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01/12/04
Questa volta entriamo in classe
Il tema è piaciuto. Ne riparliamo? Qualche giorno fa, in questa rubrica, abbiamo esplorato quello che si comincia a fare in classe con i blog, prendendo spunto dal progetto in corso in una scuola ravennate (Ludus Litterarius). Visto che sulla carta l'effetto era a dir poco stimolante, siamo andati a vedere che cosa accade nella pratica.
Tutto facile? Nemmeno per sogno, stando a quanto si legge nella franca autovalutazione che ha tratto alla fine del primo anno di attività Carla Astolfi, insegnante di Educazione Tecnica e curatrice del progetto. Oggi la professoressa Astolfi ha cominciato il secondo anno di sperimentazione sul campo. L'abbiamo incontrata. Curiosi? Girate pagina.
Professoressa Astolfi, la sua sperimentazione ha affascinato molti blogger e ha riscosso molto interesse. Le fa piacere?
Sì mi fa piacere. Credo nella validità del progetto, perché mette in gioco abilità e competenze diverse.
Quello che credo abbia colpito un po' tutti è la dimensione molto ampia in cui ha inserito l'uso dei blog in classe. Oggi come oggi sarebbe sorprendente anche solo un approfondimento su come sono fatti e come si possono usare i siti personali, mentre lei ha introdotto nel programma concetti avanzati come la cultura della Rete, il reperimento delle risorse, la collaborazione a distanza, la condivisione delle idee. Ci racconta il suo percorso personale e professionale rispetto a Internet e alle piattaforme di pubblicazione personale?
Il mio è un percorso di autoformazione. Lungo il cammino ho incontrato persone che mi hanno aiutato a crescere dal punto di vista professionale e culturale, ma anche tanti “ignari” maestri ai quali devo molto.
Ho iniziato a utilizzare internet nel 1997, poiché responsabile del programma di sviluppo delle tecnologie didattiche della scuola, dove allora insegnavo. Ho cominciato con la navigazione e la posta elettronica. Dopo un lungo periodo di navigazione, ho sperimentato la chat, dove sono nate le prime “relazioni virtuali” che, in linea di massima, sono state deludenti. Dalla chat, comunque, ho imparato tutto quello che il Web non avrebbe dovuto essere.
Poi, sono passata alla gestione di un gruppo, ancora attivo su MSN, che ha completato la mia formazione in “negativo”. Quello che vivevo sul Web era decisamente in contrasto con tutto quello che leggevo e studiavo sulle potenzialità di Internet. Ho deciso di diventare “editrice”, mettendo insieme un gruppo di persone, incontrate in rete e non, disposte a scrivere per generosità e, nel settembre del 2002, ho iniziato la pubblicazione di una webzine che tuttora coordino e curo.
Da tempo sentivo parlare di blog, leggevo tutto quello che trovavo sulla carta stampata e sul Web, ma per quanto leggessi e studiassi, avevo sempre la sensazione che qualcosa mi sfuggisse, così una sera sono approdata a Splinder. Ho aperto un blog di sperimentazione per verificare se era utilizzabile a scuola. Tutto quello che avevo letto e studiato fino a quel momento, mi portava a credere che il blog potesse essere un valido strumento per la didattica. Ho incominciato a pubblicare sul mio blog, a “pasticciare” con l’Html e, contemporaneamente, a cercare esperienze didattiche col blog, ma tutto quello trovavo era in inglese e relativo a blog didattici statunitensi ed io, purtroppo, non conosco l’inglese. Ho capito che avrei dovuto inventare.
All’inizio dell’estate ho incontrato il libro di Maurizio Dovigi Weblog. Il tuo pensiero online con un clic, che mi ha dato la spinta decisiva per l’elaborazione del progetto “Ludus litterarius”. Mi chiedevo come organizzare praticamente il lavoro, ma per prendere una decisione avevo la necessità di sperimentare un blog collettivo e così, a luglio, con un gruppo di amici ho aperto il blog collettivo.
L’estate mi ha visto studiare e sperimentare, così a settembre ho potuto presentare il progetto al Collegio dei docenti e inserirlo nel Piano dell’offerta formativa della mia scuola. A settembre Ludus litterarius era in rete, ma i ragazzi hanno incominciato a scrivere sul blog solo a gennaio, quando ormai non ero più sola: avevo incontrato gli amici di Blog didattici.
Ora ci piacerebbe passare dalla teoria alla pratica. Il progetto è molto stimolante: quanto è stato stimolante applicarlo giorno per giorno in classe?
Applicarlo giorno per giorno in classe è stato molto più interessante. Il blog mette in gioco le caratteristiche personali, relazionali, comunicative, ma anche le competenze tecniche di una persona. In un blog didattico tutto questo viene amplificato. L’insegnate ha con ciascun allievo una relazione autentica, e l’insegnamento è fortemente individualizzato, perché la lettura ipertestuale non consente a due persone diverse di raggiungere la stessa conoscenza o informazione percorrendo la stessa strada. Il blog didattico, giorno per giorno, chiama a mettersi in gioco sia come persone sia come docenti. Tutto questo per me è stato molto stimolante.
In tutta sincerità, i risultati dei primi mesi hanno soddisfatto le sue aspettative o no? Nella sua relazione parla di era della glaciazione, almeno in un primo tempo. Che cosa non ha funzionato e per quali motivi?
Lavoro con dei preadolescenti e cerco di aver sempre chiaro qual è l’obiettivo che voglio raggiungere, ma so che le risposte che otterrò saranno molto diverse dalle mie aspettative. L’era glaciale è durata circa un mese, un mese che ho passato ad osservare, a cercare di capire per trovare una soluzione, perché la partecipazione all’attività del blog doveva nascere spontanea e nello stesso tempo “guidata”. Non era un problema semplice da risolvere.
Penso, comunque, di aver sottovalutato l’impatto emotivo dello scrivere per altri. I miei alunni erano abituati a navigare in internet, ma non avevano mai avuto contatti con altre persone via Web. Credo di non aver compreso subito che i ragazzi avevano paura del mezzo. I luoghi comuni vedono i giovani d’oggi “esperti” delle nuove tecnologie, ma in realtà, pur maneggiandole, i ragazzi non le conoscono e non le sanno utilizzare, soprattutto, non le sanno utilizzare in modo consapevole.
Quali correttivi ha messo in atto per il futuro? Il suo progetto continua con rinnovato vigore oppure è scesa a patti con i suoi obiettivi?
L’esperienza mi ha portato ad aggiustamenti e correzioni e a dare una maggiore sistematicità al lavoro, che è ripartito con nuove classi e nuovi ragazzi. Ora dovrò affrontare problematiche diverse e quello che otterrò sarà sicuramente un altro blog. Se per “scendere a patti” lei intende, abbassare gli obiettivi, limitandomi a un semplice addestramento tecnico, le rispondo che non l’ho fatto e che non lo farei, perché penso che nella nostra società ci sia bisogno di una cultura tecnologica, poiché il sapere tecnologico è portatore di un atteggiamento progettuale trasformativo e di una sua modalità culturale. È un sapere che fa maturare un atteggiamento nei riguardi della tecnologia fondato su comportamenti consapevoli, responsabili e orientati ad affrontare il nuovo.
Gestire, o anche solo leggere, un blog richiede una certa dose di attenzione. I più giovani sembrano aver qualche problema con l'attenzione, questione forse di dispersione più che di disponibilità. Secondo la sua esperienza, come reagisce un adolescente di fronte a questo mezzo di comunicazione e alle categorie mentali che richiede?
Non parlerei di “non attenzione” o di “non memorizzazione”, ma piuttosto di modalità diverse di attenzione e memorizzazione. Il blog consente un apprendimento interattivo e permette la condivisione delle conoscenze, favorendo le motivazioni e gli interessi dei ragazzi. Credo che sia molto importante per un insegnante riflettere sulle nuove modalità di apprendimento.
Per quanto mi riguarda, cerco di seguire i lavori di Paolo Manzelli direttore del Laboratorio di Ricerca Educativa dell’Università di Firenze, che generosamente pubblica i suoi studi sul blog Il cervello. Ho esperienza di insegnamento prevalentemente con preadolescenti, ma ho piccole ed indicative esperienze anche con adulti e, onestamente, non ho trovato differenze significative nel modo di apprendere.
Nella relazione conclusiva del primo anno di sperimentazione lei mette in luce la tendenza degli studenti a ricorrere con molta facilità al "copia-incolla". Secondo lei che cosa indica la difficoltà dei giovani italiani a esprimersi con le proprie parole: abitudine a essere spettatori, carenze nella capacità di organizzare ed esprimere le proprie idee, fascino per le parole altrui?
Il ricorso facile al “copia-incolla”, secondo me, segnala la limitata consuetudine all’uso di Internet. Non dimentichiamo che la scuola di oggi è ancora la scuola del libro, dove i ragazzi apprendono attraverso la lettura sequenziale, una lettura di tipo passivo. Utilizzando internet, invece, i giovani si abituano a una lettura intenzionale, che favorisce la creazione di proprie mappe mentali, per questo ognuno puo’ migliorare le proprie strategie cognitive.
I genitori sono spesso una variabile curiosa, nei processi scolastici.
Come hanno reagito alla sua sperimentazione? Ha prevalso la fiducia o il timore, magari dettato dai vecchi luoghi comuni su Internet? Ci sono stati adulti coinvolti attivamente in Ludus Litterarius?
Se la sperimentazione ha avuto successo, lo devo in gran parte ai genitori, che hanno capito il valore educativo e didattico del blog. Sono stata sostenuta e incoraggiata. Due genitori hanno partecipato attivamente ai lavori del blog, altri mi hanno dato la loro disponibilità e il loro aiuto dall’esterno. Direi, quindi, che ha prevalso la fiducia.
Come ha reagito, se ha reagito, l'istituzione scuola - a tutti i livelli, dai suoi colleghi al ministero - alla sua sperimentazione?
Non ci sono state reazioni da parte dell’istituzione scolastica. Negli ultimi anni la scuola è stata attraversata da un tentativo di riforma, quella di Berlinguer, e dalla riforma Moratti. Entrambi i progetti non si sono curati di quello che le scuole avevano prodotto in termini di rinnovamento, perché tutti e due avevano solo uno scopo: quello di tagliare il bilancio della scuola.
Con la riforma Moratti la mia disciplina, Educazione tecnica, sparisce dai piani di studio. Già da quest’anno è stata ridimensionata: infatti, nelle attuali prime, insegno un’ora di Tecnologia e un’ora di Informatica, che è una materia opzionale. Se tutto va bene, Ludus litterarius, avrà un altro anno di vita.
Nella mia scuola, invece, la Dirigente mi ha chiesto di tenere un corso di formazione-aggiornamento per colleghi interessati all’uso del blog nella didattica. Un corso che si è concluso da poco, che è stato un positivo momento di confronto didattico e che ha prodotto un timido progetto per la creazione di un blog di istituto.
Il mondo della scuola, fatti salvi alcuni coraggiosi esperimenti dovuti per lo più a iniziative personali, non sembra ancora aver colto l'importanza che le nuove tecnologie della comunicazione avranno nel futuro dei propri studenti. Stiamo parlando di cambiamenti che non investono solo la capacità di utilizzare con profitto strumenti di uso ormai quasi comune, ma soprattutto delle loro ricadute sul modo di ragionare e di interpretare la realtà.
Lei pensa che ci siano margini di miglioramento o è una battaglia persa in partenza? Voglio dire: dopo almeno 20 anni di consumo massiccio di televisione siamo ancora al punto che la capacità media di interagire in modo attivo con questo mezzo è agitare nervosamente una mano di fronte a una telecamera... Secondo lei accadrà lo stesso per Internet e per i blog?
Temo che il livello più avanzato del mondo della scuola pensi che basti utilizzare con profitto le nuove tecnologie, anche perché nelle scuole non sono per niente di uso comune. Nonostante il quadro sia poco incoraggiante, credo ci siano margini di miglioramento. Grazie a Internet, gli insegnati che propongono “coraggiosi esperimenti” non sono più chiusi nel buio delle loro aule scolastiche, ma sono collegati tra loro e possono condividere con altri le loro esperienze.
È quello che è successo con Blog didattici, un blog che ha il merito di raccogliere le sperimentazioni di gran parte dei docenti italiani che utilizzano il blog in classe. Grazie al lavoro e alla passione dell’amica Maria Teresa Bianchi, docente al liceo Mazzatinti di Gubbio, noi blogger della scuola ci siamo potuti incontrare e confrontare al Convegno: “Mondo Blog. Aspetti socio-culturali e didattico-educativi”, che si è tenuto il 16 aprile scorso a Gubbio. Un piccolo e timido esperimento che speriamo di poter ripetere.
Grazie, professoressa Astolfi. Buon lavoro a lei e a tutti i coraggiosi sperimentatori (che sono più di quanti forse immaginiamo, e i commenti a questo post sono a loro disposizione per dimostrarlo).
Inviato da Sergio Maistrello alle 12:33 in Blogotipi | Permalink
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I blog che linkano questo post: Questa volta entriamo in classe
Commenti
Grazie per questi articoli che aiutano i docenti-bloggers a continuare l' esperienza con le proprie classi, certi che "comunicare, collaborare e condividere" siano i verbi del blog didattico.
E' chiaro che ogni sperimentazione incontra difficoltà e revisioni, momenti di pausa e di ripresa, ma è proprio questo che ci spinge a ricercare nuove strategie per migliorare questo percorso in rete.
Maria Teresa Bianchi
Inviato da: mtb | 4 dicembre 2004 alle 16:51
Ho letto con piacere questo resoconto intervista e ritengo utile far conoscere questo testo anche ai ragazzi della mia 2^B con cui da qualche mese stiamo avviando un'esperienza di blog-didattico.
Utilizzo la piattaforma blog.scuolaer.it che mi consente di iscrivere ragazzi anche non 13enni e di allegare tanti tipi di files, per rendere sempre più interessante la sperimentazione del blog in classe.
Sarei felice di conoscere un vostro parere su alcuni esperimenti attuati con questa classe.
Mi permetto solo di consigliare la lettura di due post:
- Una lezione in podcasting
http://blog.scuolaer.it/messaggio.aspx?IDBlog=922&IDMsg=12026
In fondo alla pagina, nella colonna di sinistra, potrete trovare in pdf, la mappa mentale dei contenuti della lezione e anche i due file mp3 della lezione tenuta effettivamente in classe. Si tratta di un esperimento fatto soprattutto per chi dovesse mancare a delle lezioni importanti.
- Uno, dieci, cento Lancillotto
http://blog.scuolaer.it/blog.aspx?IDBlog=922&IDCategoria=234
Si tratta della pagina che raccoglie gli esercizi di scrittura creativa svolti dai ragazzi su un racconto del ciclo bretone "Lancillotto al ponte di pietra", letto sul libro di epica.
E' un archivio dei lavori dei ragazzi, da vagliare per eventuali mostre durante la festa della scuola. In questo caso si tratterebbe di un esercizio che da "virtuale" si fa "reale", tangibile anche per chi non usa il blog.
Nell'introduzione del nostro blog trovate l'email per inviare vostri graditissimi commenti e consigli.
grazie per l'attenzione e scusate per il commento lungo.
Inviato da: Emiliano Pancaldi | 27 dicembre 2005 alle 17:04
Cara collega,
Modero da due anni un blog per la seconda classe di un liceo Scientifico,ma eccoti un articolo sul blog dantesco della mia terza classe.
"L'attivazione di strategie metodologiche più idonee e rispondenti alle "performances" degli studenti e ai loro ritmi di apprendimento possono favorire il loro coinvolgimento personale, ridurre il rischio della passività e sollecitarne la motivazione per il consolidamento degli obiettivi inter/pluridisciplinari tramite l'uso di strumenti e linguaggi abitualmente utilizzati dagli adolescenti La classe terza E P.N.I. del Liceo Scientifico "Leonardo " di Giarre ha realizzato un blog Dantesco nell'ambito di una progettazione Didattica modulare dal titolo " L'intellettuale tra cultura, costume, società , politica e Arte" . Eccovi il link http://terzaeefuturo.blogspot.com/
Salve a tutti
Maria Allo
Inviato da: Maria | 9 giugno 2008 alle 15:35
Cara collega,
Mi permetto di inviarti il link di un lavoro didattico realizzato con la mia seconda classe del Liceo Scientifico "Leonardo" di Giarre dal titolo" La polisemia del testo poetico" che risulta finalista al concorso di Policultura
Saranno graditi suggerimenti e dritte....Grazie ciao
Maria Allo
Inviato da: Maria | 18 giugno 2008 alle 07:49
Cara collega,
Mi permetto di inviarti il link di un lavoro didattico realizzato con la mia seconda classe del Liceo Scientifico "Leonardo" di Giarre dal titolo" La polisemia del testo poetico" che risulta finalista al concorso di Policultura
Saranno graditi suggerimenti e dritte....Grazie ciao
Maria Allo
Inviato da: Maria | 18 giugno 2008 alle 07:51



