice a barre, Delicious legge l'indicazione del codice (ISBN o UPC), passa i dati ad Amazon che proprio quei codici usa per identificare i suoi prodotti e recupera la risposta del server. Il programma, insomma, sfrutta i Web Services per ricevere tutti i dati necessari all'archiviazione, compresa l'immagine della copertina che rende così bella la vista dello 'scaffale digitale' di Delicious.
Link:
Amazon Web Services: il punto di partenza per accedere a documentazione, esempi e risorse.
AWS FAQs: sempre utili.
AWS Blog: poteva mancare? Notizie, aggiornamenti, cronache dalle conferenze, segnalazioni delle ultime applicazioni.
Posted by Cesare at 03:12 p. in Radar | Permalink | Commenti (0) | TrackBack
Exeem il nuovo Napster e Pulver l'antiSkype
Utenti telefonici globali uniti, Google triplica le parole, Exxem è il nuovo Napster, Firefox sulla soglia dei 20 milioni e il messenger integrato con Skype.
L'idea è semplice. Mettere a disposizione degli utenti della rete la propria linea telefonica per la terminazione di chiamate via internet. In cambio tante altre telefonate, con Bellster.
Google aumenta il numero di parole che possono essere ricercate contemporaneamente. Il limite passa da dieci a trentadue.
Lanciato nel fine settimane sta conquistando subito l'attenzione dei patiti dello scambio file. Exeem ha le carte in regola per diventare il nuovo Napster.
Momento d'oro per Mozilla Firefox. Il browser gratuito ed open source sta per tagliare il traguardo delle 20 milioni di copie scaricate.
Per ora si limita ad interfacciarsi con Skype per chattare con il testo. Pulver è il primo messenger integrato ad offrire questo servizio.
Posted by Luca Conti at 08:25 m. in Giornopergiorno | Permalink | Commenti (1) | TrackBack



